Joachim Georg Kroll: il mostro della Ruhr

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Kroll
Joachim Georg Kroll agisce per oltre vent’anni nella Germania Ovest, uccidendo giovani donne e una bambina. Cannibalismo, necrofilia e una lunga impunità caratterizzano la sua parabola criminale, conclusa solo nel 1976 con una confessione che rivela l’estensione reale dei suoi crimini.

Tabella dei Contenuti

Germania Ovest, anni ’50-70 – In un contesto di ricostruzione postbellica, la Germania Ovest si trova confrontarsi con una lunga sequenza di omicidi colpisce diverse aree della Ruhr. Joachim Georg Kroll, soprannominato “Il cacciatore della Ruhr”,  agisce per oltre vent’anni prima di essere identificato e arrestato.

Un contesto di macerie materiali e silenzi sociali

La Germania Ovest del dopoguerra vive una fase di ricostruzione accelerata, economica e industriale, ma anche una rimozione collettiva dei traumi recenti. In questo spazio ambiguo, dove la necessità di normalità supera spesso l’elaborazione del passato, si inserisce la parabola criminale di Kroll. La sua storia non emerge come un’anomalia isolata, ma come un fenomeno che si sviluppa ai margini di una società concentrata sulla produttività e poco attenta alle devianze silenziose.

Kroll non appare mai come una figura appariscente. Vive ai margini, lavora in ruoli secondari, occupa spazi urbani anonimi. Proprio questa invisibilità contribuisce alla durata della sua attività criminale, che attraversa decenni senza una reale continuità investigativa.

Infanzia, famiglia e primi elementi di disfunzione

Joachim Georg Kroll nasce il 14 aprile 1933 a Hindenburg, all’epoca cittadina tedesca nei pressi del confine con la Polonia, oggi Zabrze. È il sesto di nove figli di una famiglia di minatori poveri. Fin dall’infanzia appare fisicamente più minuto e fragile rispetto ai fratelli, e sviluppa una forte dipendenza dalla madre, unica figura affettiva stabile.

Il padre viene richiamato al fronte durante la Seconda guerra mondiale e, catturato dall’Armata Rossa, non fa più ritorno. L’assenza paterna non viene mai colmata e contribuisce a una struttura familiare sbilanciata, in cui Kroll cresce sottomesso alle sorelle e incapace di costruire un’identità autonoma.

Il suo percorso scolastico è breve e insufficiente. Raggiunge solo il terzo grado, dimostrando difficoltà cognitive e relazionali. La sua adolescenza si sviluppa in isolamento, senza amicizie significative e senza esperienze sentimentali. L’incapacità di relazionarsi con le ragazze diventa una costante, accompagnata da nervosismo e comportamenti ossessivi.

Nel 1947 la famiglia si trasferisce nella Renania Settentrionale-Vestfalia. Kroll continua a vivere un’esistenza grigia, apparentemente priva di eventi rilevanti. La morte della madre, avvenuta il 24 gennaio 1955, segna però una frattura netta. A distanza di poche settimane, la sua traiettoria cambia radicalmente.

Il primo omicidio e l’inizio della serie

Il primo omicidio avviene nel febbraio 1955. La vittima è Irmgard Strehl, diciannove anni. Viene violentata e uccisa con una pugnalata in un fienile nei pressi del villaggio di Walstede. L’evento non viene immediatamente collegato a una serie, ma per Kroll rappresenta un punto di svolta interno.

Dopo questo atto, Kroll sperimenta una sensazione di controllo e vitalità che non aveva mai conosciuto. L’omicidio diventa per lui una risposta alla propria inadeguatezza, un meccanismo di compensazione che si consolida rapidamente. Da questo momento, il desiderio di uccidere si struttura come impulso ricorrente.

Modalità operative e scelta delle vittime

Nel corso degli anni, Kroll sviluppa un modus operandi relativamente coerente. Le vittime sono prevalentemente di sesso femminile, spesso giovanissime. L’aggressione avviene per sorpresa, seguita da strangolamento. Dopo la morte, Kroll si dedica ad atti di necrofilia, quindi alla mutilazione del corpo.

La componente cannibalica si inserisce progressivamente nella sua condotta. Parti del corpo vengono asportate e consumate successivamente nella sua abitazione. Questo elemento, inizialmente occasionale, diventa parte integrante della sua ritualità.

Kroll dimostra attenzione nella scelta dei luoghi. Raramente colpisce nello stesso posto e, quando lo fa, lascia passare anni. Questa dispersione geografica, unita alla presenza di altri criminali attivi nella regione, contribuisce a confondere le indagini e a garantirgli una lunga impunità.

Le vittime e l’escalation

Nel 1956, a Kirchhellen, Kroll uccide Erika Schuletter, dodici anni. La violenta, la strangola e abbandona il corpo. Nel 1959, il 17 giugno, tocca a Klara Tesmer, assassinata nei boschi vicino a Rheinhausen.

Poche settimane dopo, il 26 luglio 1959, rapisce la sedicenne Manuela Knodt. Dopo averla violentata e strangolata, rimuove pezzi di carne dai glutei e dalle cosce. Li consuma in seguito. L’esperienza cannibalica ha per lui un valore decisivo: da questo momento, la “caccia” assume una nuova funzione.

È questo omicidio a essere formalmente attribuito dalla stampa e dalla polizia al cosiddetto “Cacciatore della Ruhr”, soprannome che accompagna Kroll per il resto della sua attività.

Duisburg e la normalità apparente

Intorno al 1960, Kroll si trasferisce a Duisburg. Trova lavoro prima come inserviente ai bagni della Mannesmann, poi presso le industrie Thyssen. Si stabilisce al numero 24 di Friesenstrasse, nel quartiere Laar. L’appartamento diventa uno spazio privato di accumulo ossessivo: riviste pornografiche, bambole gonfiabili, cibo conservato in modo anomalo.

In questo periodo riprende a uccidere, alternando fasi di attività a lunghi intervalli. La sua vita quotidiana non desta sospetti particolari. È descritto come un uomo solitario, poco comunicativo, ma non apertamente disturbante.

L’omicidio della coppia e l’eccezione maschile

Il 22 agosto 1965, Kroll commette un omicidio atipico. Le vittime sono una coppia di innamorati, Hermann Schmitz e Marion Veen, appartati in auto in una zona frequentata da coppiette. Kroll fora uno pneumatico del veicolo e si nasconde.

Quando Hermann scende per controllare, viene accoltellato e ucciso. Marion riesce a spostarsi al posto di guida, avvia l’auto e fugge, sfiorando l’investimento dell’aggressore. Kroll riesce a dileguarsi.

Hermann Schmitz rimane l’unica vittima maschile attribuita a Kroll. L’episodio mostra una variazione nel comportamento, ma non modifica la sua traiettoria complessiva.

L’errore finale e l’omicidio di Marion Ketter

Nel luglio 1976, dopo oltre vent’anni di attività, Kroll commette l’errore che porta alla sua cattura. Il 3 luglio rapisce Marion Ketter, quattro anni, figlia di una vicina di casa nel quartiere Laar. La uccide e, a causa della vivacità del quartiere, non riesce a occultare immediatamente il corpo.

Decide di smembrarlo all’interno dell’appartamento. Parti del corpo vengono cucinate, altre tentate di essere eliminate attraverso le tubature. La scomparsa della bambina mobilita la polizia e gli abitanti, che organizzano ricerche porta a porta.

Il giorno successivo, un’impresa di spurgo interviene nello stabile per un grave intasamento. Durante le operazioni vengono rinvenuti polmoni e altri organi interni. Il medico legale conferma che appartengono a un bambino.

La scoperta e la confessione

Seguendo la linea degli scarichi, l’impresa risale all’appartamento di Kroll. La polizia si presenta alla sua porta. Messo sotto pressione, Kroll confessa che i resti appartengono a Marion Ketter.

Indica poi una pentola sul fornello. All’interno, gli agenti trovano la mano della bambina che cuoce insieme a carote e patate. La perquisizione dell’appartamento porta al ritrovamento di pacchetti di carne umana congelata nel freezer e dell’intera collezione di bambole gonfiabili.

Il regno di terrore di Kroll termina in quel momento.

Le ammissioni e il processo

Durante gli interrogatori, Kroll confessa l’omicidio di Marion Ketter e di altre tredici vittime. Ammette di praticare il cannibalismo anche per risparmiare sul cibo, una giustificazione che riflette una percezione distorta e banalizzante dei propri atti.

Il processo si apre nell’aprile 1982 e dura 151 giorni. Kroll viene condannato a nove ergastoli e incarcerato nella prigione di Rheinbach, vicino a Bonn. Manifesta la convinzione che le autorità lo avrebbero semplicemente ricoverato e curato, per poi rimetterlo in libertà.

Le perizie psichiatriche gli attribuiscono un quoziente intellettivo di 76, collocandolo nella fascia del ritardo cognitivo lieve. Questo dato contribuisce alla sua fama di uno dei serial killer meno intelligenti, ma non riduce la complessità della sua condotta.

Detenzione e morte

Kroll muore il 1º luglio 1991, all’età di 58 anni, ufficialmente per un attacco cardiaco. Esistono però sospetti di violenze subite in carcere, dove viene più volte minacciato e aggredito da altri detenuti.

La sua morte chiude formalmente il caso, ma non esaurisce le domande che la sua storia solleva. La lunga durata della sua impunità, la frammentazione investigativa e la capacità di mimetizzarsi in una società concentrata su altro restano elementi centrali della sua vicenda.

 

 

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