Katoomba, Nuovo Galles del Sud, Australia, anni Settanta e Novanta – Rodney Francis Cameron, nato Rodney Francis Mallard e noto come Rodney Cameron dopo l’adozione, commette una serie di omicidi che portano a più condanne all’ergastolo. Muore in custodia il 19 aprile 2025, mentre sta ancora scontando la pena.
Origini e primi anni di Rodney Cameron
Rodney Francis Cameron nasce nel 1952 in Australia con il cognome Mallard, che verrà successivamente sostituito con Cameron dopo l’adozione. L’infanzia si sviluppa in un contesto familiare profondamente instabile. Il padre muore quando Rodney è ancora molto piccolo, mentre la madre perde la vita a causa di un infarto davanti ai suoi occhi alcuni anni più tardi. Rimasto orfano, viene affidato a una famiglia adottiva, ma il nuovo ambiente non riesce a offrirgli quella stabilità che sarebbe stata necessaria durante la crescita.
Fin dall’età scolare emergono comportamenti violenti e gravemente disfunzionali. Cameron manifesta aggressività fisica nei confronti dei coetanei, in particolare verso alcune compagne di scuola, mostrando una precoce difficoltà nel controllo degli impulsi e nel riconoscimento dei limiti imposti dalle relazioni con gli altri. Gli episodi non restano confinati all’ambiente scolastico: prima dei dieci anni tenta deliberatamente di provocare il deragliamento di un treno, un gesto che porta le autorità a intervenire e che rappresenta uno dei primi segnali documentati della sua pericolosità.
A seguito di questo episodio viene inviato in riformatorio. L’istituzionalizzazione precoce non modifica il suo comportamento e l’allontanamento definitivo dalla famiglia adottiva interrompe qualsiasi possibilità di costruire legami stabili. Quando lascia l’istituto, Cameron presenta già un quadro caratterizzato da persistenti condotte aggressive che continueranno a manifestarsi negli anni successivi.
Adolescenza e escalation comportamentale
Durante l’adolescenza, Rodney Cameron sviluppa una precoce dipendenza dall’alcol e dalle sostanze stupefacenti. L’abuso diventa una costante della sua vita, accompagnato da episodi di violenza rivolti sia verso gli altri sia verso sé stesso. In questo periodo si registrano tentativi di suicidio, condotte autolesive e una progressiva marginalizzazione sociale.
Parallelamente manifesta un crescente interesse per l’occulto e il satanismo, elementi che lo stesso Cameron richiama durante gli anni della detenzione. Questo aspetto, spesso enfatizzato dalla narrazione mediatica, non emerge come il movente dei suoi delitti, ma contribuisce alla costruzione dell’immagine pubblica del serial killer.
Nel corso di questi anni Cameron tenta più volte di strangolare alcune donne, tra cui una bambina e un’anziana. Questi episodi confermano una progressiva escalation della violenza e conducono la famiglia adottiva ad allontanarlo definitivamente. La ripetizione delle aggressioni evidenzia una modalità comportamentale ormai consolidata, destinata a manifestarsi con conseguenze sempre più gravi negli anni successivi.
Una parentesi di apparente normalità
Prima dei vent’anni, Rodney Cameron attraversa una fase che, almeno in apparenza, sembra segnare un periodo di maggiore stabilità. Consegue il diploma da infermiere, trova un impiego e sposa una donna più grande di lui. Per un certo periodo conduce una vita che appare compatibile con una normale integrazione sociale.
Questa fase viene spesso interpretata come un tentativo di reinserimento, ma gli sviluppi successivi mostrano come la stabilità raggiunta non corrisponda a un’effettiva interruzione della condotta violenta. La capacità di mantenere un lavoro stabile e di costruire una relazione coniugale non impedisce infatti il successivo passaggio all’omicidio.
La formazione infermieristica gli consente di acquisire competenze sanitarie e di operare a stretto contatto con persone in condizioni di vulnerabilità. Non emergono elementi che colleghino direttamente tali competenze ai delitti successivi, ma questa esperienza rappresenta comunque una parte significativa del suo percorso biografico. Il matrimonio e l’attività lavorativa contribuiscono a costruire un’immagine di apparente normalità destinata a interrompersi con l’inizio della serie di omicidi.
L’inizio degli omicidi
Nel 1974 Rodney Cameron si trasferisce con la moglie a Katoomba, nelle Blue Mountains del Nuovo Galles del Sud. È qui che prende avvio la serie di delitti per i quali verrà successivamente processato e condannato.
La prima vittima per la quale Cameron viene condannato è Florence Edith Jackson, quarantanovenne e sua collega di lavoro. La donna viene trovata morta nel proprio letto dopo essere stata violentata e strangolata. Dopo l’omicidio, l’assassino le introduce un asciugamano in gola, un particolare che ricomparirà anche in un successivo delitto e che gli investigatori considerano un elemento utile per collegare i casi. Cameron viene rapidamente individuato come principale sospettato e si dà alla fuga.
Durante la latitanza uccide anche Francesco Ciliberto, diciannovenne di origine italiana. Il giovane viene colpito alla testa con una pietra, strangolato e successivamente gettato da una scogliera. Il corpo viene rinvenuto alcuni giorni dopo e l’omicidio verrà attribuito a Cameron nel corso delle indagini successive al suo arresto, contribuendo all’aggravamento della sua posizione giudiziaria.
Arresto, condanne e rilascio
Dopo la fuga, Cameron viene arrestato nel Queensland e condannato all’ergastolo per l’omicidio di Florence Edith Jackson. Nel corso della detenzione, gli sviluppi investigativi relativi all’uccisione di Francesco Ciliberto portano a una nuova condanna, consolidando ulteriormente la sua posizione giudiziaria.
Durante gli anni trascorsi in carcere intrattiene una lunga corrispondenza con una donna di nome Anne, che in seguito diventa la sua seconda moglie. Il matrimonio viene celebrato nel 1986 mentre Cameron è ancora detenuto.
Successivamente ottiene una revisione della propria posizione detentiva e, dopo essere stato ritenuto idoneo al reinserimento nella società, viene rimesso in libertà alla fine del 1989. La decisione rappresenta uno degli aspetti più controversi della sua vicenda giudiziaria, poiché pochi mesi dopo Cameron tornerà a uccidere.
La controversa valutazione della riabilitazione
La vicenda giudiziaria di Rodney Cameron è caratterizzata da una successione di condanne, revisioni e provvedimenti di rilascio che, nel tempo, alimentano un ampio dibattito sulle modalità con cui viene valutata la pericolosità dei detenuti condannati per omicidio. Dopo i primi anni trascorsi in carcere, il suo comportamento all’interno dell’istituto penitenziario viene considerato sufficientemente stabile da consentire una progressiva rivalutazione della sua posizione.
Nel corso della detenzione Cameron partecipa ai programmi previsti dall’amministrazione penitenziaria e riesce a costruire l’immagine di un detenuto che sembra aver intrapreso un percorso di cambiamento. In questo periodo intrattiene anche una lunga corrispondenza con Anne, la donna che sposerà nel 1986 mentre si trova ancora in carcere. Questi elementi contribuiscono a rafforzare la percezione di una possibile reintegrazione nella società.
Alla fine del 1989 le autorità dispongono il suo rilascio, ritenendo che il rischio di una nuova escalation criminale sia sufficientemente contenuto. La decisione si basa sulle valutazioni disponibili in quel momento e riflette gli strumenti diagnostici e i criteri di analisi della pericolosità utilizzati dall’epoca, molto diversi da quelli adottati oggi nella gestione dei criminali violenti e dei serial killer.
Gli eventi successivi dimostrano tuttavia quanto tali valutazioni possano rivelarsi fallibili. A distanza di pochi mesi dalla scarcerazione, Cameron torna infatti a uccidere, riportando al centro del dibattito pubblico australiano il tema della recidiva nei reati più gravi e dei limiti delle procedure impiegate per stimare il rischio di reiterazione della violenza. Il suo caso continua ancora oggi a essere richiamato come esempio delle difficoltà che il sistema giudiziario incontra quando deve stabilire se un autore di omicidi seriali possa essere realmente considerato idoneo al reinserimento sociale.
La recidiva e l’omicidio di Maria Goellner
Pochi mesi dopo il rilascio, Rodney Cameron torna a vivere a Katoomba, nelle Blue Mountains. Trova un nuovo impiego e, nel giro di breve tempo, riprende a uccidere, riproponendo una dinamica che richiama quella già osservata nel 1974.
In questo periodo partecipa a una trasmissione radiofonica dedicata agli incontri sentimentali, presentandosi come un biologo marino, non fumatore e non bevitore, alla ricerca di una relazione stabile. Attraverso questo programma entra in contatto con Maria Goellner, quarantatreenne.
I due si incontrano nel giugno del 1990 allo Sky Rider Motor Inn di Katoomba. Goellner viene aggredita con estrema violenza, percossa e colpita ripetutamente con oggetti contundenti. Il suo corpo viene rinvenuto alcuni giorni dopo nel bagno della stanza, con un mazzo di fiori appoggiato sul petto e un fazzoletto introdotto nella gola. Dopo l’omicidio Cameron si impossessa dell’automobile della vittima e si dà nuovamente alla fuga.
Il delitto, commesso a pochi mesi dalla sua scarcerazione, alimenta un ampio dibattito pubblico sull’efficacia delle valutazioni effettuate prima del rilascio. È inoltre in relazione a questo caso che parte della stampa australiana inizia a utilizzare con maggiore frequenza l’espressione “Lonely Hearts Killer”, riferita alla modalità con cui Cameron entra in contatto con alcune delle sue vittime.
Cattura definitiva e confessioni
Dopo la fuga successiva all’omicidio di Maria Goellner, Rodney Cameron viene nuovamente arrestato e condannato all’ergastolo senza possibilità di ottenere la libertà condizionale. Con questa sentenza termina definitivamente la sua carriera criminale fuori dal carcere.
Nel corso della detenzione Cameron confessa anche l’omicidio di Sarah McKenzie, un’anziana vedova di guerra uccisa nel 1974 mediante accoltellamento e ripetuti colpi inferti con un attrezzo da giardinaggio. Nonostante la confessione, per questo delitto non viene celebrato un ulteriore processo e non viene pronunciata una nuova condanna.
Le condanne definitive riguardano gli omicidi di Florence Edith Jackson, Francesco Ciliberto e Maria Goellner. Alla sua figura vengono inoltre attribuiti altri delitti, tra cui quello di Sarah McKenzie, mentre alcune ricostruzioni investigative ipotizzano un numero di vittime superiore. Queste ulteriori attribuzioni, tuttavia, non trovano un definitivo riscontro giudiziario.
Detenzione e morte
Dopo la condanna definitiva, Rodney Cameron trascorre il resto della vita in carcere, detenuto in diverse strutture penitenziarie del Nuovo Galles del Sud. Rimane in custodia per oltre tre decenni, senza ottenere ulteriori benefici che possano condurre a un nuovo rilascio.
Il 19 aprile 2025 muore all’età di 72 anni al Prince of Wales Hospital di Sydney, dove è ricoverato per una malattia terminale, mentre sta ancora scontando la pena dell’ergastolo.
La sua morte pone fine alla vicenda personale di Cameron, mentre il procedimento giudiziario si era già concluso negli anni precedenti con le condanne definitive. Il caso continua tuttavia a rappresentare uno dei principali esempi australiani di recidiva dopo un rilascio condizionale e di difficoltà nella valutazione della pericolosità criminale.
Identità, soprannomi e distorsione narrativa
Rodney Cameron viene ricordato attraverso una pluralità di nomi: Rodney Mallard, Katoomba Killer, Lonely Hearts Killer. Questa frammentazione non è solo nominale, ma interpretativa. Ogni etichetta enfatizza un aspetto diverso, rischiando di oscurare la continuità strutturale della violenza.
Il caso Rodney Cameron mostra come la semplificazione narrativa possa trasformare un profilo complesso in un archetipo fuorviante. La sua storia non è quella di un seduttore seriale nel senso classico, ma di un soggetto che sfrutta contesti di vulnerabilità, accesso e fiducia per esercitare controllo e violenza.