Andrea Matteucci: dal degrado alla necrofilia, la nascita di un “Mostro” a Aosta

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Andrea Matteucci
Quattro omicidi tra gli anni Ottanta e Novanta sconvolgono la Valle d’Aosta. Andrea Matteucci, dichiarato socialmente pericoloso, compie una progressiva escalation di violenza fino alla necrofilia. Un caso che intreccia abuso infantile, marginalità e distruzione sistematica delle vittime.

Scheda archivio

Nome caso / serial killer Andrea Matteucci
Soprannome Mostro di Aosta
Tipologia Serial Killer
Periodo / date 30 aprile 1980 – 12 maggio 1995
Luogo Valle d'Aosta
Paese Italia
Vittime
Accertate 4
Modus operandi

Adescava prevalentemente donne dedite alla prostituzione, che uccideva con armi da fuoco o armi improprie. In più casi occultava i cadaveri mediante smembramento, combustione e dispersione dei resti.

Tabella dei Contenuti

Aosta, Valle d’Aosta, 1980–1995 – Una sequenza di omicidi seriali viene commessa nell’arco di quindici anni. Le indagini portano all’arresto di Andrea Matteucci, successivamente riconosciuto colpevole dei delitti e dichiarato socialmente pericoloso.

Un contesto familiare segnato dall’abbandono

Andrea Matteucci nasce a Torino il 24 aprile 1962. Il padre, operaio con precedenti per furto e ricettazione, abbandona la famiglia nello stesso anno della nascita del figlio. La madre, Maria Pandisca, non è in grado di occuparsi di lui e decide di affidarlo alla sorella Lina, a Foggia. Andrea Matteucci resta con la zia fino ai cinque anni, crescendo lontano dai genitori e senza una continuità nella figura di riferimento familiare.

Quando la madre decide di riprenderlo, lo porta con sé ad Aosta. L’inserimento nella nuova realtà non avviene attraverso un ambiente domestico protettivo, ma tramite l’ingresso in un istituto religioso. Andrea Matteucci trascorre lì gli anni tra i cinque e i nove, prima di essere spostato in un altro collegio. Il trasferimento da una struttura all’altra contribuisce a rendere ancora più discontinua la sua esperienza di crescita, già caratterizzata da ripetuti cambiamenti dell’ambiente familiare e di quello educativo.

La madre esercita la prostituzione all’interno dell’abitazione. Andrea Matteucci ne è consapevole. Dopo la scuola rientra in casa solo per dormire, situazione che viene vissuta dalla madre e dal suo compagno come un intralcio. L’uomo, descritto come violento e rabbioso, instaura con il ragazzo un rapporto basato su intimidazioni e percosse.

La convivenza con i genitori è caratterizzata da continui conflitti e da frequenti episodi di violenza e umiliazione nei confronti del ragazzo. Le umiliazioni verbali sono costanti. La madre gli ripete di essere “un coniglio”, di assomigliare al padre che l’ha abbandonata. La violenza domestica diventa un elemento quotidiano. Andrea Matteucci cresce immerso in un clima di degrado, soprusi e svalutazione continua.

Adolescenza, prime devianze e istituzionalizzazione

A tredici anni Andrea Matteucci ruba una bicicletta insieme a un amico. Il patrigno li sorprende e lo picchia davanti al quartiere, urlando che è un ladro. Dopo quell’umiliazione pubblica Andrea Matteucci manifesta un marcato stato depressivo e iniziano a emergere disturbi psichici sempre più evidenti. Dopo quell’umiliazione pubblica, Andrea Matteucci cade in uno stato depressivo e inizia a manifestare disturbi psichici evidenti. In questo periodo iniziano a manifestarsi disturbi psichici sempre più evidenti come l’ossessione verso la figura maschile violenta. Nel corso delle successive valutazioni psichiatriche emergerà anche la presenza di fantasie omicide risalenti all’adolescenza.

A quattordici anni tenta di rapinare la macelleria dove lavora. Il gesto non è particolarmente grave, ma una settimana dopo decide di costituirsi. Nonostante la relativa modestia del reato, la madre e il compagno colgono l’occasione per allontanarlo definitivamente da casa. Il Tribunale dispone il collocamento in comunità.

Andrea Matteucci rimane in comunità fino ai diciotto anni. Terminato il percorso, torna a vivere autonomamente senza che emergano elementi di una stabile integrazione familiare.

Il primo omicidio: l’inizio della carriera criminale

Una volta uscito dalla comunità, Andrea Matteucci trova lavoro come meccanico a Quart, in provincia di Aosta. Il rientro nell’ambiente familiare non attenua le tensioni. La madre continua a insultarlo, alimentando un conflitto che diventa sempre più insostenibile.

La sera del 30 aprile 1980 Andrea Matteucci esce di casa con un coltello da boy scout. Nei pressi dell’Arco di Augusto incontra Domenico Raso, commerciante. Secondo quanto dichiarerà successivamente Andrea Matteucci, tra i due nasce un’interazione, forse un tentato un approccio sessuale, che degenera rapidamente fino all’aggressione mortale. Andrea Matteucci lo uccide con il coltello. È il primo omicidio.

Il delitto non viene immediatamente scoperto. Nei giorni successivi al delitto Andrea Matteucci riferirà di essere stato profondamente colpito dall’accaduto. Quando apprende che la vittima ha dei figli, inizia a essere tormentato da incubi ricorrenti. Il senso di colpa non si traduce però in una richiesta di aiuto o in una confessione.

Poco dopo riceve la cartolina per il servizio militare e parte per Livorno, dove entra nella Folgore. Svolge il servizio come barelliere senza particolari problemi disciplinari. Ottiene il grado di caporal maggiore e valuta l’idea di proseguire la carriera militare, ma si congeda nel 1983.

Apparente normalità: matrimonio, lavoro, paternità

Tornato ad Aosta, Andrea Matteucci conosce una donna. Si sposano e si trasferiscono prima a Saint-Pierre, poi a Sarre e infine a Villeneuve. Trova lavoro come commesso in un negozio di alimentari. Nel 1987 nasce il figlio. Inizia a lavorare come scalpellino, dapprima per diverse ditte e poi in proprio, aprendo un laboratorio ad Arvier.

All’esterno la vita di Andrea Matteucci appare stabilizzata. In realtà il lavoro non decolla, le difficoltà economiche aumentano e il rapporto con la moglie si deteriora progressivamente. All’esterno Andrea Matteucci conduce una vita che appare stabile, ma le difficoltà economiche e il progressivo deterioramento dei rapporti personali accompagnano una situazione sempre più complessa.

Il secondo omicidio e l’escalation di violenza

Nel 1992 Andrea Matteucci incontra a Brissogne la prostituta torinese Daniela Zago. Durante un incontro a pagamento nasce un litigio. Andrea Matteucci perde il controllo e le spara. La donna non muore subito e lo implora di portarla in ospedale. Lui la carica in auto, ma si dirige verso un luogo isolato dove la uccide.

Il corpo viene seppellito alla periferia di Arvier. Andrea Matteucci porta via i gioielli della vittima con l’intenzione di regalarli alla moglie. Dopo circa un mese riesuma il cadavere, lo fa a pezzi, lo brucia in un bidone e disperde le ceneri in una discarica.

Da questo momento Andrea Matteucci inizia sistematicamente a distruggere i corpi delle vittime dopo gli omicidi, modalità che ricompare anche nei delitti successivi.

Il ritorno del padre e il fallimento di un legame tardivo

Nel 1994, dopo la fine del matrimonio e il trasferimento in Puglia, Andrea Matteucci torna ad Aosta. Il matrimonio è ormai finito. Andrea Matteucci va a vivere a Villeneuve con il padre biologico, conosciuto solo da poco tempo. L’uomo tenta di recuperare il rapporto, proponendogli di trasferirsi in Puglia.

La realtà che Andrea Matteucci trova è ben diversa: il padre gestisce un magazzino legato alla ricettazione di camion rubati e convive con una donna che ha una figlia, Anna Maria. Andrea Matteucci investe tutti i suoi risparmi e rimane intrappolato in quell’ambiente. Accetta di collaborare alle attività illecite.

Si innamora della figlia della compagna del padre, ma il rapporto non lo stabilizza. La vita in Puglia non lo soddisfa. Torna ad Aosta con Anna Maria e inizia a rubare furgoni da portare al padre. Anche questa relazione fallisce.

La necrofilia e il consolidamento del profilo seriale

Nell’agosto del 1994 Andrea Matteucci incontra a Chambave la prostituta nigeriana Clara Omoregbee. Durante l’incontro le spara. Dopo averla uccisa, compie atti sessuali sul cadavere. Successivamente seziona il corpo, lo brucia e getta i resti nella Dora Baltea.

Nel delitto di Clara Omoregbee compare anche un comportamento necrofilo, elemento che distingue questo omicidio dai precedenti e che verrà successivamente preso in considerazione durante la ricostruzione del profilo dell’autore.

Il 10 settembre 1994 Andrea Matteucci tenta un nuovo omicidio. Incontra la prostituta Lucy Omon, la porta verso Arvier e tenta di soffocarla con un cuscino nel piazzale del suo vecchio laboratorio. La donna riesce a divincolarsi e a fuggire. La sua testimonianza diventerà decisiva. L’episodio rappresenta il primo tentativo di omicidio dal quale una vittima riesce a sopravvivere e a fornire una descrizione dell’aggressore.

L’ultimo omicidio e la cattura

Nel 1995 Andrea Matteucci ha una nuova compagna, Anna. Viene fermato alla guida di un’auto rubata e sottoposto all’obbligo di firma a Saint-Pierre.

Il 12 maggio 1995 incontra la prostituta albanese Albana Dakovi. Dopo essersi appartati, la conduce ad Arnad, dove la uccide colpendola con una chiave inglese e pugnalandola. Nasconde il corpo nel furgone e si reca a firmare il registro, come se nulla fosse. Anche in questo caso brucia i resti della vittima.

Questa volta però un testimone vede Albana salire sul furgone e annota la targa. Ad annotare la targa è il convivente di Albana Dakovi, che informa immediatamente le forze dell’ordine. La segnalazione coincide con il racconto di Lucy Omon, che aveva parlato di un furgone con tracce di sangue.

Il 26 giugno 1995 Andrea Matteucci viene arrestato.

Confessioni, processo e diagnosi psichiatrica

Due giorni dopo l’arresto Andrea Matteucci confessa l’omicidio di Albana Dakovi e successivamente ammette gli altri tre delitti, compreso quello di Domenico Raso. Durante le perquisizioni vengono trovati nel suo appartamento indumenti femminili appartenenti alle vittime: reggiseni, slip, calze a rete, borse. Vengono recuperati anche i gioielli di Albana.

Andrea Matteucci tenta di ritrattare le confessioni, ma viene riconosciuto colpevole di tutti i delitti. Le perizie psichiatriche richieste riconoscono una seminfermità mentale. Il tribunale lo dichiara socialmente pericoloso e dispone una misura di sicurezza in ospedale psichiatrico giudiziario.

Il 16 aprile 1996 la Corte d’assise di Aosta condanna Andrea Matteucci a ventotto anni di reclusione e a tre anni di ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario.

La condizione attuale

Con la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, Andrea Matteucci viene trasferito in una struttura sanitaria a elevata sicurezza. Il 9 marzo 2017 Andrea Matteucci esce dal carcere ed entra in una struttura sanitaria psichiatrica, dove continua a essere sottoposto a una misura di sicurezza in quanto ritenuto socialmente pericoloso.

Andrea Matteucci è ancora considerato socialmente pericoloso. Il suo caso continua a essere oggetto di interesse criminologico per l’evoluzione del comportamento omicida, per il peso attribuito dalle valutazioni psichiatriche alla storia personale dell’autore e per il percorso giudiziario che conduce all’applicazione di una misura di sicurezza protratta anche dopo la fine della pena.

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