Chicago, Illinois, fine del XIX secolo – Nel pieno della Fiera Colombiana, una sequenza di sparizioni si inserisce nel rumore di una città in espansione e rimane a lungo senza un filo unico riconoscibile. H.H. Holmes, nato Herman Webster Mudgett, con il suo carisma ingannevole e la mente diabolica, è entrato nella storia come uno dei primi serial killer documentati degli Stati Uniti. La sua vita si chiude con una condanna capitale, mentre la portata reale delle vittime resta in parte indeterminata.
Da Herman Webster Mudgett a Holmes: l’identità come tecnica
H.H. Holmes nasce come Herman Webster Mudgett il 16 maggio 1861 a Gilmanton, nel New Hampshire. È il terzogenito, con un fratello e una sorella più grandi. Il padre lavora come ufficiale postale ed è un metodista devoto, ma nella ricostruzione familiare appare soprattutto come figura violenta, autoritaria e spesso ubriaca, mentre la madre resta sottomessa e priva di potere decisionale. Holmes cresce in un contesto dove la disciplina non è accompagnata da protezione, e dove la paura diventa una forma costante di educazione.
A scuola Herman è un allievo brillante e proprio questo lo rende bersaglio di bullismo. Nelle memorie scritte in carcere inserisce un episodio che usa come svolta identitaria: i compagni lo costringono a toccare il cranio di uno scheletro e lui descrive quel momento come una frattura, un passaggio dalla repulsione a una fascinazione più fredda. È un racconto che può avere anche una funzione autoassolutoria, ma resta significativo perché anticipa la costruzione di un’immagine: Holmes non racconta mai i fatti per come sono, li racconta per come gli conviene che vengano letti.
Nello stesso periodo compaiono condotte sadiche su animali randagi, presentate come “esperimenti” ma prive di finalità scientifiche. È un modo di esercitare controllo e di trasformare la sofferenza altrui in campo di prova. Holmes non sembra agire per esplosione emotiva, ma per pianificazione, osservazione e ripetizione.
La formazione medica e l’uso del corpo come risorsa
Il sogno dichiarato è diventare medico e Holmes ci riesce in modo ambiguo, perché la medicina, per lui, non è solo conoscenza ma accesso. L’università e i laboratori sono luoghi in cui il corpo umano smette di essere intoccabile e diventa oggetto, materiale, possibilità. Nel 1878, a 18 anni, sposa Clara Lovering. Il matrimonio offre una facciata stabile, ma presto diventa un dettaglio che Holmes gestisce come si gestisce un documento: lo conserva finché serve, lo ignora quando intralcia.
Nel 1884, a 24 anni, Holmes viene espulso dalla University of Michigan Medical School dopo essere stato scoperto a rubare cadaveri per frodi assicurative. Il meccanismo è preciso: sottrae corpi dal laboratorio, li sfigura e tenta di farli passare per parenti morti in incidenti, in modo da riscuotere polizze sulla vita. È un passaggio fondamentale perché mostra una cosa che resterà costante: Holmes non separa mai il crimine dal profitto. Uccidere e guadagnare non sono due azioni diverse, sono due facce dello stesso progetto.
L’arrivo a Chicago e la farmacia di Englewood
Nel 1886 Holmes si trasferisce vicino Chicago, cambia nome in Henry Howard Holmes e inizia a muoversi nel quartiere di Englewood. È un’area prosperosa, attraversata da commerci e da un’energia sociale che rende più semplice sparire dentro la folla. Holmes legge annunci, cerca occasioni e trova un punto d’ingresso perfetto: una farmacia gestita da una donna anziana che cerca un aiutante.
Holmes si presenta con una finta laurea e offre di curare il marito, da tempo gravemente malato. Si mostra competente, premuroso, affidabile, e con i clienti, soprattutto donne, mantiene un tono cordiale che costruisce fiducia e dipendenza. In parallelo inventa “pozioni miracolose” che fanno crescere gli affari e consolidano la sua posizione.
Dentro questo quadro avviene un passaggio che segna l’inizio della sua fase operativa a Chicago: Holmes avvelena l’anziano farmacista. Poi propone alla vedova di lasciargli la gestione della farmacia promettendo un vitalizio che non verrà mai corrisposto. Prima che la donna possa agire legalmente contro di lui, scompare, ufficialmente trasferitasi in California. In questa sequenza, Holmes appare già in pieno controllo di due piani: quello chimico, legato ai veleni e alle cure simulate, e quello sociale, legato ai contratti, alle promesse e alla capacità di far accettare una sparizione come un trasferimento.
Bigamia e relazioni come copertura
Nel 1887 Holmes, senza aver annullato il matrimonio con Clara Lovering, sposa Myrta Belknap. La tratta come una serva e la considera un intralcio. Dopo averla messa incinta, la rispedisce dai genitori e si libera della presenza domestica che limita la sua libertà di movimento. La bigamia non è un incidente: è una scelta strutturale, perché a Holmes serve l’apparenza di stabilità senza i vincoli della stabilità.
Nel 9 gennaio 1894, a Denver, Holmes sposa una terza donna sotto falso nome: Georgiana Yoke. Anche qui la relazione diventa copertura, un modo di presentarsi come uomo normale mentre compie frodi e attraversa stati con identità diverse. Più tardi cambia di nuovo cognome in Pratt e utilizza la nuova identità per continuare a truffare.
Benjamin Pitezel e la costruzione di un sistema criminale
Holmes si allea con Benjamin Pitezel, truffatore senza scrupoli, e insieme trasformano la frode in routine. Holmes non lavora mai davvero da solo: costruisce complicità, ma le complicità sono sempre gerarchiche. Lui dirige, gli altri eseguono, e quando qualcuno diventa rischioso viene sacrificato.
Gli illeciti introiti ottenuti con i “medicamenti” e con varie frodi permettono a Holmes di iniziare la costruzione di un edificio di tre piani. Durante la realizzazione assume e licenzia centinaia di lavoratori, con scuse continue, perché nessuno deve avere una visione completa del progetto. L’edificio viene completato nel maggio 1890 e prende il nome di Holmes Castle.
Il Castello degli orrori e la logica delle camere
Il primo piano viene riservato a negozi, compresa la farmacia, mentre il resto dell’immobile viene trasformato in una struttura che Holmes presenta come hotel. Con l’avvicinarsi della Grande Esposizione di Chicago, il flusso di visitatori rende più facile ospitare persone che non hanno radici in città, che nessuno controlla, che possono sparire senza generare un allarme immediato.
Il secondo e il terzo piano sono progettati come trappola. I corridoi diventano labirinti, le stanze si moltiplicano, compaiono passaggi segreti, muri scorrevoli, spioncini, porte blindate. Alcune camere sono insonorizzate, altre conducono a scale e corridoi che finiscono contro un muro, altre ancora nascondono botole che si aprono a comando e fanno scivolare la vittima in cantina. Lì Holmes colloca una piscina riempita di acido corrosivo e un piccolo forno crematorio nascosto in una delle camere segrete.
In alcune stanze Holmes installa camere a gas. Os
serva attraverso un occhio magico la reazione delle vittime, valuta i tempi, decide se intervenire aumentando il gas o incendiandolo. Il controllo non è solo fisico, è percettivo: Holmes guarda morire, studia, misura. Quando il corpo non è completamente distrutto, viene recuperato, eviscerato, scarnificato. Gli scheletri vengono venduti a università e medici che non fanno domande, altri resti vengono sciolti nell’acido o cremati. La presenza dell’amianto nelle pareti consente di carbonizzare i corpi senza rischiare che le fiamme si propaghino all’intero edificio.
Tra il 1892 e il 1894 il numero delle sparizioni nell’area cresce. Turisti, lavoratori, giovani donne, conoscenti, fidanzate e perfino complici entrano nel Castello e non ne escono più. Holmes agisce indisturbato, protetto dalla frammentazione sociale, dall’assenza di strumenti investigativi centralizzati e da una città abituata a perdere persone nel rumore del progresso. Le sparizioni non vengono lette come un sistema, ma come episodi isolati.
Le donne scomparse e i legami personali
Tra le figure che orbitano attorno a Holmes e che scompaiono senza lasciare traccia, alcuni nomi diventano centrali. Julia Smythe Connor lavora nell’edificio di Holmes e intrattiene con lui una relazione. Quando rimane incinta, Holmes le promette un intervento abortivo. Julia scompare insieme alla figlia Pearl Connor. Nessun trasferimento viene mai verificato, nessun contatto successivo emerge.
Emeline Cigrand viene assunta come stenografa e segretaria. È giovane, isolata, senza una rete familiare solida a Chicago. Scompare dopo essere entrata stabilmente nell’orbita di Holmes. Anche in questo caso, la sparizione viene inizialmente interpretata come un allontanamento volontario.
Minnie Williams conosce Holmes attraverso una relazione sentimentale costruita su promesse di matrimonio e gestione di proprietà. Insieme alla sorella Anna, detta Nannie Williams, entra in un circuito di spostamenti, atti firmati e decisioni che Holmes controlla in modo unilaterale. Le due sorelle spariscono e le loro tracce si dissolvono in una sequenza di vendite, trasferimenti e documenti che rendono difficile ricostruire un punto finale certo.
In questi casi, più che il singolo atto omicida, emerge una dinamica costante: Holmes utilizza l’intimità come strumento di accesso, promette futuro, stabilità e protezione, poi isola e cancella. Le relazioni non sono mai reciproche, sono sempre funzionali.
La crisi economica e l’abbandono del Castello
Poco prima del 1894, Holmes entra in difficoltà economica. I creditori si moltiplicano e la pressione finanziaria incrina l’equilibrio che gli ha permesso di operare indisturbato. Decide di abbandonare Chicago e lasciare il Castello. Alcune settimane dopo, Pat Quinlan, che aveva lavorato come custode e complice, appicca un incendio all’edificio. Quinlan è convinto di aver perso nel Castello l’amante, la sorella e la figlia illegittima, uccise per “errore” dallo stesso Holmes.
L’edificio è coperto da un’assicurazione di 25.000 dollari in caso di incendio. Holmes, dopo aver lasciato la città, tenta di incassare il denaro dichiarando che l’incendio è accidentale. Un’indagine rivela invece la natura dolosa del rogo e manda a monte il piano. È uno dei primi momenti in cui il sistema di frodi di Holmes si incrina apertamente.
L’arresto per frode e l’incontro con Marion Hedgepeth
Dopo un’ennesima truffa fallita ai danni della Merrill Drug Company, Holmes viene arrestato e finisce in carcere. È qui che incontra Marion Hedgepeth, criminale esperto e ben inserito nel mondo delle frodi. Tra i due si sviluppa un rapporto di confidenza. Holmes, abbassando le difese, rivela il progetto di una nuova truffa assicurativa che intende realizzare con l’aiuto di Benjamin Pitezel.
Il piano prevede di fingere la morte di Pitezel per riscuotere una polizza sulla vita da 10.000 dollari, indicando Holmes come unico beneficiario. In cambio, Holmes promette a Hedgepeth 500 dollari e gli chiede il nome di un avvocato corrotto che possa facilitare l’operazione. Hedgepeth fornisce il contatto, convinto che il compenso arriverà. Questo passaggio è cruciale perché introduce una crepa nel sistema di lealtà costruito da Holmes: per la prima volta, qualcuno esterno alla sua cerchia diretta conosce i dettagli di un piano e resta escluso dal guadagno.
L’omicidio di Benjamin Pitezel
Uscito di prigione, Holmes decide di cambiare piano. Invece di inscenare la morte di Pitezel, lo uccide realmente. Attende che sia ubriaco, lo segue fino a casa e lo assassina, sfigurandone il corpo con la nitroglicerina per rendere irriconoscibili i resti. Incassa il denaro dell’assicurazione e consegna 500 dollari alla vedova di Pitezel, convincendola a lasciargli anche i tre figli, con la promessa di una vita migliore presso una famiglia benestante.
La donna, in difficoltà economica e fiduciosa, accetta. Holmes scompare di nuovo, questa volta insieme alla moglie Georgiana Yoke e ai tre bambini.
I figli di Pitezel e la fine della fuga
I figli di Benjamin Pitezel, Howard, Alice e Nellie, vengono spostati durante i continui viaggi di Holmes. In momenti diversi, i bambini vengono separati e poi uccisi. I corpi di Alice e Nellie vengono ritrovati a Toronto, in Canada. Le indagini stabiliscono che sono morte per asfissia da gas. La sorte di Howard emerge attraverso una ricostruzione parallela che conferma l’eliminazione sistematica dei minori.
Nel frattempo Marion Hedgepeth, che non ha mai ricevuto i 500 dollari promessi, decide di vendicarsi. Denuncia la truffa alla compagnia assicurativa, fornendo dettagli precisi sul piano raccontatogli da Holmes in carcere. La segnalazione fa scattare un mandato di arresto.
Il 17 novembre 1894 Holmes viene arrestato mentre si sta imbarcando per l’Europa. La sua rete di identità e spostamenti non basta più a proteggerlo.
Le accuse e l’ispezione del Castello
Durante le indagini, la vedova di Pitezel è convinta inizialmente che il marito sia ancora vivo, perché questa è la versione che Holmes ha imposto. Quando scopre la verità, pretende di sapere che fine abbiano fatto i figli. Holmes sostiene che si trovino presso una ricca signora in Inghilterra, ma gli inquirenti capiscono subito che sta mentendo.
Anche Georgiana Yoke inizia a collaborare con la polizia dopo aver scoperto la bigamia. Nel frattempo il Castello, già danneggiato dall’incendio, viene ispezionato. La polizia rinviene scheletri interi e numerose ossa semi-carbonizzate, tra cui il bacino di una ragazza di 14 anni. Il materiale recuperato può essere ricondotto ad almeno 150 individui, ma il numero reale resta ignoto, perché molti resti sono stati distrutti o venduti.
Holmes viene riconosciuto colpevole di quattro omicidi in una prima fase, ma è evidente che si tratta solo di una parte minima di ciò che ha commesso.
Il processo e il confine della prova
Nell’autunno del 1895 si apre e si conclude il processo. Holmes confessa 27 omicidi, ma viene condannato solo per 9 di essi, oltre che per numerose frodi assicurative. La discrepanza tra confessioni, sospetti e condanne mette in evidenza un limite strutturale dell’indagine: molte sparizioni non possono essere dimostrate oltre ogni ragionevole dubbio.
Nonostante ciò, l’opinione pubblica e la stampa costruiscono l’immagine di un assassino responsabile di oltre 200 omicidi. Il Castello diventa simbolo, attrazione morbosa, luogo di pellegrinaggio. Un secondo incendio, scoppiato in circostanze mai chiarite, lo distrugge completamente, cancellando una parte significativa delle prove materiali.
La morte e le ultime parole
La mattina del 7 maggio 1896, all’età di 34 anni, H.H. Holmes viene impiccato. Fino all’ultimo tenta di controllare la narrazione: cambia versione, sostiene di aver ucciso solo due persone. Non viene ascoltato.
Quando il boia prepara il cappio, Holmes pronuncia le sue ultime parole: «Prendi il tuo tempo, non pasticciarlo». Alle 10.13 la botola si apre. Il cappio non è regolato correttamente e la morte non è immediata. Secondo i testimoni, Holmes impiega circa quindici minuti a morire per strangolamento.
Prima dell’esecuzione lascia disposizioni precise: non vuole un’autopsia e chiede che la bara venga riempita di cemento per evitare che il corpo venga trafugato. Le richieste vengono accettate. I suoi avvocati rifiutano un’offerta di 5.000 dollari per il cadavere e respingono anche la richiesta di asportare il cervello per studi scientifici.
La sepoltura
Dopo l’esecuzione, il corpo di H.H. Holmes viene sepolto all’Holy Cross Cemetery. Le disposizioni lasciate prima della morte vengono rispettate in modo rigoroso. La bara viene riempita di cemento e calata in una fossa profonda, senza lapide visibile, anche se il nome Herman Webster Mudgett risulta regolarmente annotato nel registro del cimitero. Holmes teme esplicitamente che il suo cadavere possa essere trafugato dai tombaroli o venduto per scopi scientifici e commerciali, come accade spesso in quell’epoca ai corpi di criminali celebri. Il cemento diventa così l’ultimo strumento di controllo sul proprio destino fisico.
Per decenni la sepoltura resta indisturbata, ma intorno alla figura di Holmes continuano a crescere ipotesi, leggende e dubbi. Una delle più persistenti riguarda la possibilità che abbia simulato la propria morte, scambiando il corpo con quello di un altro detenuto o di un uomo non identificato. L’idea si inserisce perfettamente nella sua biografia: un uomo che cambia nome, identità, moglie e professione, che costruisce frodi basate sulla morte fittizia di altri, appare, nell’immaginario collettivo, come qualcuno capace di orchestrare anche la propria sparizione finale.
Nel corso del Novecento questa ipotesi viene ripresa più volte, alimentata dall’assenza di una lapide, dalla natura della sepoltura e dal fatto che Holmes, fino all’ultimo, tenta di manipolare il racconto di sé. Tuttavia, solo nel XXI secolo si decide di affrontare la questione in modo definitivo.
La riesumazione e la verifica dell’identità
Nel 2017 viene autorizzata l’esumazione del corpo sepolto all’Holy Cross Cemetery. La riesumazione avviene oltre centoventi anni dopo l’esecuzione e ha un obiettivo preciso: verificare se i resti appartengano realmente a Herman Webster Mudgett o se l’identità sia stata falsificata. Quando la bara viene aperta, il corpo appare in uno stato di conservazione sorprendente, proprio a causa del cemento che ne ha rallentato il deterioramento.
Le analisi condotte sui resti, in particolare su denti e ossa, permettono di confrontare le caratteristiche fisiche con i dati storici disponibili. Gli esami confermano in modo univoco che il corpo è effettivamente quello di Holmes. Non c’è stato alcuno scambio, nessuna fuga finale, nessun ultimo inganno riuscito. L’uomo che viene impiccato il 7 maggio 1896 è lo stesso che viene sepolto sotto il cemento, e lì rimane.
La riesumazione chiude una delle ultime zone d’ombra legate alla sua identità, ma non scioglie le ambiguità più profonde del caso. Stabilire chi giace nella tomba non significa stabilire quante persone siano passate dal suo sistema di frode e morte, né quante sparizioni possano essere attribuite con certezza alla sua azione diretta. Anche dopo la conferma scientifica, Holmes resta una figura sospesa tra ciò che è provato e ciò che è solo ricostruibile per frammenti.
La verifica dell’identità non ridimensiona il caso, ma lo riporta su un piano più concreto: non quello del mito dell’uomo che sfugge alla giustizia, bensì quello di un criminale che, pur fermato e identificato, lascia dietro di sé un numero di vuoti che nessuna analisi può colmare del tutto.
Holmes come struttura, non solo come individuo
H.H. Holmes resta un caso che non si lascia chiudere in una cifra o in una definizione semplice. Non è solo un assassino seriale, ma un costruttore di contesti, un manipolatore che sfrutta istituzioni, relazioni e vuoti normativi. Il suo operato mostra come il crimine possa prosperare quando si inserisce nei meccanismi del progresso, della fiducia sociale e dell’assenza di connessioni investigative.
La sua storia non offre una risposta definitiva, ma una consapevolezza critica: il male non agisce sempre nell’ombra, a volte cresce alla luce del giorno, dietro una scrivania, una farmacia, un contratto firmato con calma.
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