Chi era Zodiac? Tutti i principali sospettati

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Da Arthur Leigh Allen a Gary Francis Poste, tutti i principali sospettati del caso Zodiac. Un'analisi documentata delle piste investigative, delle prove raccolte e dei motivi per cui nessuna ha mai portato a un'incriminazione o all'identificazione ufficiale del Killer dello Zodiaco.

Tabella dei Contenuti

California, dagli anni Settanta a oggi – L’identità del Killer dello Zodiaco rappresenta uno dei più grandi interrogativi della cronaca nera americana. Nel corso di oltre cinquant’anni, investigatori, giornalisti e ricercatori indipendenti hanno associato il caso a numerosi sospettati, alcuni emersi durante le indagini ufficiali, altri proposti da libri, documentari o inchieste private. Nessuno di loro, tuttavia, è mai stato incriminato per gli omicidi attribuiti a Zodiac. Analizzare queste piste significa comprendere non soltanto chi sia stato sospettato, ma anche perché nessuna ipotesi abbia mai raggiunto il livello di prova necessario per chiudere definitivamente il caso.

Arthur Leigh Allen: il sospettato “storico”

Tra tutti i nomi emersi nel corso dell’indagine, quello di Arthur Leigh Allen è senza dubbio il più conosciuto. Ex insegnante della California, Allen entra nel radar degli investigatori già nei primi anni Settanta e rimane, per decenni, il principale sospettato associato al caso Zodiac. La sua notorietà deriva non da una singola prova decisiva, ma dall’accumularsi di numerosi elementi indiziari che, pur apparendo significativi se considerati singolarmente, non riescono mai a trasformarsi in un quadro probatorio sufficiente.

L’interesse delle autorità nasce soprattutto dalle dichiarazioni di Don Cheney, un ex amico di Allen. Cheney riferisce agli investigatori di avere ascoltato, mesi prima dei delitti, un racconto nel quale Allen avrebbe parlato dell’idea di uccidere coppie appartate, firmare le proprie lettere con il nome “Zodiac” e utilizzare una torcia fissata all’arma per sparare di notte. Si tratta di affermazioni che, se confermate, assumerebbero un’enorme rilevanza investigativa. Tuttavia, esse rimangono una testimonianza indiretta e non trovano riscontri indipendenti capaci di dimostrarne l’attendibilità.

A rafforzare i sospetti contribuiscono altri elementi. Allen possiede un orologio della marca Zodiac, un dettaglio spesso citato nella letteratura dedicata al caso, sebbene il marchio fosse ampiamente diffuso e non rappresentasse di per sé un collegamento con gli omicidi. Durante le perquisizioni effettuate presso la sua abitazione vengono inoltre sequestrate armi, munizioni e altro materiale ritenuto potenzialmente interessante dagli investigatori, ma nessun reperto viene collegato in modo definitivo ai delitti attribuiti al Killer dello Zodiaco.

Nel corso degli anni Allen viene sottoposto a numerosi confronti investigativi. Le impronte digitali vengono comparate con quelle repertate nel caso, la sua scrittura viene esaminata in relazione alle lettere attribuite a Zodiac e, quando i progressi della genetica forense lo rendono possibile, vengono effettuati anche confronti con i profili biologici ottenuti dai reperti disponibili. Nessuno di questi esami produce un risultato conclusivo. Le impronte generalmente considerate attribuibili a Zodiac non coincidono con quelle di Allen, mentre grafia e DNA non consentono né di identificarlo come autore degli omicidi né di escluderlo in modo assoluto.

Arthur Leigh Allen muore nel 1992 senza essere mai stato formalmente accusato degli omicidi.  Anche dopo la sua morte continua a rappresentare il principale punto di riferimento di numerose ricostruzioni sul caso, alimentato anche dalla popolarità del libro Zodiac di Robert Graysmith e dall’omonimo film diretto da David Fincher. Tuttavia, la posizione ufficiale degli investigatori rimane sostanzialmente invariata: Allen è uno dei sospettati più importanti nella storia dell’indagine, ma le prove raccolte non raggiungono mai il livello necessario per sostenere un’incriminazione o attribuirgli con certezza la responsabilità dei delitti.

La sua morte interrompe definitivamente qualsiasi possibilità di interrogatorio o di ulteriori accertamenti diretti nei suoi confronti. Da quel momento il dibattito sulla sua possibile responsabilità prosegue soprattutto attraverso il riesame delle prove già raccolte e l’applicazione delle nuove tecniche forensi sviluppate negli anni successivi.

Lawrence Kane e Rick Marshall

Accanto ad Arthur Leigh Allen, altri nomi attirano l’attenzione degli investigatori e degli studiosi del caso, pur seguendo percorsi molto differenti.

Lawrence Kane, il cui vero nome è Lawrence Klein, entra nelle indagini soprattutto negli anni successivi agli omicidi. Alcuni investigatori ritengono che determinate circostanze della sua vita possano essere compatibili con il profilo dell’assassino. Kane ha un passato segnato da un grave incidente automobilistico che, secondo alcune ricostruzioni, avrebbe provocato alterazioni cognitive e comportamentali, ipotesi che viene frequentemente richiamata nella letteratura sul caso, ma che non costituisce di per sé un elemento di prova della sua responsabilità negli omicidi. . Inoltre, viene indicato da alcune persone coinvolte indirettamente nel caso, circostanza che contribuisce ad alimentare l’interesse investigativo nei suoi confronti.

Nel corso del tempo il suo nome viene collegato anche alla scomparsa di Donna Lass, infermiera sparita nel 1970 e talvolta associata, senza certezze, al Killer dello Zodiaco. Tuttavia, nessuno degli elementi raccolti permette di stabilire un collegamento diretto tra Kane e gli omicidi accertati. Le identificazioni fotografiche risultano controverse, le prove materiali sono assenti e gli investigatori non trovano riscontri sufficienti per procedere oltre il livello del sospetto.

Diversa è la posizione di Rick Marshall, proiettista cinematografico e appassionato di tecnologia, il cui nome emerge soprattutto grazie alle ricerche di autori e investigatori indipendenti. Alcune caratteristiche personali e alcune coincidenze biografiche vengono ritenute compatibili con il profilo ipotizzato per Zodiac, ma tali elementi non trovano conferma nelle indagini ufficiali. Anche nei suoi confronti mancano prove forensi, testimonianze dirette o reperti capaci di collegarlo ai delitti.

Le vicende di Kane e Marshall mostrano due modalità differenti con cui un nome può entrare nella storia del caso Zodiac. Nel primo caso esiste un concreto interesse investigativo sviluppato dalle autorità, pur in assenza di prove decisive. Nel secondo prevalgono invece ricostruzioni elaborate al di fuori dell’inchiesta ufficiale, che non trovano conferme tali da modificare la posizione degli investigatori. In entrambi i casi, il risultato rimane lo stesso: una serie di indizi e coincidenze che, pur alimentando il dibattito, non consentono di attribuire con certezza gli omicidi a uno dei due sospettati.

Richard Gaikowski e Ross Sullivan

Nel corso degli anni, accanto ai sospettati emersi durante le indagini ufficiali, si sviluppano numerose teorie elaborate da ricercatori indipendenti, giornalisti e appassionati del caso. Tra i nomi che ricevono maggiore attenzione figurano Richard Gaikowski e Ross Sullivan, due persone che, pur essendo frequentemente citate nella letteratura dedicata a Zodiac, non vengono mai formalmente incriminate né indicate dalle autorità come responsabili degli omicidi.

Richard Gaikowski è un giornalista e attivista che vive nell’area di San Francisco durante il periodo degli omicidi. Il suo nome viene associato al caso soprattutto grazie al lavoro di alcuni ricercatori privati che ritengono di individuare coincidenze tra la sua biografia e il profilo attribuito a Zodiac. Tra gli elementi più spesso richiamati figurano la sua presenza nella Bay Area, alcune presunte compatibilità vocali evidenziate da testimoni e interpretazioni di particolari contenuti nelle lettere dell’assassino.

Nel tempo vengono avanzate anche ipotesi riguardanti possibili riferimenti nascosti al suo nome all’interno dei crittogrammi e delle comunicazioni inviate ai giornali. Tuttavia, nessuna di queste ricostruzioni trova conferma nelle indagini ufficiali. Non emergono prove balistiche, genetiche o documentali capaci di collegare Gaikowski alle scene del crimine e le autorità non lo indicano mai come il principale sospettato dell’inchiesta.

Una situazione analoga riguarda Ross Sullivan, bibliotecario presso il Riverside City College. Il suo nome compare soprattutto in relazione all’omicidio di Cheri Jo Bates, avvenuto nel 1966 e talvolta considerato da alcuni studiosi un possibile antecedente della serie attribuita a Zodiac. Sullivan presenta alcune caratteristiche fisiche ritenute compatibili con le descrizioni fornite da alcuni testimoni e, dopo la morte della giovane, alcuni conoscenti segnalano comportamenti che giudicano insoliti.

Questi elementi contribuiscono ad alimentare il dibattito, ma non consentono di dimostrare un collegamento concreto con gli omicidi ufficialmente attribuiti al Killer dello Zodiaco. Inoltre, il rapporto tra il delitto Bates e il caso Zodiac non è mai stato definitivamente accertato dalle autorità, rendendo ancora più debole qualsiasi deduzione costruita su questa possibile connessione.

Le vicende di Gaikowski e Sullivan mostrano come il passare del tempo favorisca la nascita di nuove interpretazioni fondate principalmente su coincidenze biografiche, somiglianze fisiche o ricostruzioni elaborate a posteriori. Pur rappresentando piste di interesse storico nella ricostruzione del caso, nessuna delle due riesce a trasformarsi in un’ipotesi investigativa sostenuta da prove materiali verificabili.

Earl Van Best Jr.

Tra le teorie che ricevono maggiore attenzione mediatica negli ultimi anni figura anche quella relativa a Earl Van Best Jr., proposta soprattutto dal figlio Gary Stewart nel libro The Most Dangerous Animal of All, pubblicato nel 2014. Secondo questa ricostruzione, Stewart scopre progressivamente che il padre biologico potrebbe essere il Killer dello Zodiaco e costruisce la propria ipotesi attraverso una serie di confronti fotografici, documentali e grafologici.

Gli elementi presentati comprendono presunte somiglianze tra il volto di Van Best e gli identikit elaborati dai testimoni, interpretazioni della scrittura presente nelle lettere di Zodiac e ricostruzioni genealogiche volte a collegare il sospettato ai luoghi frequentati dall’assassino. La teoria ottiene una notevole diffusione mediatica e viene successivamente ripresa anche in una serie documentaria televisiva. La grande esposizione pubblica della vicenda contribuisce però anche a generare un acceso dibattito sul rapporto tra ricostruzione giornalistica e verifica investigativa, poiché la notorietà della teoria precede qualsiasi riscontro forense indipendente.

Tuttavia, numerosi esperti contestano rapidamente la solidità delle conclusioni proposte. Diversi confronti grafologici vengono giudicati metodologicamente deboli, mentre le analisi fotografiche basate sulla sovrapposizione dei volti non vengono considerate uno strumento affidabile per l’identificazione di una persona. Anche sotto il profilo documentale emergono diverse criticità, con ricostruzioni cronologiche che non trovano conferma indipendente.

Soprattutto, nessun elemento forense collega Earl Van Best Jr. alle scene del crimine o alle lettere attribuite a Zodiac. Le autorità non modificano quindi la propria posizione investigativa e non considerano la teoria sufficientemente supportata da prove per riaprire formalmente l’indagine nei suoi confronti.

Il caso di Earl Van Best Jr. rappresenta un esempio significativo di come un’ipotesi possa ottenere un’enorme risonanza pubblica senza tradursi in un reale avanzamento investigativo. L’interesse mediatico, da solo, non costituisce infatti una prova, e la notorietà di una teoria non coincide necessariamente con la sua attendibilità sul piano giudiziario. È una distinzione fondamentale per comprendere perché, ancora oggi, il nome di Van Best continui a essere discusso soprattutto nell’ambito delle ricostruzioni giornalistiche e non tra le conclusioni ufficiali dell’indagine.

Gary Francis Poste: la teoria più recente

Tra le ipotesi emerse negli ultimi anni, quella relativa a Gary Francis Poste riceve un’attenzione mediatica senza precedenti. Nell’ottobre 2021 il gruppo investigativo privato Case Breakers dichiara infatti di avere identificato in Poste il Killer dello Zodiaco, sostenendo che una serie di nuovi elementi consentirebbe finalmente di attribuirgli gli omicidi.

Secondo i membri del gruppo, la ricostruzione si fonda su diversi indizi. Tra questi vengono citate alcune fotografie nelle quali sarebbero visibili cicatrici compatibili con quelle osservabili nell’identikit di Zodiac, presunte corrispondenze tra particolari delle lettere e il nome di Poste, oltre ad alcuni collegamenti geografici e cronologici con i luoghi frequentati dall’assassino. La teoria viene rapidamente ripresa dai media internazionali, alimentando l’impressione che il mistero dell’identità di Zodiac sia ormai prossimo alla soluzione.

L’ampia copertura mediatica lascia però rapidamente spazio a una valutazione più prudente. L’Federal Bureau of Investigation (FBI) ribadisce pubblicamente che il caso Zodiac rimane ufficialmente irrisolto e che le affermazioni diffuse dai Case Breakers non modificano lo stato dell’indagine. Anche numerosi esperti di criminologia e giornalisti specializzati evidenziano come gli elementi presentati non costituiscano prove forensi né documentali capaci di sostenere un’attribuzione giudiziaria.

Gran parte delle ricostruzioni proposte si basa infatti su interpretazioni di fotografie, coincidenze biografiche e collegamenti che non trovano conferma attraverso reperti materiali. Non vengono presentati risultati genetici, confronti balistici, impronte digitali compatibili o altri elementi scientifici che colleghino direttamente Gary Francis Poste alle scene del crimine o alle lettere attribuite a Zodiac.

Un altro aspetto rilevante riguarda il metodo investigativo. Le conclusioni dei Case Breakers non derivano da una riapertura ufficiale dell’indagine da parte delle autorità competenti, ma da un’inchiesta privata sviluppata autonomamente dal gruppo. Questo non significa che le loro ricerche siano prive di interesse, ma comporta inevitabilmente un diverso livello di verifica rispetto a quello richiesto in un procedimento giudiziario.

Il caso Poste dimostra quanto il fascino esercitato dal mistero di Zodiac continui ancora oggi a generare nuove ipotesi. Ogni teoria suscita un forte interesse mediatico, ma nessuna può essere considerata risolutiva senza il supporto di prove indipendenti e verificabili. È proprio questa distinzione tra ipotesi investigativa e accertamento giudiziario a spiegare perché, nonostante la vasta eco ricevuta dalla vicenda, Gary Francis Poste non venga mai riconosciuto ufficialmente come il Killer dello Zodiaco.

Altri nomi emersi nel tempo

Oltre ai sospettati più noti, nel corso di oltre cinquant’anni vengono associati al caso Zodiac numerosi altri individui. Alcuni vengono presi in considerazione dagli investigatori durante le indagini, altri vengono proposti da autori di libri, documentari o ricerche indipendenti. In quasi tutti i casi, però, le ipotesi si basano su elementi indiziari che non trovano conferma attraverso prove materiali.

Tra i nomi più frequentemente citati figura Theodore Kaczynski, conosciuto come Unabomber. L’accostamento nasce principalmente da alcune presunte analogie nello stile comunicativo e nell’abitudine di inviare lettere ai mezzi di informazione. Tuttavia, le differenze tra i due casi, sia sotto il profilo del modus operandi sia sotto quello cronologico e geografico, hanno sempre portato gli investigatori a escludere un collegamento concreto.

Il confronto tra casi molto diversi tra loro dimostra come, nelle indagini sui grandi cold case, la ricerca di analogie possa facilmente generare collegamenti suggestivi che non trovano conferma nelle prove materiali.

Un’altra teoria riguarda Jack Tarrance, indicato dal figliastro Dennis Kaufman come possibile Zodiac. Kaufman sostiene di avere rinvenuto fotografie, armi e altri oggetti che collegherebbero Tarrance agli omicidi. Le verifiche investigative non confermano però queste affermazioni e la teoria non ottiene riconoscimenti ufficiali.

Nel 2014 emerge anche il nome di Louis Myers, indicato da un amico come autore degli omicidi in una confessione privata avvenuta prima della morte. Anche questa ricostruzione riceve una certa attenzione mediatica, ma non viene supportata da elementi forensi o documentali in grado di modificarne lo status di semplice ipotesi.

Negli ultimi anni il dibattito si è esteso anche a Giuseppe “Joe” Bevilacqua, ex direttore del Cimitero Militare Americano di Firenze. Il suo nome viene associato a Zodiac nell’ambito di una teoria che ipotizza un collegamento tra i delitti californiani e il Mostro di Firenze. Si tratta di una ricostruzione che non deriva da un’incriminazione né da una posizione investigativa ufficiale delle autorità statunitensi, ma da ipotesi sviluppate in ambito giornalistico e investigativo privato. Per questo motivo, la figura di Bevilacqua viene generalmente analizzata nel contesto delle teorie sul presunto collegamento tra i due casi più che tra i principali sospettati del caso Zodiac.

Accanto a questi casi, esistono decine di altri nomi comparsi nel corso degli anni in articoli, forum, libri e documentari. La maggior parte di essi nasce da coincidenze biografiche, somiglianze fisiche, interpretazioni dei crittogrammi o presunte confessioni mai confermate. In assenza di riscontri indipendenti, nessuna di queste piste riesce a superare il livello della speculazione.

La lunga lista dei sospettati dimostra quanto il caso Zodiac abbia continuato ad alimentare l’interesse pubblico ben oltre la fine degli omicidi accertati. Allo stesso tempo, evidenzia la necessità di distinguere con rigore tra le piste realmente sviluppate dagli investigatori e le numerose teorie formulate negli anni da ricercatori indipendenti o dagli stessi familiari dei sospettati. È una distinzione essenziale per evitare che il dibattito sull’identità di Zodiac finisca per sovrapporre fatti documentati e ricostruzioni prive di un adeguato supporto probatorio.

Perché nessuna pista ha retto in tribunale

Nel corso di oltre cinquant’anni di indagini, il caso Zodiac viene associato a decine di persone. Alcuni sospettati attirano l’attenzione delle autorità per lunghi periodi, altri emergono grazie a inchieste giornalistiche, libri o ricerche indipendenti. Nonostante ciò, nessuno viene mai formalmente incriminato per gli omicidi attribuiti al Killer dello Zodiaco. La ragione non risiede nella mancanza di sospetti, ma nell’assenza di prove capaci di soddisfare gli standard richiesti in un procedimento penale.

L’intera vicenda rappresenta un esempio emblematico della differenza tra ipotesi investigativa e responsabilità giudiziaria. Un sospettato può presentare caratteristiche compatibili con il profilo dell’autore, trovarsi nei luoghi degli omicidi, possedere oggetti ritenuti interessanti dagli investigatori o essere indicato da testimoni. Nessuno di questi elementi, tuttavia, è sufficiente se non viene confermato da riscontri indipendenti e oggettivi.

Nel caso di Arthur Leigh Allen, ad esempio, gli investigatori raccolgono nel tempo numerosi indizi che giustificano approfondimenti e perquisizioni. Tuttavia, i confronti tra le impronte digitali, la grafia e i reperti biologici non producono risultati tali da consentire un’incriminazione. Situazioni analoghe caratterizzano anche gli altri principali sospettati. Alcuni vengono collegati al caso attraverso testimonianze indirette, altri mediante coincidenze cronologiche o geografiche, altri ancora sulla base di interpretazioni dei crittogrammi o delle lettere. Nessuna di queste piste riesce però a convergere in un quadro probatorio completo e coerente.

Anche l’evoluzione della scienza forense non modifica in modo sostanziale questa situazione. Le nuove analisi sul DNA, i riesami balistici, gli studi linguistici e le moderne tecniche di elaborazione digitale consentono di rivalutare prove raccolte decenni prima, ma non producono l’elemento decisivo capace di identificare con certezza l’autore degli omicidi. In molti casi i risultati rimangono incompatibili con alcuni sospettati; in altri, semplicemente, non raggiungono il livello di affidabilità necessario per sostenere un’accusa davanti a un tribunale.

È proprio questo aspetto a distinguere il caso Zodiac da molte ricostruzioni diffuse nel tempo. Numerose pubblicazioni presentano un determinato sospettato come il responsabile definitivo degli omicidi, costruendo narrazioni persuasive basate sulla selezione degli elementi favorevoli a una singola teoria. L’indagine giudiziaria, invece, richiede un approccio opposto: ogni ipotesi deve essere verificata cercando anche gli elementi che potrebbero smentirla. Quando questi ultimi risultano prevalenti o impediscono di raggiungere la certezza richiesta dal diritto penale, l’incriminazione non è possibile.

Per questo motivo, nonostante il grande numero di nomi associati al caso, la posizione ufficiale delle autorità non cambia. Il Killer dello Zodiaco rimane un autore non identificato e nessuno dei principali sospettati viene riconosciuto come responsabile degli omicidi attraverso una decisione giudiziaria.

Più aumenta il numero dei sospettati, più diventa evidente un elemento comune a tutte le principali teorie: ciascuna riesce a spiegare alcuni aspetti del caso, ma nessuna è in grado di spiegarli tutti senza lasciare contraddizioni significative. È proprio questa incapacità di far convergere prove materiali, testimonianze e riscontri forensi in un unico quadro coerente a impedire, ancora oggi, l’identificazione ufficiale del Killer dello Zodiaco.

La lunga storia delle indagini dimostra quindi che la ricerca di un colpevole non può essere guidata dal fascino di una teoria o dalla notorietà di un sospettato. Nel sistema giudiziario, il compito degli investigatori non è individuare la persona che appare più plausibile, ma dimostrare, attraverso prove verificabili e convergenti, che quella persona sia realmente l’autore dei fatti. È proprio questa soglia probatoria, mai raggiunta nel caso Zodiac, a spiegare perché uno dei più celebri serial killer della storia continui ancora oggi a essere ufficialmente senza un nome.

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