Amityville, New York, 13 novembre 1974 – Sei membri della stessa famiglia vengono uccisi nella loro abitazione, una bella casa coloniale in stile olandese, situata nel cuore di Amityville, vicino a Long Island, New York, al n. 112 di Ocean Avenue. L’unico sopravvissuto, Ronald DeFeo Jr.
La casa di Ocean Avenue e la frattura tra realtà e mito
La casa coloniale in stile olandese al numero 112 di Ocean Avenue, nel cuore di Amityville, Long Island, appare come una delle tante abitazioni borghesi della middle class americana degli anni Settanta. Una costruzione ampia, affacciata su un canale navigabile, dotata di un piccolo molo privato e di un grande cortile, simbolo di stabilità economica e successo sociale. Nulla, all’esterno, lascia intuire che proprio tra quelle mura si consumi uno dei più gravi delitti familiari del Novecento statunitense.
Il nome DeFeo entra improvvisamente nella cronaca nazionale non per una lunga escalation criminale, ma per un evento unico e radicale: l’uccisione simultanea di un’intera famiglia. Il caso non resta confinato all’ambito giudiziario. Fin dall’inizio, la strage si colloca in una zona di confine tra fatto documentato e narrazione successiva, diventando il punto di origine di un immaginario che, negli anni, sovrappone l’omicidio reale a una presunta dimensione soprannaturale.
È però necessario separare i livelli: prima della leggenda, prima dei racconti sulla casa “maledetta”, esiste un fatto preciso, con nomi, date, responsabilità penali e un autore condannato. Tutto comincia con la famiglia DeFeo.
La famiglia DeFeo: composizione e dinamiche interne
Nel 1965 Ronald DeFeo Sr. acquista l’abitazione di Ocean Avenue per circa 100.000 dollari, una cifra significativa per l’epoca. Vive lì con la moglie Louise e i loro cinque figli: Ronald Jr., detto “Butch”, nato nel 1951; Dawn, nata nel 1956; Allison, nata nel 1962; Mark, nato nel 1963; e John Matthew, il più piccolo, nato nel 1965.
All’esterno la famiglia DeFeo appare inserita nel tessuto sociale di Amityville. Ronald Sr. gestisce un’attività commerciale di successo, la famiglia gode di una posizione economica stabile e la casa rappresenta una sorta di approdo definitivo dopo anni di lavoro. Tuttavia, all’interno del nucleo familiare emergono tensioni costanti, in particolare legate alla figura del primogenito.
Ronald DeFeo Jr. mostra fin dall’adolescenza comportamenti impulsivi, aggressivi e autodistruttivi. Il rapporto con il padre è conflittuale e caratterizzato da scontri frequenti, spesso legati al denaro e alla gestione dell’azienda di famiglia. Negli anni immediatamente precedenti al delitto, Butch entra ripetutamente in contatto con le forze dell’ordine: nel 1973 viene arrestato per il furto di un fuoribordo, nel 1974 viene denunciato per possesso di stupefacenti.
Questi episodi non restano isolati. La polizia locale è consapevole della tensione all’interno della famiglia DeFeo, al punto che i rapporti sempre più deteriorati tra padre e figlio attirano l’attenzione degli agenti già prima del 13 novembre 1974.
La giornata del 13 novembre 1974
La mattina del 13 novembre Ronald DeFeo Jr. è reduce da un episodio che segna un ulteriore punto di rottura. Racconta di essere stato derubato mentre si reca in banca per depositare 17.900 dollari sottratti alla ditta di famiglia. In realtà, la rapina risulta inventata. Il denaro è stato prelevato senza autorizzazione e la messinscena appare come un tentativo di coprire l’ennesima sottrazione indebita.
Dopo aver trascorso la mattinata al lavoro, DeFeo Jr. si reca in un pub della zona, dove rimane per diverse ore. Il locale è uno dei suoi punti di riferimento abituali. Qui beve, socializza e passa il tempo come in molte altre giornate precedenti. A un certo punto si accorge di non avere con sé le chiavi di casa. Saluta gli amici e i proprietari del pub e si dirige verso l’abitazione di Ocean Avenue, soprannominata dalla famiglia “High Hopes”.
Sono circa le 18:30 quando Ronald DeFeo Jr. torna improvvisamente al pub in evidente stato di shock. Racconta di essere entrato in casa passando da una finestra e di aver trovato tutti i membri della sua famiglia assassinati a colpi di fucile. La scena che descrive è confusa, frammentaria, emotivamente carica. I presenti allertano immediatamente le autorità.
Il ritrovamento dei corpi
Intorno alle 19:00 la polizia entra nella casa di Ocean Avenue insieme a DeFeo Jr. All’interno, gli agenti trovano i corpi di Ronald e Louise DeFeo e dei loro quattro figli ancora minorenni. Tutti giacciono nei rispettivi letti, proni, coperti di sangue. Non vi sono segni evidenti di colluttazione né di tentativi di fuga.
L’elemento che colpisce immediatamente gli investigatori è la disposizione dei corpi. Le vittime sembrano essere rimaste immobili durante l’esecuzione. Ronald e Louise sono stati colpiti due volte ciascuno con un fucile Marlin 336C calibro .35. I figli Dawn, Allison, Mark e John sono stati colpiti una sola volta.
Il fucile utilizzato viene successivamente rinvenuto in un ruscello non lontano dall’abitazione, gettato via dopo l’uso. L’arma appartiene alla famiglia DeFeo.
Prime anomalie della scena del crimine
Fin dalle prime ore emergono incongruenze difficili da ignorare. L’abitazione non presenta alcun segno di effrazione. Porte e finestre non risultano forzate. Questo elemento suggerisce che l’autore del massacro sia stato accolto in casa o avesse libero accesso all’abitazione.
Ancora più problematico è il silenzio che sembra aver accompagnato gli omicidi. Il fucile Marlin 336C non è dotato di silenziatore. I colpi esplosi all’interno di una casa avrebbero dovuto produrre un rumore considerevole, sufficiente a svegliare le altre persone presenti. Eppure, nessuno dei membri della famiglia DeFeo mostra segni di reazione. Non vi sono ferite difensive, non vi sono tracce di sedativi nel sangue delle vittime, non vi sono prove di costrizione.
I vicini riferiscono di non aver udito spari. L’unico rumore segnalato è l’abbaiare del cane di famiglia. Questo dato, pur non essendo decisivo da solo, contribuisce a rendere la dinamica dell’evento estremamente difficile da ricostruire in modo lineare.
Le prime ipotesi investigative
Di fronte a una scena così anomala, gli investigatori prendono inizialmente in considerazione l’ipotesi di più autori. L’idea che una sola persona possa aver ucciso sei individui armati di un fucile, senza svegliare nessuno e senza lasciare segni evidenti di lotta, appare poco plausibile. Tuttavia, l’esistenza di un secondo colpevole non viene mai dimostrata.
Il comportamento di Ronald DeFeo Jr. attira rapidamente l’attenzione. Il suo racconto presenta incongruenze temporali e logiche. Le versioni fornite cambiano più volte nel giro di poche ore. In breve tempo, DeFeo diventa il principale sospettato.
Le versioni di Ronald DeFeo Jr. e la costruzione della colpa
Dopo il ritrovamento dei corpi, Ronald DeFeo Jr. viene interrogato per ore. Fin dalle prime dichiarazioni, il suo racconto appare instabile. In un primo momento sostiene di non sapere nulla degli omicidi e di aver scoperto la strage solo al rientro dal lavoro. Racconta di essere entrato in casa attraverso una finestra e di aver trovato i suoi familiari già morti.
Quando gli investigatori gli chiedono se sospetta di qualcuno, DeFeo indica un nome preciso: Louis Falini, descritto come un sicario legato alla criminalità organizzata. Secondo questa prima versione, Falini avrebbe avuto un movente non chiarito e avrebbe agito insieme ad altri complici. L’ipotesi viene verificata, ma non emergono riscontri concreti.
Nel corso delle indagini, la polizia stabilisce con maggiore precisione l’orario degli omicidi. Le analisi forensi indicano che le uccisioni avvengono nelle prime ore del mattino del 13 novembre, non nel pomeriggio come implicitamente suggerito dal racconto iniziale di DeFeo. Questo dato rende la sua versione temporalmente incompatibile con i fatti.
Messo di fronte alle incongruenze, Ronald DeFeo Jr. modifica nuovamente la sua storia. Ora afferma che Falini e un complice si presentano a casa sua quella mattina, lo minacciano con una pistola e lo costringono ad assistere all’uccisione della sua famiglia. Anche questa ricostruzione viene smontata dagli investigatori: non vi sono tracce di altre persone presenti sulla scena, né elementi che colleghino Falini alla casa di Ocean Avenue in quel lasso di tempo.
Il progressivo smontaggio delle sue versioni porta a una svolta. DeFeo confessa. Le sue parole diventano una delle frasi più citate dell’intero caso: “Una volta che ho iniziato, non riuscivo proprio a fermarmi. È andato così veloce.” Con questa dichiarazione, Ronald DeFeo Jr. si attribuisce la responsabilità diretta della strage, senza però fornire una spiegazione chiara del movente.
Il problema del movente e le ipotesi investigative
Nonostante la confessione, il movente del massacro della famiglia DeFeo rimane sfumato. Non emerge un singolo evento scatenante immediatamente identificabile. Gli inquirenti analizzano il contesto economico e familiare in cui DeFeo vive negli anni precedenti.
Ronald Jr. sottrae ripetutamente denaro all’azienda del padre. La finta rapina del 13 novembre, con i 17.900 dollari prelevati senza autorizzazione, rappresenta l’ennesimo episodio di una lunga serie. I conflitti con Ronald DeFeo Sr. sono frequenti e violenti sul piano verbale. Il controllo economico esercitato dal padre e la dipendenza finanziaria del figlio creano una tensione costante.
L’ipotesi prevalente diventa quella di un movente economico intrecciato a una dinamica familiare disfunzionale. Tuttavia, nessuna ricostruzione riesce a spiegare pienamente la freddezza dell’esecuzione né la totale assenza di reazioni da parte delle vittime. Il caso DeFeo resta segnato da un vuoto interpretativo che nemmeno la condanna riesce a colmare.
Il processo a Ronald DeFeo Jr.
Nel 1975 si apre il processo a carico di Ronald DeFeo Jr. La difesa, guidata dall’avvocato William Weber, tenta la strada dell’infermità mentale. La strategia è chiara: dimostrare che DeFeo non è pienamente consapevole delle proprie azioni al momento del delitto.
DeFeo collabora a questa linea difensiva, affermando di sentire delle “voci” che lo spingono a uccidere. Uno psichiatra chiamato a testimoniare per la difesa sostiene che l’imputato soffre di un disturbo dissociativo, tale da fargli vivere gli omicidi come se fosse “fuori dal proprio corpo”, spettatore delle proprie azioni più che autore cosciente.
L’accusa ribatte con una valutazione radicalmente diversa. Lo psichiatra dell’accusa afferma che Ronald DeFeo Jr. presenta un disturbo di personalità antisociale. In questa lettura, DeFeo è perfettamente consapevole di ciò che fa, ma non attribuisce valore morale alle proprie azioni. Sa distinguere il giusto dallo sbagliato, ma non ne è vincolato.
La giuria accoglie l’impostazione dell’accusa. La tesi dell’infermità mentale non viene ritenuta sufficiente a escludere la responsabilità penale. Il processo non chiarisce definitivamente il perché della strage, ma stabilisce in modo netto chi ne è l’autore.
Il 19 novembre 1975 Ronald DeFeo Jr. viene condannato a sei ergastoli consecutivi, la pena massima prevista nello Stato di New York all’epoca. Viene incarcerato nel penitenziario di Dannemora.
Dopo il processo: la nascita del mito di Amityville
Dal punto di vista giudiziario, il caso DeFeo potrebbe chiudersi con la condanna. Ma la storia di Amityville non si esaurisce in tribunale. Poco più di un anno dopo la strage, il 18 dicembre 1975, la casa di Ocean Avenue viene acquistata da una nuova famiglia: i Lutz.
Dopo soli 28 giorni, i Lutz abbandonano l’abitazione sostenendo che la casa sia infestata da presenze maligne. Inizia così una narrazione parallela che trasforma il luogo del delitto in una “casa stregata”. Libri, interviste e successivamente film costruiscono un immaginario che fonde il massacro dei DeFeo con presunti fenomeni paranormali.
I Warren e la costruzione paranormale del caso DeFeo
Nel processo di trasformazione del massacro della famiglia DeFeo in un fenomeno culturale globale, un ruolo centrale è attribuito alla coppia di investigatori del paranormale Ed Warren e Lorraine Warren. La loro comparsa nella narrazione di Amityville non avviene in concomitanza con gli omicidi, né durante il processo a Ronald DeFeo Jr., ma solo successivamente, quando la casa di Ocean Avenue è già entrata nel circuito mediatico.
I Warren entrano in scena dopo il trasferimento della famiglia Lutz nell’abitazione, avvenuto nel dicembre 1975, oltre un anno dopo il massacro. La loro indagine non riguarda mai il delitto in sé, né tenta di fornire spiegazioni alternative alla responsabilità penale di DeFeo. Il loro intervento si concentra esclusivamente sull’interpretazione paranormale dell’ambiente domestico, presentato come “infestato” da presenze maligne.
Secondo il racconto promosso dai Warren, la casa sarebbe sede di fenomeni soprannaturali preesistenti alla strage, che avrebbero influito sul comportamento di Ronald DeFeo Jr., spingendolo indirettamente a compiere gli omicidi. Questa ipotesi, tuttavia, non trova alcun riscontro né negli atti processuali né nelle indagini originali. Nessun elemento raccolto dalla polizia nel 1974 suggerisce una correlazione tra il crimine e presunte entità non umane.
È importante sottolineare che i Warren non partecipano mai come consulenti ufficiali alle indagini giudiziarie e non producono documentazione verificabile utilizzabile in sede forense. Il loro contributo si colloca interamente sul piano narrativo e mediatico, in un contesto già fortemente influenzato dall’attenzione dell’opinione pubblica.
La figura di DeFeo viene progressivamente reinterpretata non più come autore di una strage familiare, ma come possibile “strumento” di una forza esterna. Questo slittamento ha un effetto preciso: sposta l’attenzione dalla responsabilità individuale e dalle dinamiche familiari a una spiegazione altra, non dimostrabile e non confutabile. In questo senso, il racconto paranormale non chiarisce il caso, ma lo oscura.
Nel tempo, la narrazione promossa dai Warren diventa parte integrante del brand “Amityville”. Libri, interviste e successivamente adattamenti cinematografici consolidano l’idea di una casa maledetta, relegando il massacro dei DeFeo a semplice antefatto. Il crimine reale diventa cornice, mentre l’elemento soprannaturale assume il ruolo di protagonista.
Questa sovrapposizione rende il caso unico: il crimine reale diventa il fondamento di una leggenda urbana globale. Tuttavia, dal punto di vista fattuale, non emergono elementi che colleghino eventi soprannaturali agli omicidi. Il mito si sviluppa indipendentemente dalle prove, alimentato da interessi editoriali e mediatici.
Negli anni successivi, la casa cambia più volte proprietario. Una delle famiglie chiede persino di modificare l’indirizzo, che passa dal numero 112 al numero 108 di Ocean Avenue, nel tentativo di allontanare curiosi e turisti. Nel 2016, un agente immobiliare della Coldwell Banker Harbour Light conferma che l’abitazione è stata venduta a diverse famiglie, nessuna delle quali riporta eventi criminali o violenti al suo interno.
Dal punto di vista della cronaca nera e dell’analisi giudiziaria, il contributo dei Warren non modifica in alcun modo la verità processuale: Ronald DeFeo Jr. resta l’unico autore riconosciuto della strage. La loro presenza segna invece il momento in cui il caso esce definitivamente dall’ambito dell’indagine per entrare in quello dell’immaginario collettivo, dove il confine tra fatto e racconto diventa sempre più fragile.
La detenzione e la morte di Ronald DeFeo Jr.
Ronald DeFeo Jr. trascorre il resto della sua vita in carcere. Negli anni presenta numerosi ricorsi e dichiarazioni tardive, in alcune delle quali torna a insinuare il coinvolgimento di altre persone. Nessuna di queste affermazioni produce effetti giuridici concreti.
Il 12 marzo 2021 Ronald DeFeo Jr. muore alle 18:35 presso l’Albany Medical Center. Ha 69 anni. Al momento della morte è detenuto nel carcere di Sullivan, a Fallsburg, nello Stato di New York. Con la sua scomparsa, si chiude definitivamente la possibilità di nuovi sviluppi processuali legati alla sua persona.
Resta il caso. Resta il nome DeFeo, indissolubilmente legato a una delle stragi familiari più note della storia americana, sospeso tra una verità giudiziaria accertata e un’eredità narrativa che continua a deformarne la percezione.
@menticriminali Se vuoi ascoltare la puntata completa segui il link in bio! #serialkiller #truecrime #truecrimetok #truecrimetiktoker #truecrimetiktok #serialkillerpodcast #serialkillerfact #serialkillertok #crimetok #murdertok #killer #crimestory #fy #fyp #foryou #viral #assassiniseriali #menticriminali #defeofamily #defeomurders #ronalddefeojr #amityville #amityvillehorrorhouse ♬ suono originale – Menti criminali.it