Serial Killer

Alexander Spesivtsev: l’incubo di Novokuznetsk

Il caso di Alexander Spesivtsev mostra come violenza seriale, marginalità sociale e fallimenti istituzionali possano convergere. Nella Russia degli anni Novanta, un sistema incapace di proteggere i più vulnerabili permette a un assassino di agire per anni, lasciando un numero di vittime ancora incerto.

Di Samantha Lombardi 26 Gennaio 2025 · 18 min di lettura

Novokuznetsk, Russia, 1991–1996. Una serie di omicidi e scomparse conduce nel 1996 all’appartamento di Alexander Spesivtsev, responsabile di più delitti commessi anche con il coinvolgimento della madre Lyudmila. Dichiarato non imputabile in un procedimento successivo, questo serial killer resta sottoposto a trattamento psichiatrico obbligatorio.

Il contesto di una città invisibile

Novokuznetsk è uno dei principali centri industriali della Siberia occidentale, costruito attorno alla produzione siderurgica, alle miniere e a un sistema urbano fortemente legato alla grande industria sovietica. Con il dissolvimento dell’Unione Sovietica, la città attraversa una trasformazione economica e sociale profonda, nella quale la crisi delle imprese, l’aumento della disoccupazione e l’indebolimento di molte strutture pubbliche producono nuove forme di marginalità. Il fenomeno non riguarda soltanto gli adulti rimasti senza lavoro, ma anche minori che trascorrono molto tempo fuori dalle proprie abitazioni, adolescenti provenienti da famiglie fragili e persone prive di reti familiari stabili.

Questo contesto non costituisce una spiegazione dei crimini di Alexander Spesivtsev e non permette di stabilire un rapporto diretto tra crisi sociale e violenza seriale, ma diventa rilevante per comprendere perché alcune scomparse possano risultare difficili da collegare tra loro. Una parte delle vittime appartiene infatti a categorie per le quali l’assenza prolungata da casa, la permanenza nelle stazioni o negli spazi pubblici e i rapporti intermittenti con le famiglie non producono sempre segnalazioni immediate. La frammentazione delle denunce e l’assenza, negli anni Novanta, degli strumenti investigativi e delle banche dati oggi disponibili rendono inoltre più difficile trasformare singole scomparse in un unico quadro criminale.

È all’interno di questa realtà che Spesivtsev agisce. La sua vicenda non può essere ridotta alla condizione economica di Novokuznetsk, ma la vulnerabilità di alcune vittime e le difficoltà delle istituzioni nel collegare informazioni provenienti da contesti differenti contribuiscono a prolungare il periodo nel quale i suoi crimini rimangono senza un responsabile identificato.

Infanzia, famiglia e prime fratture

Alexander Nikolaevič Spesivtsev nasce a Novokuznetsk il 1° marzo 1970. Cresce con la madre Lyudmila, il padre Nikolaj e la sorella maggiore Nadežda. Le ricostruzioni biografiche descrivono un ambiente familiare instabile, nel quale il padre beve e rimane spesso lontano da casa, mentre la madre assume progressivamente una posizione dominante nella vita del figlio. Alexander presenta problemi di salute fin dalla nascita e viene considerato dalla madre particolarmente fragile, condizione che contribuisce alla formazione di una relazione fortemente protettiva.

Durante l’infanzia e l’adolescenza emergono difficoltà di socializzazione e comportamenti problematici. Alexander Spesivtsev entra in conflitto con coetanei e vicini, commette piccoli atti di vandalismo e successivamente alcuni furti. Nel 1988 viene coinvolto in procedimenti per reati contro il patrimonio e sottoposto a valutazione psichiatrica. In questa fase compaiono già diagnosi che conducono al suo ricovero in strutture psichiatriche, elemento destinato ad assumere un peso decisivo nella successiva storia giudiziaria.

Il rapporto con Lyudmila rimane centrale. La madre interviene frequentemente nelle vicende che riguardano il figlio, contesta provvedimenti scolastici e amministrativi e mantiene nei suoi confronti una protezione che continua anche dopo l’ingresso nell’età adulta. Questa relazione assume un significato ulteriore quando, negli anni successivi, il ruolo di Lyudmila non resta confinato alla sfera familiare, ma entra direttamente nei fatti criminali accertati.

Non è possibile ricavare da queste circostanze una spiegazione lineare dello sviluppo della violenza di Spesivtsev. Gli elementi biografici permettono tuttavia di ricostruire una continuità fatta di isolamento, precedenti comportamentali, contatti con il sistema psichiatrico e una relazione materna nella quale la funzione protettiva non produce un effettivo contenimento delle condotte del figlio.

Il primo omicidio e il passaggio istituzionale mancato

Il primo omicidio giudiziariamente collegato ad Alexander Spesivtsev risale al 1991 e riguarda Evgenija Guselnikova, una ragazza adolescente con la quale intrattiene una relazione. Quando il rapporto entra in crisi, la giovane rimane nell’appartamento di Spesivtsev per un periodo prolungato e viene sottoposta a violenze fisiche. Quando viene ritrovata è ancora viva, ma presenta condizioni fisiche gravemente compromesse e muore successivamente.

Il caso porta immediatamente Spesivtsev all’attenzione delle autorità. L’indagine stabilisce la sua responsabilità, ma la questione psichiatrica incide fin dalle prime fasi sulle misure adottate nei suoi confronti. Viene sottoposto a trattamento e trascorre un periodo in strutture specializzate, mentre la valutazione della sua capacità di intendere e di volere diventa uno dei nodi che accompagneranno anche i procedimenti successivi.

La vicenda di Guselnikova assume quindi un’importanza che va oltre il primo omicidio conosciuto. Le autorità dispongono già di un episodio caratterizzato da privazione della libertà, violenze protratte e morte della vittima, e conoscono contemporaneamente la storia psichiatrica dell’autore. Negli anni successivi, tuttavia, il sistema di comunicazione tra strutture sanitarie, organi di polizia e territorio non produce un controllo capace di impedire il ritorno di Spesivtsev nel medesimo ambiente urbano.

Quando lascia la struttura psichiatrica e torna a Novokuznetsk, la sua posizione presenta inoltre un’anomalia amministrativa particolarmente significativa: per un periodo i registri utilizzati dagli investigatori continuano a indicarlo come ricoverato. Questo dato acquista rilievo nel 1996, quando la polizia controlla persone con precedenti e pazienti psichiatrici nel tentativo di individuare il responsabile dei resti umani rinvenuti in città. Spesivtsev, proprio a causa di informazioni non aggiornate, non emerge come soggetto presente sul territorio.

Il ritorno alla libertà e la costruzione del dispositivo criminale

Dopo il ritorno a Novokuznetsk, Spesivtsev vive nuovamente nell’appartamento familiare. È all’interno di questo spazio che nel 1996 si concentra una parte consistente della serie omicidiaria successivamente ricostruita. L’abitazione non rappresenta soltanto il luogo nel quale le vittime vengono uccise, ma diventa il punto centrale di un sistema che comprende adescamento, segregazione, violenza, occultamento e dispersione dei resti.

Le modalità con cui le vittime entrano nell’appartamento non sono identiche in tutti gli episodi. Alcune vengono avvicinate direttamente da Alexander, altre entrano in contatto con Lyudmila. Le circostanze sfruttano situazioni apparentemente ordinarie: una richiesta di aiuto, la promessa di un piccolo lavoro, un invito o la possibilità di guadagnare qualcosa. Questa normalità iniziale riduce la percezione del pericolo e permette di portare nell’abitazione persone che, una volta all’interno, perdono la possibilità di allontanarsi.

Il ruolo di Lyudmila diventa progressivamente parte dell’indagine. Le accuse non riguardano una semplice conoscenza successiva dei fatti: nel procedimento che la coinvolge viene accertata la sua complicità in tre omicidi e il contributo all’eliminazione dei resti. La sua posizione giudiziaria impone quindi di distinguere fra quanto viene raccontato nelle ricostruzioni giornalistiche e ciò che viene effettivamente stabilito in tribunale. Non ogni delitto attribuito ad Alexander Spesivtsev produce una corrispondente responsabilità penale della madre, ma la partecipazione di Lyudmila ad alcuni episodi entra definitivamente nella storia giudiziaria del caso.

Nell’appartamento è presente anche un grosso cane, ricordato nelle testimonianze delle vittime sopravvissute abbastanza a lungo da parlare con gli investigatori. L’animale viene utilizzato come ulteriore elemento di controllo durante la segregazione e compare anche nella gestione dei resti delle vittime. Il dato contribuisce a ricostruire la concreta difficoltà di fuga all’interno di un ambiente nel quale la porta viene controllata e le persone sequestrate restano sottoposte alla costante minaccia di Spesivtsev.

Vittime marginali e assenza di allarme sociale

Per lungo tempo la ricostruzione del caso viene condizionata dalla difficoltà di stabilire quante persone siano effettivamente entrate nell’appartamento e quante delle numerose scomparse registrate nella zona possano essere attribuite a Spesivtsev. Alcune vittime sono identificate, altre restano per anni collegate soltanto a frammenti ossei, oggetti personali o indumenti.

La vulnerabilità sociale di una parte delle vittime incide sul percorso investigativo. Ragazzi che trascorrono molto tempo lontano da casa, giovani con rapporti familiari difficili e persone che frequentano stazioni o altri luoghi di passaggio possono scomparire senza che la denuncia venga presentata immediatamente. Questo ritardo non equivale a una totale assenza di indagini, ma rende più difficile riconoscere in tempi brevi la presenza di un autore seriale.

A complicare ulteriormente la situazione interviene la struttura investigativa dell’epoca. Le segnalazioni vengono raccolte da uffici diversi, le capacità di confronto genetico sono ancora limitate e costose e l’identificazione di resti frammentari richiede risorse considerevoli. Quando emergono i primi elementi concreti, la polizia dispone quindi di una quantità di informazioni che non forma ancora un sistema coerente.

Il caso mostra in questo senso una delle difficoltà tipiche delle indagini sui crimini seriali con vittime socialmente eterogenee: il collegamento non dipende soltanto dalla presenza di più omicidi, ma dalla possibilità di riconoscere elementi comuni prima che l’autore venga identificato. A Novokuznetsk questo passaggio avviene tardi.

I primi segnali ignorati

Nel giugno 1996 vengono rinvenuti resti umani nell’area del fiume Aba e in zone utilizzate per abbandonare o seppellire parti dei corpi. Il materiale recuperato comprende numerosi frammenti ossei e porta gli investigatori a considerare l’ipotesi di una serie di omicidi. Le verifiche stabiliscono che i resti appartengono a più persone, molte delle quali minorenni.

Il ritrovamento produce un’intensificazione delle indagini. Vengono controllati soggetti con precedenti, persone note ai servizi psichiatrici e individui che possono avere caratteristiche compatibili con il profilo ricercato. È proprio in questa fase che l’errore amministrativo relativo a Spesivtsev acquista un peso concreto: i documenti lo indicano ancora come sottoposto a trattamento fuori città e, di conseguenza, non viene considerato immediatamente una presenza da verificare nell’area di Novokuznetsk.

Anche le segnalazioni provenienti dal condominio assumono successivamente un significato diverso. Vicini riferiscono rumori, musica ad alto volume e odori provenienti dall’appartamento, ma questi elementi, considerati separatamente, non conducono a un controllo capace di far emergere ciò che accade all’interno. Solo dopo la scoperta dei crimini tali circostanze vengono inserite in una sequenza che permette di comprenderne la rilevanza.

Il ritrovamento dei resti nel 1996 è quindi un passaggio decisivo, ma non conduce immediatamente all’appartamento di Spesivtsev. Il collegamento arriva attraverso un evento indipendente dall’indagine sugli omicidi.

La scoperta casuale dell’appartamento

Nell’ottobre 1996 alcuni tecnici devono accedere all’appartamento durante un intervento sull’impianto dell’edificio. Spesivtsev rifiuta di aprire e sostiene di non poterlo fare perché la porta viene chiusa dall’esterno dai familiari. La situazione induce gli operai a rivolgersi alla milizia e la porta viene infine forzata.

All’interno gli agenti trovano una ragazza ancora viva ma gravemente ferita e resti umani appartenenti ad altre vittime. La perquisizione e i successivi rilievi mostrano che l’abitazione viene utilizzata per trattenere le persone, ucciderle e smembrarne i corpi. Gli investigatori recuperano inoltre numerosi indumenti, gioielli e altri oggetti che alimentano immediatamente il sospetto che il numero delle vittime possa essere superiore a quello inizialmente dimostrabile.

La quantità di materiale sequestrato crea però anche un problema investigativo. Un oggetto appartenuto a una persona scomparsa può costituire un indizio, ma non è automaticamente una prova di omicidio, e il numero degli indumenti non può essere trasformato direttamente nel numero delle vittime. È da questa distinzione che nasce, negli anni successivi, la grande oscillazione numerica associata a Spesivtsev: quattro omicidi inizialmente provati nel procedimento principale, diciannove episodi oggetto delle indagini e delle prime ammissioni, quindici delitti rimasti per anni in un procedimento separato e stime molto più elevate formulate sulla base dei reperti rinvenuti.

Olya Galtsova e la testimonianza finale

La ragazza trovata ancora viva nell’appartamento è Olya Galtsova, quindicenne. Le sue condizioni sono gravissime, ma prima della morte riesce a fornire agli investigatori una ricostruzione di quanto accade nell’abitazione e a indicare il ruolo di Alexander Spesivtsev e di Lyudmila.

Olya si trova insieme ad altre due adolescenti quando incontra Lyudmila Spesivtseva. La donna chiede loro aiuto con il pretesto di avere difficoltà ad aprire la porta dell’appartamento. Una volta raggiunto l’edificio, le ragazze si trovano davanti Alexander e vengono costrette a entrare. Da quel momento vengono private della libertà e sottoposte a violenze protratte.

La testimonianza di Olya permette di ricostruire l’uccisione delle due compagne e le modalità con le quali Spesivtsev obbliga le ragazze ancora vive a intervenire sui corpi delle vittime. Nel racconto entrano anche episodi di cannibalismo forzato e l’utilizzo del cane presente nell’appartamento. Sono elementi che verranno successivamente confrontati con ciò che gli investigatori trovano durante l’ispezione dell’abitazione e con le dichiarazioni degli altri soggetti coinvolti.

La rilevanza della testimonianza non dipende soltanto dalla descrizione delle violenze. Olya fornisce una connessione diretta tra persone, appartamento, vittime e modalità di occultamento, consentendo di trasformare ciò che fino a quel momento appare come un insieme di resti e scomparse in una sequenza investigativa più definita. Muore in ospedale pochi giorni dopo il ritrovamento e non può quindi testimoniare nel successivo procedimento, ma le dichiarazioni raccolte entrano nel materiale d’indagine.

La fuga e la cattura

Quando la milizia entra nell’appartamento, Spesivtsev comprende che l’accesso non può più essere impedito e tenta immediatamente di sottrarsi all’arresto. Raggiunge il balcone e passa sul tetto dell’edificio, riuscendo ad allontanarsi prima che gli agenti possano bloccarlo. La fuga avviene mentre nell’abitazione vengono trovate Olya ancora viva e le altre evidenze che rendono evidente la necessità di localizzarlo rapidamente.

Scatta quindi la ricerca di Alexander, che a questo punto non è più soltanto un soggetto potenzialmente collegabile alle scomparse, ma il principale ricercato per quanto scoperto nella sua abitazione. L’identificazione è facilitata dal fatto che le autorità dispongono dei suoi dati personali, della precedente storia giudiziaria e psichiatrica e delle testimonianze raccolte nell’appartamento.

La latitanza dura soltanto due giorni. Spesivtsev viene arrestato il 27 ottobre 1996 nei pressi della propria abitazione. Non risulta quindi corretta la versione, ripresa da alcune ricostruzioni successive, secondo la quale viene catturato una settimana dopo durante un tentativo di violenza sessuale ai danni di una donna.

L’arresto permette agli investigatori di confrontare le evidenze raccolte nell’appartamento con le scomparse e con i resti già rinvenuti nei mesi precedenti. Comincia così una seconda fase del caso, molto più complessa della semplice identificazione dell’autore: stabilire quante persone siano state uccise, quali possano essere identificate e per quanti episodi esistano prove sufficienti a sostenere un procedimento giudiziario.

Confessioni, numeri e ambiguità

Durante gli interrogatori Spesivtsev rende dichiarazioni nelle quali ammette numerosi omicidi, ma successivamente ritratta parte delle confessioni. L’indagine arriva a contestargli diciannove delitti, mentre il materiale recuperato nell’appartamento alimenta ipotesi su un numero molto superiore di possibili vittime.

Tra i reperti figurano decine di capi d’abbigliamento e numerosi oggetti personali. Nel tempo viene frequentemente indicata la presenza di 82 gruppi o completi di indumenti con tracce di sangue e di circa quaranta gruppi di gioielli. Questi numeri contribuiscono alla nascita della stima di oltre ottanta vittime, spesso ripetuta nelle ricostruzioni sul caso. Dal punto di vista giudiziario, però, la presenza di 82 gruppi di vestiti non equivale alla dimostrazione di 82 omicidi.

Questa distinzione diventa essenziale. Per molti anni è possibile affermare con certezza soltanto che Spesivtsev è collegato giudiziariamente a quattro vittime, mentre altri quindici omicidi rimangono separati dal procedimento definito alla fine degli anni Novanta. Il limite non deriva necessariamente dall’assenza di sospetti: riguarda la possibilità di identificare i resti, dimostrare che appartengono a persone differenti, collegarli alle scomparse e costruire per ciascun episodio un quadro probatorio utilizzabile in giudizio.

Nel 1996 le analisi genetiche necessarie sono costose e complesse. Gli investigatori recuperano decine di frammenti e dispongono di materiale che richiede confronti su larga scala, ma il lavoro non riesce allora a produrre una definizione giudiziaria completa. Per questo, per oltre vent’anni, il numero delle vittime di Spesivtsev rimane diviso tra omicidi accertati, delitti attribuiti e stime investigative.

I quindici omicidi accertati nel nuovo procedimento

La distinzione cambia sostanzialmente con il nuovo procedimento che arriva davanti al Tribunale regionale di Kemerovo nel 2024. Le indagini riprendono i quindici omicidi rimasti fuori dalla definizione giudiziaria degli anni Novanta e utilizzano strumenti che al momento dei primi accertamenti non erano disponibili con la stessa precisione.

Vengono effettuate centinaia di verifiche e analisi, comprese indagini molecolari e genetiche sui resti conservati. Il lavoro permette di stabilire che il materiale appartiene a quindici persone differenti. Undici sono minorenni. Gli investigatori ricostruiscono parallelamente le vecchie segnalazioni di scomparsa, i rapporti tra le persone scomparse e gli elementi raccolti nell’appartamento di Novokuznetsk.

Nel corso di questa nuova fase viene inoltre individuato un uomo che nel 1996 ha dodici anni e che racconta di essere stato attirato nell’abitazione di Spesivtsev durante l’estate. Il ragazzo viene trattenuto, picchiato, privato di acqua e cibo e assiste ad alcuni fatti commessi all’interno dell’appartamento. Riesce infine a fuggire. La sua esistenza aggiunge al procedimento non soltanto un sopravvissuto, ma anche un episodio di tentato omicidio distinto dalle vittime decedute.

Il 21 maggio 2024 il tribunale stabilisce che, tra marzo e settembre 1996, Spesivtsev uccide quindici persone, undici delle quali minorenni, dopo averle trattenute nella propria abitazione e sottoposte a gravi violenze. A questi fatti si aggiunge il tentato omicidio del ragazzo sopravvissuto. Il giudice dispone nuovamente nei confronti di Spesivtsev il trattamento obbligatorio in una struttura psichiatrica specializzata.

Il dato modifica la ricostruzione storica del caso. Gli altri quindici omicidi non possono più essere descritti soltanto come sospetti derivanti da confessioni o reperti: entrano in un accertamento giudiziario. Considerando anche i quattro delitti già riconosciuti nel precedente iter, il nucleo giudiziariamente accertato raggiunge diciannove vittime. Le ipotesi relative a un numero ancora superiore restano invece tali e non devono essere confuse con questo dato.

Il processo e la risposta giudiziaria

La storia giudiziaria di Spesivtsev non si sviluppa attraverso un unico processo. Nel 1997 viene giudicato per l’omicidio di Evgenija Guselnikova, commesso nel 1991, e riceve una condanna a dieci anni di reclusione. Gli altri episodi vengono trattati separatamente mentre proseguono gli accertamenti.

Nel 1999 il procedimento relativo agli omicidi del 1996 incontra nuovamente il problema della capacità psichica dell’imputato. Una perizia dell’Istituto Serbskij conclude per la sua non imputabilità in relazione ai fatti esaminati e il tribunale dispone il ricovero in una struttura psichiatrica specializzata. La differenza tra il giudizio del 1997 e quello successivo contribuisce per anni a creare ricostruzioni semplificate nelle quali condanna penale e trattamento psichiatrico vengono presentati come se appartenessero a una sola decisione.

Anche Lyudmila viene processata. Il tribunale accerta la sua complicità in tre omicidi e la condanna a tredici anni di reclusione in una colonia penale a regime ordinario. Il dato è importante perché delimita giuridicamente la sua responsabilità: il suo coinvolgimento nel caso è reale e giudiziariamente riconosciuto, ma non viene esteso automaticamente a ogni omicidio attribuito al figlio. Lyudmila termina la pena e viene liberata nel 2008; non muore quindi in carcere, come riportato da alcune ricostruzioni circolate negli anni.

La vicenda giudiziaria rimane incompleta per molto tempo perché il procedimento relativo alle altre quindici vittime non viene definito insieme ai primi quattro omicidi. È soltanto nel 2024 che il tribunale torna formalmente su quei fatti e stabilisce la responsabilità di Spesivtsev anche per essi, mantenendo però la risposta sanitaria coercitiva determinata dalla sua condizione psichiatrica.

Alexander Spesivtsev oggi e ciò che resta del caso

Alexander Spesivtsev rimane sottoposto a trattamento psichiatrico obbligatorio in una struttura specializzata. La sua condizione giudiziaria non corrisponde quindi a una normale pena detentiva a termine: la misura dipende dalla valutazione clinica della pericolosità e dalle decisioni dell’autorità giudiziaria, mentre il procedimento del 2024 conferma che anche i nuovi fatti accertati conducono all’applicazione di una misura medica coercitiva.

La vicenda continua ad avere conseguenze anche molti anni dopo gli omicidi. Il riconoscimento giudiziario delle quindici ulteriori vittime modifica una parte significativa della narrazione costruita intorno al caso negli anni Novanta e Duemila. Per lungo tempo Spesivtsev viene infatti descritto alternativamente come autore di quattro omicidi, confessore di diciannove delitti o sospettato di oltre ottanta vittime. Dopo il procedimento del 2024 è necessario distinguere un dato nuovo: almeno diciannove omicidi fanno ormai parte della ricostruzione giudiziaria, mentre le cifre superiori continuano a non essere dimostrate.

Resta irrisolto il problema dell’identificazione completa di tutte le persone che possono essere passate dall’appartamento e dell’eventuale relazione tra Spesivtsev e ulteriori scomparse. I numerosi indumenti e oggetti personali sequestrati costituiscono un elemento investigativo rilevante, ma non consentono da soli di trasformare le stime in vittime accertate. In assenza di un collegamento individuale, la cifra di ottanta o più morti deve quindi rimanere separata dai diciannove omicidi stabiliti attraverso i procedimenti giudiziari.

Il caso conserva inoltre un’importanza specifica per il modo in cui evidenzia l’interazione tra indagine penale, sistema psichiatrico, identificazione delle persone scomparse e sviluppo delle tecniche forensi. Nel 1996 esistono già indizi di una serie omicidiaria, resti appartenenti a più vittime e un autore che è già entrato in contatto con la giustizia e con le strutture psichiatriche, ma errori amministrativi, difficoltà di coordinamento e limiti tecnici rallentano la possibilità di costruire un quadro completo.

A distanza di quasi trent’anni, sono proprio analisi genetiche più avanzate, riesame dei fascicoli e recupero di testimonianze rimaste a lungo fuori dall’indagine a permettere di definire altri quindici omicidi. È questo passaggio, più della cifra molto più alta spesso associata al nome di Spesivtsev, a rappresentare oggi il dato necessario per leggere il caso: non una stima trasformata in certezza, ma la progressiva estensione di ciò che può essere dimostrato attraverso prove e accertamenti giudiziari.

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