Sotto la Superficie

Diari di Alexander Spesivtsev: cosa sappiamo davvero

I manoscritti di Alexander Spesivtsev comprendono una pagina di diario del 1986, appunti rinvenuti nell’appartamento e scritti prodotti dopo l’arresto. Le analisi del 2026 confermano alcuni elementi sull’autografia, ma non sostengono l’idea di un diario criminale contenente confessioni, piani omicidi o descrizioni sistematiche delle vittime e dei delitti giudiziariamente accertati.

Di Samantha Lombardi 10 Settembre 2026 · 16 min di lettura

Novokuznetsk, Russia, 24 ottobre 1996 – Durante le perquisizioni dell’appartamento di Alexander Spesivtsev vengono recuperati appunti e manoscritti che si aggiungono a una pagina di diario risalente al 1986. Le analisi condotte nel 2026 chiariscono l’autografia di parte del materiale, ma non confermano l’esistenza di un diario criminale dedicato agli omicidi.

Dai “diari segreti” ai documenti realmente esistenti

Intorno ai manoscritti di Alexander Spesivtsev si forma nel tempo una narrazione che tende a presentarli come un archivio personale dei suoi crimini, composto da diari segreti, poesie oscure, descrizioni di mutilazioni e riflessioni attraverso le quali il serial killer avrebbe lasciato una sorta di testimonianza scritta della propria attività. La diffusione di questa immagine dipende in parte dalla frammentazione delle fonti disponibili e in parte dalla progressiva sovrapposizione tra documenti molto diversi tra loro, prodotti in momenti differenti della vita di Spesivtsev e con finalità altrettanto diverse.

Il materiale effettivamente documentato restituisce un quadro meno lineare. Esiste almeno una pagina attribuita a un diario adolescenziale, datata 8 giugno 1986, quando Spesivtsev ha sedici anni; esistono alcuni appunti rinvenuti nell’appartamento di Novokuznetsk durante le indagini; esistono inoltre richieste, ricorsi e dichiarazioni redatti dopo l’arresto, durante la fase investigativa e giudiziaria. A questi documenti si aggiungono scritti di Lyudmila Spesivtseva che, molti anni dopo, vengono analizzati insieme a quelli del figlio per confrontarne caratteristiche grafiche e modalità espressive.

Non emerge invece, sulla base del materiale reso disponibile, un diario criminale strutturato nel quale Spesivtsev registra sistematicamente le vittime, pianifica gli omicidi, annota le modalità delle aggressioni o conserva una cronologia dei propri delitti. Anche l’idea di poesie interamente composte da lui e dedicate alla violenza richiede una correzione: parte del materiale poetico esaminato nel 2026 consiste in testi o titoli riconducibili a poeti classici e raccolti intorno ai temi dell’amore, della nostalgia e delle relazioni sentimentali.

La differenza non è marginale, perché determina il valore che questi documenti possono avere nella ricostruzione del caso. Un archivio criminale potrebbe offrire informazioni dirette sulle vittime e sulle azioni dell’autore; appunti personali, copie di poesie e ricorsi giudiziari permettono invece di osservare elementi differenti, come l’evoluzione della scrittura, il modo in cui Spesivtsev rappresenta sé stesso e il rapporto che mantiene con la madre e con le istituzioni.

La pagina di diario del 1986

Il documento più antico tra quelli resi pubblici è una pagina datata 8 giugno 1986. Spesivtsev ha sedici anni e non ha ancora attraversato gli eventi giudiziari e psichiatrici che caratterizzano gli anni successivi. La pagina compare negli anni Novanta sul quotidiano locale di Novokuznetsk Frant e, proprio perché ciò che rimane disponibile non è l’originale ma una riproduzione, per molto tempo permane una questione preliminare: stabilire se sia realmente riconducibile a Spesivtsev.

Il contenuto conosciuto non presenta il carattere di un diario criminale. Compaiono riferimenti alla famiglia e alla vita personale, compresi quelli alla madre Lyudmila e alla sorella Nadezhda, indicate con forme familiari e colloquiali. Compare inoltre una donna chiamata Raya, presumibilmente una zia, associata a una valutazione positiva nei confronti del ragazzo. Sono frammenti di quotidianità che, considerati isolatamente, non permettono di anticipare ciò che Spesivtsev compie molti anni dopo.

Proprio questo aspetto impone una cautela particolare. Quando uno scritto adolescenziale viene riletto dopo che il suo autore è diventato responsabile di una serie di omicidi, esiste il rischio di attribuire significato predittivo a elementi che, al momento in cui vengono prodotti, non possiedono necessariamente alcuna relazione con la futura attività criminale. Espressioni di disagio personale, conflitti familiari, risentimento o difficoltà relazionali non costituiscono indicatori specifici di un futuro comportamento omicida e non possono essere utilizzati retrospettivamente come se contenessero già la spiegazione della serie del 1996.

Il valore della pagina del 1986 è quindi soprattutto documentale. Permette di disporre di un campione di scrittura risalente all’adolescenza, che può essere confrontato con documenti successivi e utilizzato per studiare l’evoluzione grafica nel corso di circa dodici anni.

La verifica del diario quasi quarant’anni dopo

Nell’aprile 2026 la pagina viene sottoposta a una nuova analisi comparativa insieme a documenti successivi attribuiti a Spesivtsev. L’esame viene realizzato nell’ambito di una nuova inchiesta giornalistica sul caso e utilizza come campioni di confronto appunti recuperati durante le indagini e scritti prodotti dall’uomo dopo l’arresto.

La prima limitazione riguarda la natura stessa del reperto: ciò che viene analizzato della pagina del 1986 è una copia pubblicata sulla stampa e non il documento originale. La riproduzione conserva un numero sufficiente di caratteristiche grafiche per permettere un confronto, ma la qualità non consente di attribuirle lo stesso valore che avrebbe l’esame diretto dell’originale. Alcuni elementi del movimento della penna, della pressione e della formazione dei tratti possono infatti modificarsi o andare perduti durante la riproduzione.

Nonostante questa limitazione, il confronto individua numerose corrispondenze tra la scrittura del 1986 e quella presente nei documenti successivi. Rimangono differenze, considerate compatibili con l’età del giovane autore e con la normale evoluzione della capacità grafica tra adolescenza ed età adulta, mentre alcune caratteristiche individuali persistono nel tempo.

Il risultato rende sostenibile l’attribuzione della pagina a Spesivtsev e riduce la possibilità che il documento sia una costruzione successiva nata dopo la scoperta dei crimini. Non significa però che ogni interpretazione psicologica formulata a partire da quel foglio acquisisca automaticamente la stessa solidità. Stabilire che due testi vengono presumibilmente scritti dalla stessa mano è un problema diverso dall’utilizzare la forma della scrittura per ricostruire la personalità o diagnosticare una patologia.

Questa distinzione diventa particolarmente importante perché l’esame del 2026 osserva anche un progressivo aumento della complessità e della ricercatezza di alcuni elementi grafici tra il 1986 e i documenti della fine degli anni Novanta. Il fenomeno viene messo in relazione, in via ipotetica, con la condizione psichiatrica di Spesivtsev, ma la stessa analisi riconosce che l’individuazione di una specifica malattia mentale appartiene alla valutazione clinica e non all’esame della grafia.

Gli appunti trovati nell’appartamento

Accanto alla pagina adolescenziale esiste un secondo gruppo di documenti, costituito dagli appunti recuperati nell’abitazione utilizzata da Spesivtsev a Novokuznetsk. È proprio su questi testi che si concentra una parte considerevole delle successive interpretazioni, perché la loro provenienza dall’appartamento nel quale vengono commessi gli omicidi favorisce facilmente l’idea di un collegamento diretto con i delitti.

Il contenuto esaminabile non sostiene però questa ricostruzione. Gli appunti attribuiti con sufficiente sicurezza a Spesivtsev trattano prevalentemente temi sentimentali e romantici. Alcuni presentano riflessioni personali, mentre altri raccolgono riferimenti a poesie di autori precedenti, legate soprattutto all’amore e alla nostalgia. In questi casi Spesivtsev non può essere considerato automaticamente l’autore dei versi: il documento è scritto dalla sua mano, ma il contenuto poetico appartiene almeno in parte ad altri autori.

È una distinzione essenziale anche dal punto di vista documentale. L’autografia identifica chi materialmente traccia le parole sulla carta; l’autorialità riguarda invece chi crea il testo. Una poesia copiata a mano da Spesivtsev rimane un suo manoscritto, ma non diventa per questo una poesia composta da Spesivtsev.

Il materiale disponibile non presenta inoltre un catalogo di vittime, una sequenza di confessioni o una descrizione ordinata delle modalità degli omicidi. Le formule diffuse negli anni che parlano di un “archivio dell’orrore” finiscono quindi per attribuire ai documenti una funzione che non risulta dimostrata.

Questo non rende gli appunti irrilevanti. Permette piuttosto di collocarli nella categoria corretta: scritti personali di un uomo la cui vita privata e criminale diventa successivamente oggetto di un’indagine giudiziaria, non registri operativi della serie omicidiaria.

Le poesie e il problema dell’attribuzione

La presenza di poesie rappresenta uno degli elementi che più facilmente favoriscono interpretazioni psicologiche retrospettive. In diverse ricostruzioni Spesivtsev viene presentato come autore di versi nei quali emergerebbe un contrasto tra sensibilità sentimentale e violenza criminale. Il materiale oggi verificabile richiede però di distinguere almeno due fenomeni differenti.

Esistono testi manoscritti riconducibili a Spesivtsev che affrontano emozioni personali e rapporti affettivi. Esistono contemporaneamente raccolte di versi o riferimenti poetici che appartengono a scrittori precedenti e vengono trascritti dall’uomo. Quando questi due gruppi vengono unificati senza controllarne l’origine, si crea l’impressione di una produzione poetica personale più estesa di quanto la documentazione permetta di dimostrare.

Anche le testimonianze di persone che dichiarano di aver letto scritti poetici di Spesivtsev dopo l’arresto devono essere considerate separatamente dalla documentazione recuperata nel 1996. Possono indicare che l’interesse per i temi sentimentali continua anche durante la custodia, ma non autorizzano a ricostruire un corpus unitario di poesie senza disporre dei testi originali e delle relative attribuzioni.

Soprattutto, non emerge la contrapposizione spesso proposta tra una poesia apparentemente innocente e un diario nel quale vengono descritte minuziosamente mutilazioni e omicidi. Questa immagine nasce dalla fusione di fonti differenti e perde consistenza quando i documenti vengono esaminati separatamente.

I ricorsi e le dichiarazioni dopo l’arresto

Una terza categoria di manoscritti nasce dopo la scoperta dell’appartamento e l’arresto di Spesivtsev. Durante il procedimento l’uomo scrive richieste e contestazioni indirizzate alle autorità, nelle quali critica il modo in cui viene condotta l’indagine, accusa gli investigatori di esercitare pressioni e chiede la sostituzione di alcune figure coinvolte nel procedimento.

Questi testi presentano caratteristiche completamente differenti dagli appunti sentimentali. Spesivtsev cerca di difendere la propria posizione, contesta la ricostruzione degli investigatori e sostiene che alcune dichiarazioni precedenti siano il risultato di pressioni fisiche. Il linguaggio utilizzato non mantiene sempre la struttura formale che ci si aspetterebbe da una comunicazione destinata alla procura e tende a trasformarsi in un’esposizione fortemente personale, nella quale compaiono giudizi sugli interlocutori e tentativi di convincere il destinatario attraverso argomentazioni emotive.

L’interesse di questi scritti risiede proprio nella possibilità di confrontare un documento prodotto con finalità difensive con testi personali precedenti. Cambia il contesto, ma rimangono alcuni modi di organizzare l’espressione e di collocare sé stesso rispetto agli altri. Nel materiale analizzato Spesivtsev tende a rappresentarsi come persona sottoposta a ingiustizie, mentre attribuisce agli investigatori e persino al proprio difensore intenzioni ostili o pregiudiziali.

Questi documenti possono contribuire allo studio della sua comunicazione e delle strategie utilizzate durante il procedimento, ma non costituiscono confessioni. Al contrario, appartengono prevalentemente a una fase nella quale Spesivtsev contesta parti dell’indagine e cerca di ridimensionare o negare la validità di alcune dichiarazioni precedenti.

Anche per questo inserirli genericamente nella categoria dei “diari” crea confusione. Non sono testi privati destinati alla memoria personale, ma documenti prodotti all’interno di un conflitto giudiziario e indirizzati a interlocutori istituzionali.

Cosa può dire la scrittura e cosa non può dimostrare

Nel 2026 i documenti vengono sottoposti a due forme di analisi differenti. Una riguarda soprattutto le caratteristiche fisiche della scrittura e il confronto tra i campioni; l’altra prende in considerazione anche il linguaggio utilizzato, la struttura dei testi e il modo in cui gli autori costruiscono le proprie argomentazioni.

Il primo approccio permette di affrontare domande come l’attribuzione di un documento a una determinata mano, l’evoluzione delle caratteristiche grafiche e la presenza di somiglianze tra scritti differenti. Il secondo tenta invece di osservare elementi della comunicazione attraverso il lessico, l’organizzazione delle frasi e le modalità con cui l’autore si rappresenta.

Entrambi richiedono limiti interpretativi precisi.

L’analisi della grafia non sostituisce una perizia psichiatrica. Alcune caratteristiche possono essere studiate in relazione a condizioni neurologiche, motorie o psicopatologiche, ma la diagnosi di schizofrenia di Spesivtsev non nasce dalla forma delle lettere e non può essere confermata retrospettivamente osservando soltanto un manoscritto. La sua condizione psichiatrica viene valutata attraverso esami clinici specifici compiuti nel corso di diversi procedimenti.

Allo stesso modo, un testo fortemente emotivo non dimostra automaticamente instabilità mentale, così come l’assenza di espressioni emotive in una dichiarazione non permette da sola di stabilire l’assenza di empatia o rimorso. Il contesto nel quale un documento viene scritto, il suo destinatario e l’obiettivo perseguito dall’autore modificano necessariamente la forma dell’espressione.

Le osservazioni formulate nel 2026 hanno quindi un valore di approfondimento documentale, ma non devono essere trasformate in una diagnosi ulteriore rispetto a quelle effettuate dagli specialisti che esaminano direttamente Spesivtsev.

Il confronto con i manoscritti di Lyudmila

La nuova analisi comprende anche alcuni scritti di Lyudmila Spesivtseva, madre di Alexander e condannata nel 1999 per concorso in tre omicidi. Il confronto nasce dalla disponibilità di dichiarazioni, richieste e testi prodotti dalla donna durante il procedimento e permette di osservare contemporaneamente due modalità di scrittura appartenenti a persone legate sia da un rapporto familiare sia dallo stesso contesto giudiziario.

Sul piano linguistico le differenze risultano evidenti. Lyudmila tende a costruire documenti più ordinati e aderenti al registro amministrativo, mentre Alexander utilizza un’espressione meno strutturata e più orientata alla valutazione personale. Nei testi della madre, anche quando vengono descritti episodi legati all’occultamento dei resti delle vittime, il linguaggio rimane prevalentemente concreto e controllato.

Il confronto grafico individua invece diverse somiglianze tra la scrittura dei due. Alcune riguardano caratteristiche generali che possono comparire anche tra persone non imparentate; altre interessano particolari meno comuni nella costruzione di determinate lettere. L’ipotesi formulata nel 2026 è che Alexander possa avere osservato a lungo la scrittura della madre e, consapevolmente o meno, incorporato alcuni dei suoi tratti nel proprio stile grafico.

Rimane un’ipotesi, non una conclusione dimostrabile sul piano biografico. Non esiste infatti un documento nel quale Spesivtsev dichiari di aver imitato la grafia di Lyudmila, né la somiglianza permette di ricostruire automaticamente la natura psicologica del loro rapporto. Assume però interesse all’interno di una relazione madre-figlio che le indagini mostrano particolarmente stretta e che, nel 1996, acquista anche una dimensione criminale attraverso il coinvolgimento concreto di Lyudmila in alcuni delitti e nell’occultamento dei resti.

Il rischio di leggere il passato conoscendo già i crimini

I manoscritti di Spesivtsev pongono un problema metodologico che ricorre spesso quando vengono studiati documenti personali appartenuti a persone successivamente coinvolte in crimini estremi. Sapendo che l’autore diventa un serial killer, ogni parola precedente può essere reinterpretata come anticipazione di ciò che accade dopo.

Un adolescente isolato diventa retrospettivamente un adolescente già orientato verso l’omicidio; una pagina di diario diventa la prova di una mente criminale in formazione; una poesia sentimentale viene interpretata come maschera di una personalità violenta; una grafia ricercata viene letta come manifestazione visibile di una patologia che in quel momento non è ancora stata diagnosticata.

Questo procedimento crea una continuità narrativa molto efficace, ma non necessariamente corretta.

Il diario del 1986 può documentare aspetti della vita e delle relazioni di Spesivtsev adolescente, ma non dimostra che gli omicidi del 1996 siano già progettati o psicologicamente definiti. Gli appunti sentimentali possono mostrare interessi e modalità espressive, ma non spiegano il passaggio alla violenza seriale. I ricorsi successivi all’arresto possono offrire informazioni sul modo in cui l’uomo costruisce la propria difesa, ma vengono prodotti quando Spesivtsev conosce già le accuse e cerca di intervenire sul procedimento.

Ogni documento deve quindi essere collocato nel proprio momento e nella propria funzione prima di essere utilizzato per costruire un profilo complessivo.

Perché nasce il mito del diario criminale

La trasformazione dei manoscritti in una sorta di archivio segreto degli omicidi dipende anche dalla particolare natura del caso Spesivtsev. Nell’appartamento vengono recuperati resti umani, indumenti, oggetti appartenuti a persone diverse, fotografie e numerosi reperti che alimentano per decenni interrogativi sul numero complessivo delle vittime. In un contesto di questo tipo, la presenza di quaderni e appunti assume facilmente un significato più estremo di quello che il loro contenuto giustifica.

A questo si aggiunge la lunga distanza temporale tra l’indagine originaria e la possibilità di esaminare pubblicamente parte dei documenti. Molte ricostruzioni si copiano reciprocamente, perdendo progressivamente la distinzione tra una pagina di diario, appunti sentimentali, poesie trascritte e dichiarazioni processuali. Il risultato è un corpus apparentemente unitario che in realtà non esiste in quella forma.

Anche la parola “diari” tende a essere utilizzata al plurale senza che sia disponibile la documentazione di una serie completa di quaderni personali. Ciò che può essere verificato con maggiore precisione è almeno una pagina di diario adolescenziale e una serie di altri manoscritti di diversa natura.

La stessa cautela deve essere applicata all’idea che Spesivtsev utilizzi i propri scritti per presentarsi come un giustiziere incaricato di eliminare persone considerate impure o indesiderabili. Nel materiale manoscritto reso pubblico e analizzato nel 2026 non emerge una costruzione ideologica sufficientemente documentata da permettere di attribuire ai diari una simile funzione. Eventuali dichiarazioni di questo tipo provenienti da interrogatori, ricostruzioni giornalistiche o valutazioni investigative appartengono a fonti differenti e non possono essere trasferite automaticamente nei manoscritti.

Cosa rivelano realmente i manoscritti di Spesivtsev

Il valore dei documenti non risiede nell’esistenza di una confessione segreta che modifica ciò che sappiamo sugli omicidi, ma nella possibilità di osservare Spesivtsev in momenti diversi della propria vita attraverso materiali che non nascono tutti con la stessa funzione.

La pagina del 1986 offre un campione precedente di dieci anni alla scoperta dei delitti e permette di confrontare la scrittura adolescenziale con quella adulta. Gli appunti recuperati nell’appartamento mostrano un interesse per temi sentimentali e poetici che non coincide con l’immagine di un archivio dedicato esclusivamente alla violenza. Gli scritti successivi all’arresto documentano invece la costruzione di una posizione difensiva, il conflitto con gli investigatori e la tendenza dell’uomo a rappresentare il procedimento attraverso la propria prospettiva.

Le analisi del 2026 aggiungono elementi nuovi, soprattutto sull’attribuzione della pagina adolescenziale e sulla continuità di alcune caratteristiche della grafia, ma non trasformano quei fogli in una prova autonoma della diagnosi psichiatrica e non permettono di ricostruire attraverso la scrittura la genesi degli omicidi.

Il dato più significativo riguarda forse proprio ciò che nei documenti non compare. Non emerge un registro delle vittime, non emerge una pianificazione sistematica dei delitti, non emerge un resoconto ordinato delle mutilazioni e non emerge un manifesto nel quale Spesivtsev costruisce una teoria personale per giustificare gli omicidi. Una parte della documentazione privata appare invece occupata da rapporti familiari, sentimenti, amore, nostalgia e poesie trascritte.

Questa distanza tra il contenuto effettivo e l’immagine costruita attorno ai manoscritti rende il materiale particolarmente utile per comprendere un problema più ampio della ricostruzione dei casi criminali: un documento non assume automaticamente il significato della persona alla quale appartiene. Sapere che un foglio viene scritto da Alexander Spesivtsev non consente di trasformare ogni frase in una traccia dell’assassino, così come conoscere ciò che accade nel 1996 non permette di leggere una pagina del 1986 come una confessione anticipata.

A settembre 2026, quindi, parlare dei “diari di Spesivtsev” richiede una definizione più precisa di quella abitualmente utilizzata. Esiste una pagina adolescenziale la cui attribuzione riceve nel 2026 un nuovo sostegno attraverso il confronto grafico; esistono appunti personali e manoscritti recuperati nell’appartamento; esistono documenti giudiziari prodotti dopo l’arresto; esistono inoltre scritti della madre che consentono un confronto tra i due. Ciò che non risulta documentato è il leggendario diario degli omicidi nel quale il serial killer avrebbe registrato metodicamente i propri crimini.

La distinzione riduce la componente sensazionalistica, ma aumenta il valore storico dei documenti, perché restituisce loro la funzione che possono realmente svolgere: non spiegare da soli Alexander Spesivtsev, ma aggiungere frammenti verificabili a una vicenda nella quale, per molti anni, supposizioni e dati accertati finiscono spesso per sovrapporsi.

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