Zodiac: il serial killer indecifrabile

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Ci sono storie che raccontano di omicidi, deviazioni, perversioni. Ci sono storie che sembrano film dell’orrore. Ma in alcuni casi la natura perversa dell’essere umano è più mostruosa di qualsiasi film horror proprio come la storia di Zodiac, che potrebbe sembrare un’opera di fantasia quando in realtà non lo è.

California, fine anni ’60 e inizio anni ’70 – Nella storia della criminalità americana, poche figure sono tanto enigmatiche e terrificanti quanto lo Zodiac Killer. Attivo principalmente nel Nord della California alla fine degli anni ’60, questo assassino seriale non solo ha commesso una serie di brutali omicidi, ma ha anche sfidato la polizia e l’opinione pubblica con messaggi criptici, diventando un simbolo duraturo del terrore irrisolto.

La storia di Zodiac

Ci sono storie che raccontano di omicidi, deviazioni, perversioni. Ci sono storie che sembrano film dell’orrore. Ma in alcuni casi la natura perversa dell’essere umano è più mostruosa di qualsiasi film horror proprio come la storia di Zodiac, che potrebbe sembrare un’opera di fantasia quando in realtà non lo è.

Il killer dello Zodiaco o Zodiac è un serial killer statunitense attivo nella California settentrionale fra il 1968 e il 1969. È autore di cinque omicidi accertati, sebbene gliene vengano attribuiti molti di più. Nel periodo di attività, colpì 7 vittime comprese fra i 19 e i 26 anni, due delle quali riuscirono a salvarsi dopo il ricovero in ospedale.

Il nomignolo venne coniato dallo stesso Zodiac in una serie di lettere inviate alla stampa fino al 1974, che contenevano anche quattro messaggi cifrati, due dei quali rimangono ancora senza soluzione.

La storia di questo serial killer è molto misteriosa ed enigmatica. Soprattutto perché fino ad oggi non è stato mai né preso, né identificato. Tant’è che nell’aprile del 2004 la polizia di San Francisco ha archiviato il caso come “inattivo” per poi venir riaperto nel marzo del 2007.

Gli omicidi

Il primo omicidio venne commesso il 20 dicembre 1968: il diciassettenne David Faraday, si era fermato con la sua station wagon, assieme alla fidanzata Betty Lou Jensen, 16 anni, in una piazzola di sosta in Lake Hermann Road ai confini della città di Benicia in California.

Poco dopo le 23 qualcuno si avvicinò all’auto e sparò loro con una semi automatica calibro 22, caricata con munizioni Winchester Western Super con punta in rame.

Il ragazzo venne colpito da un proiettile alla testa e morì nel giro di pochi minuti mentre la ragazza, raggiunta da 5 colpi alla schiena mentre tentava di scappare, morì all’istante.

I loro corpi furono trovati poco dopo da Stelle Borges, che abitava nelle vicinanze; la donna avvisò il capitano Daniel Pitta e l’ufficiale di polizia William T. Warner.

Non c’erano segni di furto, né altri indizi, la polizia non sapeva da dove far partine l’indagine.

L’unica cosa che sembrava certa era che l’assassino aveva prima sparato dei colpi contro l’auto per costringere le vittime a uscire, e poi le aveva freddate appena fuori dal veicolo.

Sul caso lavorò il detective Les Lundblad del dipartimento dello sceriffo della contea di Solano, che avanzò l’ipotesi che il giovane Faraday fosse venuto a conoscenza di certi traffici di droga e non avesse saputo tenere la bocca chiusa, ma le indagini fatte in quella direzione non portarono a nulla.

Sette mesi dopo, il 4 luglio 1969 attorno alla mezzanotte, venne aggredita una seconda coppia nel parcheggio del Blue Rock Springs Golf Course alla periferia di Vallejo.

Darlene Ferrin, di 22 anni, venne raggiunta da 5 proiettili e venne dichiarata morta all’arrivo in ospedale, Mike Mageau, il diciannovenne che era con lei, sebbene il killer gli avesse sparato al volto, al collo e al torace riuscì a salvarsi.

L’arma usata dal killer questa volta era una Luger da 9mm.

Nonostante il caso somigli molto al precedente, gli investigatori rivolsero le loro attenzioni su James Philip, marito di Darlene.

L’uomo però fornì un alibi inattaccabile: al momento del delitto era al lavoro al Ceasar’s, il ristorante dove faceva il cuoco.

Le indagini morirono ancora primo di nascere, e si iniziò a ipotizzare il collegamento con il duplice omicidio avvenuto il dicembre precedente.

Mike Mageau vene sentito più volte. Il ragazzo raccontò sempre la stessa versione: si era fermato con Darlene nel parcheggio, a un certo punto era giunta una macchina dalla quale era sceso un uomo che li aveva abbagliati con una torcia. Senza parlare, aveva aperto il fuoco dal lato del passeggiero e si era allontanato. Mike, aveva cominciato a lamentarsi, e il killer era tornato indietro per sparare altri due colpi ciascuno.

Era stato dopo la seconda serie di spari che il giovane era riuscito a vedere l’aggressore: si trattava di un uomo bianco, alto circa un metro e settantacinque, sulla trentina, tarchiato e con i capelli scuri.

Quarantacinque minuti dopo l’aggressione, qualcuno telefonò alla Polizia e si attribuì questo delitto e quello di dicembre. La polizia rintracciò la chiamata. Proveniva da una a cabina telefonica in una stazione di servizio a Springs and Tuolumne, circa mezzo km dalla casa della Ferrin e solo a pochi isolati di distanza dal Dipartimento dello Sceriffo di Vallejo.

Le lettere

Il 31 luglio 1969 tre lettere quasi identiche firmate da Zodiac (era la prima volta che a veniva usato questo nome) vennero recapitate a tre quotidiani: Vallejo Times-Herald, San Francisco Chronicle e San Francisco Examiner.

Con queste missive, Zodiac, rivendicava la responsabilità dei tre omicidi. Aveva, inoltre, allegato a ciascuna di esse un terzo di un crittogramma, per un totale di 408 caratteri (24 righe e 17 colonne).

A suo dire se il codice fosse stato decifrato la sua identità sarebbe stata svelata.

Zodiac chiese anche che ciascuna parte del crittogramma fosse stampata nella prima pagina del rispettivo quotidiano, altrimenti dal 1°agosto sarebbe andato in giro ad uccidere tutte le persone che avrebbe trovato, da sole o in coppia, finché non ne avesse ucciso più di una dozzina.

Tutte e tre le parti del crittogramma vennero pubblicate e le minacce non ebbero seguito.

Il 4 agosto 1969 un’altra lettera venne recapitata al San Francisco Examiner, con il saluto “Dear Editor This is the Zodiac speaking” (caro direttore qui è Zodiac che parla).

La lettera era una risposta alla richiesta del commissario Stiltz di Vallejo di fornire ulteriori dettagli sugli omicidi per verificarne l’autenticità.

I crittogrammi pubblicati vennero decifrati in breve tempo da Bettye e Donald Haden di Salinas, che l’8 agosto dettero la loro soluzione. Il testo però non conteneva il nome del killer come sperato, ma risultò solo una disgustante dichiarazione:

«MI PIACE UCCIDERE LE PERSONE PERCHÉ È MOLTO DIVERTENTE È PIÙ DIVERTENTE DI UCCIDERE ANIMALI SELVAGGI NELLA FORESTA PERCHÉ L’UOMO È L’ANIMALE PIÙ PERICOLOSO UCCIDERE QUALCOSA È UN’ESPERIENZA ECCITANTISSIMA PER ME È PERSINO MEGLIO DI VENIRE CON UNA RAGAZZA LA PARTE MIGLIORE È CHE QUANDO MUOIO RINASCERÒ IN PARADISO E TUTTI QUELLI CHE AVRÒ UCCISO DIVENTERANNO MIEI SCHIAVI NON VI DARÒ IL MIO NOME PERCHÉ CERCHERESTE DI RALLENTARE O FERMARE LA MIA COLLEZIONE DI SCHIAVI PER LA MIA SECONDA VITA EBEORIETEMETHHPITI»

Il significato delle ultime 18 lettere non è mai stato chiarito.

Anche se non si era firmato come Zodiac, il killer iniziò il suo macabro gioco con gli investigatori.

Terminata l’estate senza passi avanti nell’indagine, il 27 settembre altri due ragazzi caddero vittime della furia del killer.

La seconda serie di omicidi

Cecilia Ann Shepard, 22 anni, e Bryan Calvin Hartner, 20 anni, stavano facendo un pic-nic sulle rive del lago Barryessa, su una piccola isola nei pressi di Twin Oak Ridge, quando si avvicinò loro un uomo vestito in modo strano. Indossava un cappuccio da boia con degli occhiali scuri a coprire i buchi per gli occhi e sul petto un simbolo bianco: un cerchio con una croce. Lo stesso simbolo usato da Zodiac per firmare le sue lettere. Impugnava una pistola Hartnell 45 ACP.

L’uomo gli disse di essere evaso da una prigione del Colorado e di avere bisogno di soldi per fuggire in Messico. Bryan gli offrì il portafogli e le chiavi della macchina, ma dopo qualche scambio di battute l’uomo legò lui e Cecilia e cominciò a pugnalarli.

I giovani vennero trovati da due pescatori che chiamarono subito i rangers del lago allertati dalle richieste d’aiuto dei due giovani. Cecilia, ferita da dieci coltellate, era ancora cosciente quando arrivarono sul posto e poté fornire una descrizione dettagliata del loro aggressore. La ragazza però entrò in coma durante il trasporto in ospedale dove morì due giorni dopo. Bryan invece riuscì a sopravvivere.

Verso le 19:40, un’ora dopo l’aggressione un uomo chiamò il Dipartimento di Polizia di Napa e dichiara di esserne l’autore. La chiamata venne rintracciata: era partita da una cabina telefonica. Dalla cornetta vennero rilevate le impronte digitali, la cui unica utilità, in futuro, fu quella di scagionare Ted Bundy, un altro noto serial killer, erroneamente associato al delitto.

Dell’assassino restavano solo le tracce lasciate sulla scena del crimine e alcune scritte sulle portiere dell’auto di Bryan: ovvero le date degli omicidi e l’indicazione relativa all’ultimo “con il coltello”.

L’11 ottobre 1969 a San Francisco, un uomo entrò nel taxi guidato de Paul Stime e chiese di essere portato in a Washington and Maple Street, nel quartiere di Presidio Heights.

Per ragioni sconosciute, il tassista si fermò all’isolato successivo, dove l’uomo gli sparò un colpo alla testa con una pistola 9 mm, poi gli rubò il portafogli e le chiavi dell’auto e gli strappò un pezzo di camicia.

Intorno alle 21.55 venne visto de tre ragazzini dalle finestre della loro casa all’altro lato della strada. I tre chiamarono la polizia mentre ancora il crimine era in atto.

Osservarono l’uomo pulire l’auto e allontanarsi a piedi verso Presidio Heights.

La polizia arrivò nel giro di qualche minuto, mentre il killer doveva essere ancora nei paraggi. I ragazzini fornirono un identikit alquanto sommario dell’assassino: si trattava di un maschio bianco, corpulento, tra i 25 e i 30 anni, alto circa 1.75, con capelli scuri e vestito di nero.

Incredibilmente, la polizia fece un errore nel diramare l’identikit per radio: parlarono di un uomo di colore e non di un bianco. Questo equivoco non venne mai spiegato.

A causa di questo sbaglio, quando gli agenti Fouke e Zelms videro un uomo bianco che si allontanava a piedi a due isolati di distanza dal luogo dell’omicidio non lo fermano.

Solo quando venne reso noto il vero profilo si resero conto che con tutta probabilità si erano fatti sfuggire l’autore del delitto.

Immediatamente venne convocato un disegnatore che tracciò un secondo identikit. Fouke e Zelms affermarono che l’individuo in cui si erano imbattuti era più anziano e più alto di quanto avessero riferito i testimoni.

Il bollettino però non riportò tutte le valutazioni degli agenti: l’altezza rimase quella riferita dai tre giovani, ovvero 1.75 anziché quella data dagli agenti di circa 1.90.

La nuova lettera

Il 14 ottobre il Chronicle ricevette una lettera da parte di Zodiac. Questa volta, conteneva un pezzo della camicia insanguinata della vittima. Nella stessa missiva era contenuta la minaccia di sparare ai ragazzini che lo avevano visto commettere l’omicidio a Presidio Heights.

I detective Bill Armstrong e Dave Toschi furono assegnati al coso; il dipartimento di Polizia di San Francisco si ritrovò ad avere almeno 2500 sospetti nel corso degli anni.

La quarta morte in poco tempo inquietò la popolazione e sbeffeggiò la polizia, che intanto cominciò a chiedersi se era possibile che l’assassino avesse già colpito in passato.

Vennero così ripresi in mano alcuni delitti rimasti insoluti. Il primo caso sospetto fu quello di Robert Domingos e Linda Edwards, uccisi il 4 luglio 1963 su una spiaggia nei pressi di Lompoc, California, con una semiautomatica armata con munizioni Winchester Western Super.

Robert e Linda vennero inseriti fa le possibili vittime di Zodiac a causa delle somiglianze fra la loro uccisione e l’aggressione al lago Barryessa: come Bryan e Cecilia anche loro erano stati legati con dei pezzi di corda e poi uccisi.

Il secondo caso che venne collegato al killer fu quello di Cheri Jo Bales, uccisa il 30 ottobre 1956. La possibile connessione fra l’omicidio di Bates e Zodiac venne alla luce solo quattro anni dopo il delitto quando Paul Avery reporter del San Francisco Chronicle, ricevette una soffiata riguardo alle somiglianze fra i delitti del serial killer e alcune circostanze del caso Bales: la ragazza era stata pugnalata con un coltello a lama corta, fu questo particolare a far ipotizzare un possibile collegamento.

Molti giornali, nel novembre del 1970, pubblicarono articoli in cui si ipotizzava il suo coinvolgimento nell’omicidio Bales, e il serial killer rispose con delle lettere in cui si attribuiva la paternità del delitto.

I dubbi però restarono: c’era la possibilità che stesse solo cercando altra popolarità e che non fosse stato lui l’assassino.

Al serial killer venne accostato anche il rapimento di Kathleen Johns, avvenuto lungo l’autostrada 132, nei pressi di Patterson in California.

Era il 22 marzo 1970 e la donna viaggiava con la figlia neonata lungo la 132 quando un uomo con la scusa di una ruota montata male sulla sua auto la fece accostare e le offrì un passaggio fino alla stazione di servizio più vicina, ma in realtà portò in un’area disabitata tra Sockton e Patterson. Kathleen miracolosamente riuscì a fuggire dall’auto dell’uomo sulla quale era stata tenuta prigioniera per circa tre ore.

Dopo aver raggiunto la stazione di polizia di Patterson, vide alla parete il manifesto con l’identikit di Zodiac e lo riconobbe come il suo rapitore.

L’ultimo possibile caso su cui vengono fatte delle ipotesi riguardo il coinvolgimento di Zodiac è quello relativo alla sparizione di Donna Ann Lass, scomparsa il 6 settembre 1970 da un hotel di South Lake Tahoe, nel Nevada.

La ragazza, venticinquenne, lavorava presso l’hotel e casinò Sahara Tahoe come infermiera: aveva staccato dal lavoro attorno alle due di notte e da quel momento era svanita nel nulla.

Il giorno successivo sia il suo datore di lavoro che il padrone di casa avevano ricevuto una telefonata da parte di un uomo che gli aveva detto che Donna aveva dovuto lasciare lavoro e casa per problemi familiari e che quindi non sarebbe più tornata.

Il corpo di Donna Lass non fu mai ritrovato. Il presunto collegamento con Zodiac starebbe solo in una cartolina con la pubblicità del residence Forest Pine (sul lago Tahoe) che venne spedita al Chronicle, il 22 marzo 1971.

Quest ultima missiva comunque non conteneva nessuna prova, mentre di solito Zodiac ne forniva in abbondanza.

Dopo la cartolina di Forest Pines, il serial killer rimase in silenzio per quasi tre anni, dopodiché il Chronicle dal 29 gennaio 1974 all’8 luglio 1974 ricevette alcune lettere che inizialmente furono ritenute autentiche, e solo in seguito dichiarate false.

Passarono ancora quattro anni senza comunicazioni. Una lettera del 24 aprile 1978. Anche questa all’inizio fu ritenuta autentica, ma poi dichiarata un falso da tre esperti.

I 4 maggio 1978 fu la volta di un’altra “presunta” lettera del killer dello Zodiaco nella quale venivano minacciati di morte diversi personaggi.

Il 3 marzo del 2007 venne reso noto un biglietto di auguri natalizi inviato al Chronicle spedito da Eureka, California, nel 1990. Ma vista l’assenza di alcuni elementi fondamentali venne dichiarata un falso.

Il sospettato n.1: Rick Marshall

Numerose persone vennero sospettate di essere Zodiac, anche se alcune vennero scartate quasi subito. Uno dei personaggi su cui si concentrarono maggiormente le attenzioni fu RICK MARSHALL.

Molti erano i particolari che facevano puntare il dito contro di lui, dalla somiglianza fisica piuttosto forte con gli identikit di Zodiac diramati dalle autorità, all’utilizzo dello stesso tipo di penna con cui erano state scritte le lettere spedite dal serial killer. Ma non solo, era in possesso delle stesse risme di carta usata per le lettere di Zodiac e aveva persino una macchina da scrivere dello stesso modello e marca dell’assassino.

Marshall era un ingegnere e conosceva abbastanza bene l’elettronica, la familiarità che aveva con i diagrammi elettrici suggerì la sua capacità di poter creare il Bus Bomb diagram inviato al San Francisco Chronicle il 20 aprile 1970.

È importante sottolineare che era ambidestro e la sua grafia, secondo gli esperti, aveva molti tratti in comune con quelle dell’autore delle lettere.

Marshall nel 1966 viveva nell’area di Riverside in cui era avvenuto l’omicidio di Cheri Jo Bates, possibile vittima del serial killer

Nel 1969 si era trasferito in Scott Street, a San Francisco, a poche miglia dall’ unica scena del crimine in città associata a Zodiac.

Nei primi anni ‘70 lavorava in una radio denominata KITM: queste quattro lettere somigliano ai simboli inclusi a chiusura della cosiddetta “Lettera dell’esorcista” spedita de Zodiac.

In base a tutti questi dettagli, Marshall fu probabilmente il miglior sospetto che la polizia abbia avuto: molti investigatori sono ancora oggi convinti che Zodiac potesse essere lui, ma a suo carico non sono mai state trovate prove che potessero inchiodarlo.

Il sospettato n.2: Lawrence Kane

A essere indagato fu anche LAWRENCE KANE, che nel 1969 aveva 45 anni.

Kane era alto 1.80 e pesava Kg 72,5, (mentre il peso stimato di Zodiac era di 75 kg).

Figlio unico, era stato tirato se della madre, dopo il divorzio dei suoi genitori quando aveva 13 anni. Sempre solitario, non si era mai sposato ed era fortemente attaccato alla figura materna. Usava alter ego e false identità, i vicini non sapevano praticamente niente di lui.

Nel 1962 ebbe un grave incidente automobilistico a causa del quale gli psichiatri ritenevano non fosse più in grado di controllare l’autogratificazione.

Laurence aveva conosciuto Darlene Ferrin, una delle vittime di Zodiac, e cinque giorni dopo la morte di quest’ultima aveva venduto la propria Pontiac, macchina simile a quelle descritta da Mike Mageau.

Inoltre, al tempo dell’omicidio di Paul Stine, viveva a San Francisco a poca distanza dal luogo del delitto.

Dopo aver ucciso Stime, Zodiac era fuggito verso il Letterman General Hospital, in cui lavorava Donna Lass (possibile vittima del serial killer).

Nel 1970, la donna si era trasferita da San Francisco a South Lake Tahoe per lavorare in un hotel, e nello stesso anno Kane si trasferì nella stessa città per lavorare nello stesso edificio. Alcuni colleghi della ragazza avevano dichiarato che forse lei e Kane si frequentavano.

Kathleen Johns aveva identificato in lui l’uomo che l’aveva rapita.

Ci furono però altri particolari che spinsero a sospettare di lui. In una lettera Zodiac aveva citato uno spettacolo chiamato The Mikado, e Kane viveva a poca distanza da un teatro in cui veniva rappresentata l’opera al tempo dei delitti.

Inoltre in una lettera Zodiac aveva scritto “My name is”, e poi un codice nel quale è possibile leggere KANE.

Accanto a Marshall e Kane altre persone vennero sospettate di essere Zodiac, ma le prove a loro carico furono piuttosto deboli.

Altri sospettati

Tra questi, MICHEAL O’HARE, un esperto di codici, ma non fu possibile collegato a nessuna delle vittime.

Alcuni ventilarono l’ipotesi che dietro il nome di Zodiac potesse esserci Unabomber, TED KACZYNSKI che, sul finire degli anni ’60, viveva a San Francisco e aveva anche lui l’abitudine di scrivere lettere alla polizia dopo i suoi crimini.

Altro nome fu quello di BRUCE DAVIS, ex membro della Famiglia Manson, che fu scagionato dall’FBI. Inoltre, la sua grafia, non corrispondeva a quella del serial killer.

Solo nel 1992, dopo ben 20 anni dalla sua aggressione, Mike Mageau identificò un uomo molto ambiguo chiamato ARTHUR LEIGH ALLEN come colui che gli aveva sparato dopo aver visionato le foto di alcuni sospetti che mai nessuno gli aveva mostrato nel corso delle lunghe indagini. Soltanto su di lui la polizia indagò seriamente.

Nel luglio 1971 un amico di Allen riferì i suoi sospetti su di lui al Dipartimento di Polizia di Manhattan Beach, California, e il rapporto venne a immediatamente inoltrato al San Francisco Police Department.

Interrogato, l’uomo affermo che i coltelli insanguinati collocati nella sua auto il giorno dell’attacco di Zodiac al lago Berryessa gli erano serviti per uccidere dei polli.

Allen fu l’unico sospettato contro cui la polizia ebbe abbastanza prove a carico per eseguire non uno ma tre mandati di perquisizione: il 14 settembre 1972, il 14 febbraio 1991 e il 28 ago sto 1992, due giorni dopo la sua morte.

Allen negò sempre tutto, me contro di lui c’era un gran numero di prove circostanziali.

La polizia non trovò mai prove certe del fatto che Allen fosse il Killer dello Zodiaco.

Il Dipartimento di Polizia di Vallejo decise quindi di non incriminarlo, sebbene egli fosse già stato condannato per reati sessuali e nella sua casa, durante la perquisizione del 1991, fossero stati trovati armi ed esplosivo.

La calligrafia dell’uomo però non coincideva a quella con cui Zodiac aveva scritto i messaggi e nemmeno le impronte corrispondevano a quelle del serial Killer. Nessuna prova concreta lo incastrò.

Nell’ottobre del 2002 il DNA di Arthur Leigh Allen venne confrontato con quello ottenuto da una lettera di Zodiac ma non venne trovata corrispondenza. Per fugare ogni dubbio, poiché Allen aveva l’abitudine di far leccare i francobolli e le buste ad altre persone, il DNA di Zodiac venne confrontato anche con quello di Don Cheney, l’amico di Allen. Anche in questo caso non ci furono riscontri.

Tuttavia, né la polizia di Vallejo né di San Francisco esclusero mai Allen dalla lista dei sospetti nonostante i risultati dei test.

La chiusura e la riapertura del caso

Il caso Zodiac è stato ufficialmente chiuso il 2 aprile 2004, e classificato come “irrisolto”. Nel 2007 è stato riaperto e le prove vennero inviate alla polizia di Vallejo per effettuare altri test del DNA.

L’indagine su Zodiac rimane tutt’ora in corso anche in altre giurisdizioni.

Nel 2018 un’inchiesta pubblicata dapprima dalla rivista italiana Tempi poi da Il Giornale e Libero, un giornalista italiano, Francesco Amicone, azzardò una nuova ipotesi: la connessione tra Zodiac e il Mostro di Firenze. Per il giornalista i due serial killer erano la stessa persona.

Si tratterebbe di Giuseppe “Joe” Bevilacqua, ex agente del CID dell’esercito degli Stati Uniti e funzionario del cimitero americano di Firenze dal 1974 al 1988. Già testimone dell’Accusa nel processo sui delitti del Mostro a carico di Pietro Pacciani.

Stando al giornalista, l’uomo che si celava dietro a Zodiac si trasferì definitivamente in Italia nell’estate del 1974 e per questa ragione cessò la sua corrispondenza con il San Francisco Chronicle.

Amicone basò la sua ipotesi sulla “teoria dell’acqua”: Zodiac fece numerosi riferimenti all’acqua sia nella scelta delle scene del crimine sia nelle sue lettere. Secondo il giornalista, i riferimenti all’acqua del serial killer erano una “firma” collegata strettamente al nome dell’assassino.

Zodiac, stando all’inchiesta di Amicone, sarebbe l’americano “Ulisse” citato dal postino Mario Vanni in un colloquio intercettato dalla polizia nel 2003.

Se questa teoria fosse vera aprirebbe scenari davvero agghiaccianti e del tutto nuovi.

Nuove teorie

Negli ultimi mesi, la teoria che il cosiddetto Killer dello Zodiaco e il Mostro di Firenze potessero essere la stessa persona ha riacquistato visibilità, grazie a nuovi spunti emersi in ambito giornalistico e investigativo. Nell’ultima puntata di Pulp Podcast (marzo 2025), Valeria Vecchione ha riferito che agenti della polizia californiana avrebbero spinto per una riapertura del caso fiorentino, dopo una comparazione del DNA del presunto sospetto Joe (Giuseppe) Bevilacqua — ex direttore del Cimitero Americano di Firenze e testimone al processo Pacciani — con i profili americani del caso Zodiac.

Nonostante questa suggestiva pista, l’inchiesta originaria su Bevilacqua da parte della Procura di Firenze fu archiviata nel 2021 per assenza di prove. Il giornalista Francesco Amicone, autore della teoria, venne poi condannato a fine 2024 per diffamazione, in quanto giudici definirono la connessione tra i due serial killer una “stravagante teoria” priva di fondamento da parte di ambienti investigativi qualificati.

Attualmente, non risultano né conferme né smentite ufficiali riguardo a una nuova fase investigativa attiva a Firenze o all’estero, al di là della comunicazione lanciata da Amicone durante il podcast.

Nella cultura di massa

Lo Zodiac ha avuto un impatto notevole sulla cultura americana: il continuo “giocare” dell’assassino con stampa e polizia e il fatto di non essere mai stato catturato ne hanno ingigantito le gesta, rendendole memorabili. Il cinema, la letteratura, la televisione e anche la musica hanno attinto dalle sue vicende.

Tra i più noti ricordiamo l’Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo, il primo film con protagonista il famoso ispettore, interpretato da Clint Eastwood.

The Zodiac Killer , il primo film dedicato esplicitamente al killer di Vallejo uscito 6 aprile 1972 nelle sale americane.

Nel film l’Esorcista l’assassino viene chiamato “Gemini killer” ed era dichiaratamente basato su Zodiac.

Nel 2005 il regista Veli Lommel realizzò il film Zodiac Killer che vedeva protagonista ai giorni nostri un emulatore del famoso assassino.

Il film Zodiac di David Fincher è il più famoso e miglior film dedicato alle vicende del Serial Killer.

E infine Zodiac viene poi citato più volte nella serie Criminal Minds che ha avuto anche un episodio ambientato nella Bay Area di San Francisco.

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