New Orleans, Louisiana, Stati Uniti, 1918–1919 – Una serie di aggressioni notturne colpisce abitazioni private della città e delle aree circostanti. L’autore, ribattezzato dalla stampa “l’Uomo con l’ascia”, non viene mai identificato e il caso rimane uno dei più celebri misteri della cronaca nera americana.
Una città sospesa tra modernità e tensioni sociali
Quando la prima aggressione attribuita all’Uomo con l’ascia sconvolge New Orleans nella primavera del 1918, la città attraversa una fase di profonde trasformazioni. Il principale porto della Louisiana rappresenta uno dei centri commerciali più importanti del sud degli Stati Uniti, crocevia di merci, culture e comunità provenienti da ogni parte del Mediterraneo, dei Caraibi e dell’America centrale. Accanto alla popolazione creola convivono infatti consistenti comunità francesi, irlandesi, tedesche e italiane, queste ultime concentrate soprattutto nelle attività commerciali legate alla vendita di generi alimentari.
L’ingresso degli Stati Uniti nella Prima guerra mondiale contribuisce inoltre ad alimentare un clima di diffidenza e incertezza. La propaganda bellica, la paura dello spionaggio e le tensioni economiche rendono l’opinione pubblica particolarmente sensibile a qualsiasi episodio di violenza. Ogni delitto assume rapidamente una dimensione collettiva e i giornali competono nel pubblicare ricostruzioni sempre più dettagliate, contribuendo a diffondere un senso di insicurezza ben oltre i confini della città.
È in questo contesto che prende forma una delle più enigmatiche sequenze di omicidi della storia criminale statunitense. A differenza di altri serial killer dell’epoca, l’autore non sceglie luoghi isolati né vittime facilmente riconducibili a una singola categoria sociale. Colpisce all’interno delle abitazioni, durante la notte, trasformando quello che dovrebbe essere il luogo più sicuro in uno spazio imprevedibilmente vulnerabile.
Fin dalle prime indagini emerge infatti un elemento destinato a diventare il tratto distintivo del caso. L’aggressore non porta con sé l’arma del delitto. Dopo essere entrato nelle case forzando quasi sempre un pannello della porta sul retro, utilizza un’ascia appartenente agli stessi proprietari dell’abitazione. Terminata l’aggressione, abbandona l’arma sulla scena del crimine e si allontana senza sottrarre denaro, gioielli o altri oggetti di valore.
L’assenza di un movente economico orienta fin dall’inizio gli investigatori verso l’ipotesi di un autore che uccide per ragioni diverse dalla rapina. Allo stesso tempo, proprio l’utilizzo di strumenti reperiti sul posto rende estremamente difficile individuare elementi utili all’identificazione del responsabile, poiché l’arma non offre alcun collegamento con un eventuale sospettato.
I delitti di Joseph e Catherine Maggio
La notte tra il 22 e il 23 maggio 1918 segna l’inizio della vicenda destinata a entrare nella storia come quella dell’Uomo con l’ascia di New Orleans.
Joseph Maggio e la moglie Catherine vengono aggrediti mentre dormono nella loro abitazione, situata sopra il negozio di alimentari di famiglia. Entrambi appartengono alla numerosa comunità italo-americana che, nei primi decenni del Novecento, gestisce una parte significativa del piccolo commercio cittadino.
Quando i parenti entrano nell’abitazione la mattina seguente, trovano una scena estremamente violenta. I due coniugi presentano profonde ferite provocate da un’ascia e da un rasoio utilizzato probabilmente prima dell’aggressione principale. Nonostante il livello di brutalità dell’attacco, nulla risulta mancare dall’appartamento.
Gli investigatori individuano rapidamente alcuni elementi ricorrenti che, nei mesi successivi, riappariranno in altri episodi. Un pannello della porta posteriore è stato rimosso per consentire l’ingresso nell’abitazione e l’ascia utilizzata appartiene agli stessi Maggio. L’autore sembra inoltre conoscere perfettamente la disposizione interna della casa e riesce ad allontanarsi senza essere visto da alcun vicino.
Le prime ipotesi investigative si concentrano inizialmente su possibili regolamenti di conti all’interno della comunità italiana, anche perché Joseph Maggio aveva avuto alcuni contrasti commerciali. Vengono interrogati familiari, conoscenti e clienti del negozio, ma nessuna pista produce risultati concreti. Con il trascorrere delle settimane, l’idea di un duplice omicidio maturato per motivi personali perde progressivamente consistenza.
Il caso rimane irrisolto, ma assume un significato completamente diverso appena un mese dopo, quando un’altra famiglia viene colpita con modalità sorprendentemente simili.
L’aggressione a Louis Besumer e Anna Lowe
Il 28 giugno 1918 un nuovo episodio convince definitivamente gli investigatori che il duplice omicidio dei Maggio potrebbe non rappresentare un fatto isolato.
Intorno alle sette del mattino John Zanca raggiunge il negozio di alimentari gestito da Louis Besumer. Trovando l’esercizio ancora chiuso, decide di raggiungere l’ingresso posteriore dell’abitazione. Ad aprire la porta è lo stesso Besumer, gravemente ferito e con il volto ricoperto di sangue. L’uomo riesce a pronunciare poche parole prima di accompagnare il conoscente nella camera da letto, dove Anna Lowe giace priva di sensi in un letto completamente intriso di sangue.
Anche questa volta gli investigatori trovano un pannello della porta posteriore divelto. Nel bagno viene rinvenuta una piccola ascia appartenente al proprietario dell’abitazione, utilizzata durante l’aggressione e poi abbandonata sul posto. Ancora una volta non risultano oggetti rubati né segni riconducibili a un tentativo di rapina.
L’indagine, tuttavia, prende presto una direzione molto diversa rispetto al caso Maggio. Le dichiarazioni dei due sopravvissuti appaiono infatti contraddittorie e contribuiscono ad alimentare una notevole confusione. Anna Lowe, dopo aver ripreso conoscenza, indica inizialmente un uomo afroamericano come aggressore. In seguito modifica la propria versione accusando direttamente Besumer e sostenendo addirittura che l’uomo sia coinvolto in attività di spionaggio a favore della Germania.
Le accuse trovano immediata eco sui giornali, che amplificano ogni dettaglio senza che vi siano riscontri concreti. Vengono diffuse notizie riguardanti presunti documenti compromettenti e sostanze stupefacenti rinvenute nell’abitazione, mentre alcuni vicini descrivono la coppia come eccentrica e problematica. Nel frattempo anche Besumer rilascia dichiarazioni poco coerenti, arrivando a sostenere che Anna non sia sua moglie nonostante i due convivano stabilmente.
La vicenda si trasforma rapidamente in un caso mediatico che distoglie l’attenzione dall’eventuale presenza di un aggressore seriale. Soltanto con il passare dei mesi, quando gli episodi violenti continuano a ripetersi seguendo uno schema analogo, gli investigatori iniziano a considerare seriamente la possibilità che dietro entrambe le aggressioni si nasconda la stessa mano.
L’espansione della serie di aggressioni
Con il procedere dell’estate del 1918 diventa sempre più difficile considerare gli episodi come eventi isolati. Le analogie tra le diverse scene del crimine iniziano a delineare un modello preciso: l’aggressore agisce durante la notte, entra quasi sempre attraverso un pannello rimosso dalla porta posteriore, utilizza un’ascia trovata all’interno dell’abitazione e abbandona l’arma prima di fuggire. L’assenza di furti conferma inoltre che il movente non è economico, mentre la violenza estrema degli attacchi suggerisce un’aggressione pianificata con finalità diverse dalla semplice eliminazione delle vittime.
Il 5 agosto 1918 la serie prosegue con un nuovo assalto. Edward Schneider rientra a casa dopo il lavoro e trova la moglie Anna, incinta di otto mesi, gravemente ferita nel letto. La donna presenta profonde lesioni alla testa provocate da un oggetto contundente ed è immediatamente trasportata in ospedale.
Dopo aver ripreso conoscenza, Anna Schneider racconta di essersi addormentata e di essere stata improvvisamente svegliata dalla presenza di una figura scura accanto al letto. L’ultimo ricordo prima di perdere i sensi è il riflesso metallico dell’ascia che si abbatte su di lei. La sua testimonianza, pur limitata, conferma ancora una volta che l’aggressore colpisce senza alcun preavviso e approfitta del sonno delle vittime per ridurre al minimo ogni possibilità di reazione.
La polizia arresta temporaneamente James Gleason, un uomo che aveva destato sospetti tentando di allontanarsi alla vista degli agenti. Gli investigatori, tuttavia, non riescono a raccogliere prove sufficienti per collegarlo all’aggressione e sono costretti a rilasciarlo poco dopo. Anche questa pista si conclude senza risultati, alimentando la sensazione che l’autore dei delitti riesca sistematicamente a sfuggire a qualsiasi tentativo di identificazione.
Nei mesi successivi la sequenza di aggressioni continua a colpire New Orleans e alcune località limitrofe. Tra l’agosto del 1918 e l’ottobre del 1919 vengono attribuiti all’Uomo con l’ascia numerosi attacchi, alcuni mortali e altri conclusi con il ferimento delle vittime. Non tutti gli episodi vengono però accettati unanimemente dagli studiosi contemporanei. La documentazione disponibile presenta infatti incongruenze e, in alcuni casi, le modalità dell’aggressione differiscono parzialmente da quelle osservate negli episodi principali. Per questo motivo esiste ancora oggi un dibattito sul numero esatto delle vittime effettivamente riconducibili allo stesso autore.
Nel complesso, gli episodi generalmente attribuiti all’Axeman provocano almeno sei morti e numerosi feriti. L’ultima vittima comunemente accettata è Mike Pepitone, assassinato nella notte tra il 27 e il 28 ottobre 1919 nella propria abitazione. Anche in questo caso gli investigatori trovano un pannello della porta posteriore rimosso e l’ascia utilizzata durante l’aggressione abbandonata nei pressi della casa, riproponendo uno schema ormai tristemente familiare.
Le indagini e il clima di paura
Con il susseguirsi degli attacchi, la pressione sull’amministrazione cittadina e sul dipartimento di polizia cresce rapidamente. L’incapacità di individuare un sospettato genera un diffuso senso di insicurezza, aggravato dal fatto che gli omicidi avvengono all’interno delle abitazioni private. A differenza di altri criminali dell’epoca, l’Uomo con l’ascia non sceglie luoghi isolati né assale sconosciuti per strada: entra direttamente nelle case, trasformando il momento del riposo in quello di maggiore vulnerabilità.
Le autorità intensificano le pattuglie notturne, aumentano i controlli nei quartieri maggiormente colpiti e organizzano ronde supplementari. Molti cittadini decidono però di non affidarsi esclusivamente alla protezione della polizia. In numerose abitazioni vengono acquistate armi da fuoco, rinforzate porte e finestre e organizzati turni di sorveglianza tra vicini di casa.
Un elemento che attira rapidamente l’attenzione degli investigatori riguarda la provenienza di molte vittime. Diversi bersagli appartengono infatti alla comunità italo-americana, composta in larga parte da commercianti di generi alimentari. Questa circostanza induce alcuni osservatori dell’epoca a ipotizzare un movente etnico o collegamenti con la criminalità organizzata.
Le indagini, tuttavia, non riescono mai a dimostrare l’esistenza di un legame concreto con la mafia né a individuare un filo conduttore che unisca realmente tutte le famiglie colpite. La selezione delle vittime appare infatti meno omogenea di quanto inizialmente suggerito dalla stampa, mentre l’assenza di richieste estorsive o regolamenti di conti documentati rende progressivamente meno credibile questa interpretazione.
Parallelamente emergono altre ipotesi criminologiche. Alcuni investigatori ritengono che l’autore tragga gratificazione dalla violenza stessa e che la scelta delle abitazioni risponda più a criteri di opportunità che a un preciso movente personale. Altri osservano come gli uomini vengano spesso aggrediti nel tentativo di difendere le proprie compagne, suggerendo che l’interesse principale possa essere rivolto alle vittime femminili. Nessuna di queste interpretazioni, tuttavia, riesce a spiegare in modo soddisfacente tutti gli episodi attribuiti all’Axeman.
La lettera che trasforma un assassino in una leggenda
Il 13 marzo 1919 il caso assume una dimensione completamente nuova. Alcuni quotidiani di New Orleans pubblicano una lunga lettera attribuita all’Uomo con l’ascia, destinata a diventare uno dei documenti più celebri nella storia della cronaca nera statunitense.
L’autore del messaggio afferma di essere sfuggito alla polizia grazie alla propria intelligenza e annuncia un nuovo attacco per la notte del 19 marzo. Nella stessa lettera sostiene però che risparmierà tutte le persone che, a partire dalla mezzanotte e un quarto, si troveranno in luoghi dove viene suonato il jazz.
L’autenticità del documento non viene mai dimostrata. Ancora oggi gli studiosi discutono se la lettera provenga realmente dall’autore degli omicidi oppure sia il frutto di un mitomane o di una trovata giornalistica. Indipendentemente dalla sua origine, il testo produce un effetto straordinario sull’opinione pubblica.
La sera del 19 marzo 1919 New Orleans reagisce in maniera senza precedenti. Locali, teatri e sale da ballo rimangono aperti fino a tarda notte, mentre orchestre jazz si esibiscono davanti a un pubblico insolitamente numeroso. Anche molte famiglie decidono di suonare strumenti musicali nelle proprie abitazioni, convinte che la musica possa proteggerle dall’assassino.
La città trascorre così una delle notti più singolari della propria storia. Le strade rimangono animate fino all’alba, migliaia di persone evitano di restare sole e numerosi cittadini armati dichiarano pubblicamente di essere pronti ad affrontare l’assassino qualora avesse tentato di entrare nelle loro case. Alcuni arrivano perfino a pubblicare sui giornali provocazioni rivolte direttamente all’Axeman, invitandolo a presentarsi e promettendo di lasciargli una finestra aperta anziché costringerlo a sfondare la porta.
Quella notte, effettivamente, non viene registrata alcuna aggressione attribuita all’Uomo con l’ascia. L’assenza di nuovi delitti contribuisce ad alimentare ulteriormente il mito del serial killer e rende la vicenda ancora più difficile da separare dalle numerose leggende che, nel corso dei decenni, finiscono per intrecciarsi con la storia reale del caso.
Quando la cronaca entra nella storia del jazz
L’eco della notte del 19 marzo 1919 non si esaurisce con la mancata aggressione annunciata nella lettera. Nel giro di pochi giorni il caso ispira infatti The Mysterious Axman’s Jazz (Don’t Scare Me Papa), brano composto da Henry Clay Smith e pubblicato nello stesso anno. La canzone prende direttamente spunto dal messaggio attribuito all’Uomo con l’ascia e dall’idea che il jazz potesse rappresentare una forma di protezione contro un nuovo attacco.
L’episodio dimostra quanto rapidamente la vicenda superi i confini della cronaca giudiziaria. Mentre le indagini sono ancora aperte e l’identità dell’assassino rimane sconosciuta, l’Axeman diventa già un elemento della cultura popolare di New Orleans. Il suo nome entra nei locali della città, nella musica e nell’immaginario collettivo, contribuendo a costruire quella dimensione quasi leggendaria che ancora oggi accompagna il caso.
Chi si nasconde dietro l’Uomo con l’ascia?
Nonostante l’enorme attenzione mediatica e il numero crescente di investigatori coinvolti, l’identità dell’Uomo con l’ascia non viene mai accertata. Nel corso degli anni vengono formulate numerose ipotesi, ma nessuna riesce a raccogliere prove sufficienti per trasformarsi in un’accusa formale.
Tra le teorie più discusse figura quella che attribuisce gli omicidi a un unico serial killer, responsabile di tutti gli attacchi avvenuti tra il 1918 e il 1919. I sostenitori di questa ricostruzione evidenziano la costanza del modus operandi: l’ingresso attraverso la porta posteriore, l’utilizzo dell’ascia appartenente alle vittime, l’assenza di furti e la scelta di colpire durante il sonno costituiscono elementi ricorrenti difficili da considerare casuali.
Altri studiosi ritengono invece che il caso sia stato progressivamente ampliato dalla stampa dell’epoca, la quale avrebbe attribuito allo stesso autore episodi tra loro differenti. Secondo questa interpretazione, alcuni omicidi presentano caratteristiche troppo diverse per essere ricondotti con certezza a un unico responsabile. Le incongruenze nella scelta delle vittime, le differenze riscontrate in alcune scene del crimine e la frammentarietà della documentazione disponibile rendono infatti difficile stabilire con assoluta certezza quali episodi appartengano realmente alla stessa serie criminale.
Non mancano nemmeno le ipotesi che collegano gli omicidi alla criminalità organizzata o a vendette personali maturate all’interno della comunità italo-americana. Queste teorie trovano origine soprattutto nel fatto che diversi commercianti italiani figurano tra le vittime. Tuttavia, nessuna indagine riesce mai a dimostrare un collegamento concreto con organizzazioni mafiose o con specifici regolamenti di conti. Con il progredire delle indagini tale interpretazione perde progressivamente credibilità.
Dal punto di vista criminologico, alcuni ricercatori ipotizzano che l’autore provi una particolare gratificazione nell’introdursi nelle abitazioni durante la notte, scegliendo vittime completamente indifese. L’ascia reperita direttamente sul luogo del delitto elimina la necessità di trasportare un’arma e riduce il rischio di essere collegato ai crimini attraverso un oggetto personale. Allo stesso tempo, lasciare l’arma sulla scena potrebbe rappresentare un comportamento dettato esclusivamente dalla necessità di una fuga rapida, piuttosto che un gesto simbolico.
Rimane però un interrogativo destinato a non trovare risposta: perché gli omicidi cessano improvvisamente nell’ottobre del 1919? Le possibilità sono numerose. L’assassino potrebbe essere morto, essersi trasferito, essere stato incarcerato per altri reati oppure aver semplicemente interrotto la propria attività criminale. In assenza di un’identificazione certa, ogni spiegazione rimane inevitabilmente sul piano delle ipotesi.
Un caso sospeso tra cronaca e mito
Pochi casi di cronaca nera statunitense mostrano un intreccio tanto profondo tra fatti documentati e costruzione del mito quanto quello dell’Uomo con l’ascia di New Orleans. Fin dai primi delitti, la copertura giornalistica contribuisce infatti a trasformare un’indagine complessa in una vicenda destinata a entrare nell’immaginario collettivo.
La celebre lettera pubblicata nel marzo del 1919 rappresenta probabilmente l’esempio più evidente di questo fenomeno. Indipendentemente dalla sua reale provenienza, il documento modifica radicalmente la percezione pubblica dell’assassino. Da autore di una serie di aggressioni ancora prive di un’identità definita, l’Axeman diventa una figura quasi leggendaria, capace di influenzare il comportamento di un’intera città attraverso un semplice messaggio pubblicato sui quotidiani.
Anche la presunta fotografia scattata il 28 ottobre 1919, nella quale alcuni osservatori sostengono di intravedere un uomo con un’ascia mentre entra in un’abitazione, appartiene più alla tradizione popolare che alla documentazione investigativa. Non esistono elementi che consentano di attribuire con certezza quell’immagine all’assassino, né di dimostrare che l’edificio raffigurato corrisponda realmente alla casa di Mike Pepitone. Nonostante ciò, la fotografia continua a essere spesso associata al caso, contribuendo ad alimentarne il fascino.
Negli anni successivi l’Uomo con l’ascia ispira libri, documentari, romanzi, produzioni televisive e opere di narrativa che, in molti casi, mescolano liberamente realtà e finzione. Questa continua rielaborazione culturale rende ancora più difficile distinguere gli elementi storicamente accertati da quelli costruiti nel tempo dalla tradizione popolare.
A oltre un secolo di distanza, gli atti investigativi disponibili consentono di ricostruire solo una parte della vicenda. Molti documenti risultano incompleti, alcune testimonianze sono contraddittorie e diversi reperti non sono più disponibili. Di conseguenza, il caso continua a essere oggetto di studi e reinterpretazioni senza che emerga una soluzione condivisa.
Un mistero che attraversa più di un secolo
L’Uomo con l’ascia occupa un posto particolare nella storia della cronaca nera americana perché rappresenta uno dei primi casi nei quali il ruolo della stampa assume un peso determinante nella costruzione della figura del serial killer. Le cronache quotidiane, la diffusione di indiscrezioni non sempre verificate e la continua ricerca di nuovi dettagli contribuiscono a creare un’immagine dell’assassino che supera rapidamente i confini dell’indagine giudiziaria.
Accanto ai fatti documentati si sviluppa così una narrazione destinata a sopravvivere per oltre cento anni. Le ipotesi sull’identità del responsabile, il dibattito sull’autenticità della lettera, le controversie sul numero effettivo delle vittime e le numerose ricostruzioni successive testimoniano quanto sia complesso separare la storia dalla leggenda quando un caso rimane irrisolto.
Ciò che resta accertato è che tra il 1918 e il 1919 una serie di violente aggressioni sconvolge New Orleans e le comunità circostanti, provocando morti, feriti e un diffuso clima di paura. L’autore non viene mai identificato e nessuno è chiamato a rispondere giudiziariamente di quei delitti.
Proprio questa assenza di una risposta definitiva continua a rendere l’Uomo con l’ascia uno dei più celebri casi irrisolti della storia criminale degli Stati Uniti. Più di un secolo dopo gli eventi, il suo nome continua a essere ricordato non tanto per ciò che si conosce con certezza, quanto per tutto ciò che le indagini non sono mai riuscite a spiegare.