Sotto la Superficie

Alexander Spesivtsev: come il sistema fallì nel fermarlo

Tra il 1988 e il 1996 Alexander Spesivtsev entra più volte nei sistemi giudiziario e psichiatrico senza essere fermato stabilmente. Errori amministrativi, informazioni non aggiornate e limiti investigativi impediscono di collegarlo subito ai resti trovati a Novokuznetsk. La sua scoperta avviene infine quasi accidentalmente nell’ottobre 1996 durante un controllo tecnico.

Di Samantha Lombardi 10 Settembre 2026 · 15 min di lettura

Novokuznetsk, Russia, 24 ottobre 1996 – La polizia entra nell’appartamento di Alexander Spesivtsev e trova resti umani e Olga Galtseva ancora viva. L’uomo è già noto ai sistemi giudiziario e psichiatrico, ma errori amministrativi, controlli inefficaci e occasioni investigative mancate ne ritardano l’individuazione.

Un uomo già conosciuto dalle istituzioni

Quando nell’ottobre 1996 viene scoperto ciò che accade nell’appartamento di Pionersky Prospekt, Alexander Spesivtsev non è un individuo privo di precedenti che compare improvvisamente all’interno di un’indagine per omicidi seriali. Il suo nome è già entrato più volte negli archivi della polizia, della giustizia e della psichiatria, e proprio questa continuità rende il caso particolarmente significativo sul piano istituzionale. Il problema non consiste nell’assenza assoluta di segnali precedenti, ma nell’incapacità dei diversi apparati che entrano in contatto con lui di trasformare quelle informazioni in un sistema di controllo coerente.

Alla fine degli anni Ottanta Spesivtsev ha già problemi con la giustizia per alcuni furti e viene sottoposto a valutazione psichiatrica. Dal 26 ottobre 1988 si trova in trattamento obbligatorio presso un ospedale psichiatrico di Novokuznetsk. La documentazione sanitaria descrive comportamenti aggressivi nei confronti di altri pazienti, assunzione non autorizzata di farmaci e difficoltà nell’aderire al trattamento, senza però registrare manifestazioni deliranti o allucinatorie continue. Il 9 marzo 1989 lascia la struttura senza autorizzazione.

La fuga costituisce il primo passaggio nel quale il problema supera la dimensione clinica. Una diagnosi psichiatrica non permette di prevedere automaticamente un comportamento omicida e sarebbe scorretto leggere retrospettivamente ogni episodio della giovinezza di Spesivtsev come un segnale inevitabile della futura serie criminale. La questione istituzionale riguarda invece la continuità del controllo: un soggetto sottoposto a trattamento obbligatorio abbandona la struttura e torna a vivere nel proprio ambiente senza che il sistema riesca a garantirne stabilmente il rientro nel percorso disposto.

Negli anni successivi Spesivtsev rimane a Novokuznetsk e la sua posizione torna nuovamente all’attenzione delle autorità. Il primo fallimento non produce quindi da solo la successiva serie di omicidi, ma crea una condizione destinata a ripetersi: le informazioni esistono, gli apparati intervengono in momenti diversi, ma il passaggio da un’istituzione all’altra non genera una sorveglianza continua.

Il 1991 e una seconda occasione mancata

Nel 1991 la situazione cambia radicalmente. Una ragazza con la quale Spesivtsev intrattiene una relazione subisce ripetute violenze e viene infine trovata gravemente ferita nell’appartamento dell’uomo. Muore poco dopo. Spesivtsev viene arrestato e sottoposto nuovamente a valutazioni psichiatriche, entrando ancora una volta contemporaneamente nel circuito giudiziario e in quello sanitario.

La ricostruzione esatta di questo procedimento presenta alcune discrepanze nelle fonti disponibili. Le cronache contemporanee e la documentazione ripresa negli anni successivi non coincidono completamente sui passaggi attraverso il carcere, il trattamento psichiatrico, il regime ambulatoriale e la successiva definizione della responsabilità per la morte della ragazza. Il dato che rimane costante, tuttavia, è quello rilevante per comprendere ciò che avviene nel 1996: Spesivtsev non rimane stabilmente confinato in una struttura e torna a vivere a Novokuznetsk.

Viene sottoposto a trattamento anche fuori dalla regione e trascorre un periodo in una struttura psichiatrica a Orël. Le valutazioni sulla sua condizione cambiano nel tempo e il quadro diagnostico viene interpretato diversamente da commissioni successive. Il problema non è la presenza di valutazioni differenti, perché la psichiatria forense deve necessariamente esaminare lo stato della persona nel momento specifico in cui viene osservata e non può trasformare una diagnosi precedente in una condanna permanente. Il punto critico emerge piuttosto nella gestione amministrativa che accompagna il ritorno dell’uomo nella sua città.

Alla fine del 1995 Spesivtsev è nuovamente libero a Novokuznetsk. Alcune ricostruzioni descrivono il ritorno come conseguenza di una dimissione in remissione dalla struttura di Orël, mentre una cronaca giudiziaria dell’epoca riferisce il passaggio a un trattamento ambulatoriale. Le differenze non modificano l’elemento centrale: all’inizio del 1996 Spesivtsev vive nel proprio appartamento e non è sottoposto a un regime capace di impedirgli di agire autonomamente.

È in questa fase che la continuità amministrativa diventa decisiva.

Il dato che non arriva a Novokuznetsk

Quando Spesivtsev torna in città, l’aggiornamento sulla sua posizione non viene correttamente recepito dagli apparati locali. Nei registri utilizzati dalle autorità di Novokuznetsk risulta ancora collegato alla struttura psichiatrica di Orël, come se il trattamento lontano dalla città fosse ancora in corso.

L’errore potrebbe apparire burocratico e marginale se osservato isolatamente, ma assume una conseguenza concreta pochi mesi più tardi. Nel giugno 1996 vengono trovati lungo il fiume Aba e nelle aree circostanti numerosi frammenti di corpi umani. La presenza di resti appartenenti a minori porta gli investigatori a considerare seriamente l’esistenza di un autore seriale e avvia controlli su persone precedentemente condannate, soggetti conosciuti dalle forze dell’ordine e individui presenti negli archivi dei servizi psichiatrici.

Spesivtsev possiede caratteristiche che avrebbero potuto renderlo oggetto di verifica: ha precedenti contatti con il sistema penale, una lunga storia psichiatrica, un episodio precedente nel quale una giovane donna muore dopo essere stata trovata nel suo appartamento e vive a Novokuznetsk non lontano dalle zone interessate dall’indagine. Eppure non viene controllato nella propria abitazione.

Per il sistema, infatti, non dovrebbe trovarsi lì.

La discrepanza tra la posizione reale e quella registrata elimina Spesivtsev da una parte delle verifiche che la polizia sta effettuando proprio mentre lui commette nuovi omicidi. Non si tratta quindi semplicemente della mancata intuizione di un investigatore o dell’assenza di un collegamento particolarmente sofisticato: un’informazione amministrativa non aggiornata modifica concretamente il perimetro dei soggetti che vengono controllati.

Questo passaggio costituisce probabilmente il punto più netto nel quale si può parlare di un fallimento istituzionale documentabile. Non è possibile stabilire con certezza cosa sarebbe accaduto se la polizia avesse bussato alla sua porta nel giugno 1996, ma la possibilità di un controllo esiste concretamente e viene neutralizzata da un dato errato.

I resti del fiume Aba e un’indagine senza il sospettato corretto

Il ritrovamento dei resti nel giugno 1996 produce una mobilitazione investigativa significativa. Arrivano specialisti, vengono formulate diverse ipotesi e l’eventualità di un assassino seriale diventa una delle principali linee di lavoro. Gli investigatori devono però affrontare una scena frammentata nel senso più letterale del termine: numerose parti di corpi vengono recuperate senza che sia immediatamente possibile stabilire con certezza quante persone rappresentino, identificarle tutte e collegarle a specifiche denunce di scomparsa.

Le tecniche di genetica forense esistono già, ma nella Russia della metà degli anni Novanta le analisi sono costose, richiedono risorse specialistiche e non possiedono ancora la rapidità e l’efficienza che acquisiscono nei decenni successivi. Il problema limita la possibilità di trasformare rapidamente i resti in identità e le identità in una rete di movimenti, conoscenze e luoghi comuni.

Il caso mostra quindi due livelli differenti di difficoltà. Da una parte esistono limiti tecnici propri dell’epoca, che non possono essere equiparati a negligenza; dall’altra esiste un difetto amministrativo che impedisce di verificare una persona che le autorità hanno già conosciuto in precedenza. I due elementi finiscono per sommarsi: l’indagine dispone di molti reperti ma di poche identità certe, mentre una delle persone che potrebbe essere sottoposta a controllo rimane fuori dal campo operativo a causa di informazioni non aggiornate.

Nel frattempo Spesivtsev continua a utilizzare il proprio appartamento come luogo nel quale attirare e trattenere le vittime. Tra marzo e settembre 1996 commette gli omicidi che molti anni dopo vengono ricostruiti attraverso nuove analisi scientifiche e un ulteriore procedimento giudiziario.

La ricerca dell’autore dei resti e l’attività criminale dell’uomo procedono quindi contemporaneamente senza incontrarsi.

Le scomparse e il problema del collegamento tra i casi

La maggioranza delle vittime accertate di Spesivtsev appartiene a una fascia particolarmente vulnerabile: undici delle quindici persone riconosciute nel procedimento del 2024 sono minorenni, alle quali si aggiungono le vittime già considerate nei procedimenti precedenti. Alcuni adolescenti vengono avvicinati con pretesti ordinari, mentre in altri episodi è la madre Lyudmila a svolgere un ruolo diretto nell’adescamento.

La presenza di vittime giovani non significa però che le loro scomparse vengano tutte ignorate. Nel settembre 1996, quando Olga Galtseva, Anastasia Burnaeva ed Evgenia Barashkina scompaiono dopo essere uscite dall’ospedale, la polizia diffonde le loro descrizioni e tenta di ricostruirne gli spostamenti. Il limite emerge altrove: l’indagine sulla scomparsa delle ragazze e quella relativa ai resti trovati nei mesi precedenti non conducono immediatamente all’appartamento di Spesivtsev.

Anche in questo caso è necessario evitare una lettura retrospettiva troppo semplice. Sapendo oggi che tutte le piste convergono su un unico indirizzo, la connessione appare evidente; per gli investigatori del 1996 esistono invece persone scomparse, resti non identificati, ipotesi differenti e una città nella quale il sospettato che avrebbe dovuto attirare attenzione risulta formalmente altrove.

Il fallimento non consiste quindi nell’assenza totale di attività investigativa. Le ricerche esistono, così come esistono controlli, analisi e comunicazioni relative alle persone scomparse. Ciò che manca è la combinazione corretta delle informazioni: precedente giudiziario, storia psichiatrica, presenza effettiva in città e compatibilità geografica non vengono riuniti in tempo attorno al nome di Spesivtsev.

La frammentazione dei dati finisce per produrre una frammentazione dell’indagine.

Il contesto della Russia degli anni Novanta

Il caso si sviluppa inoltre in una fase di trasformazione profonda delle istituzioni russe. La dissoluzione dell’Unione Sovietica modifica strutture amministrative, sistemi sanitari, forze dell’ordine e condizioni economiche, mentre nei primi anni Novanta cresce fortemente anche il numero dei reati registrati nel Paese. Gli apparati locali operano in un contesto nel quale le risorse sono sottoposte a forti pressioni e la capacità di coordinamento tra enti diversi non possiede gli strumenti informatici che diventeranno comuni negli anni successivi.

Questo contesto aiuta a comprendere come un’informazione sanitaria possa non essere aggiornata immediatamente presso le autorità di un’altra regione, ma non trasforma l’errore in un evento inevitabile. Proprio perché Spesivtsev passa più volte attraverso istituzioni diverse, il suo caso mette in evidenza quanto la sicurezza dipenda dalla trasmissione corretta dei dati tra organismi che svolgono funzioni differenti.

Il problema non è che il sistema psichiatrico debba prevedere chi diventerà un serial killer, né che ogni persona dimessa da una struttura debba essere trattata come un potenziale autore di reati. Un simile ragionamento sarebbe clinicamente e giuridicamente scorretto. Nel caso specifico, però, la questione riguarda un individuo che possiede contemporaneamente una storia di fughe dal trattamento obbligatorio, precedenti penali e un procedimento relativo alla morte violenta di una ragazza avvenuta nella sua abitazione.

Quando un’informazione errata fa apparire questa persona ancora ricoverata a centinaia di chilometri di distanza, il sistema perde un’occasione concreta di verificarne la posizione.

La scoperta che non nasce dall’indagine sugli omicidi

Il 24 ottobre 1996 il collegamento tra Spesivtsev e i delitti non viene prodotto dalla lunga indagine sui resti del fiume Aba né dalle ricerche delle ragazze scomparse. Nasce da un problema nell’edificio in cui vive.

Con l’arrivo della stagione fredda alcuni residenti segnalano problemi al sistema di riscaldamento. I tecnici devono accedere agli appartamenti per controllare i montanti, ma Spesivtsev rifiuta di aprire la porta. La situazione porta all’intervento di un agente di quartiere e l’ingresso viene infine forzato.

La natura dell’intervento è significativa. Chi arriva davanti alla porta non sta eseguendo un’operazione preparata contro un sospetto di omicidi seriali e non conosce ciò che si trova all’interno. L’appartamento viene aperto per consentire un controllo tecnico e soltanto dopo l’ingresso assume immediatamente il carattere di una scena criminale.

Vengono trovati resti umani e numerosi oggetti che richiedono un lungo lavoro di catalogazione. Nella casa c’è anche Olga Galtseva, gravemente ferita ma ancora viva. La ragazza viene trasportata in ospedale e riesce a fornire una testimonianza sulle settimane trascorse prigioniera e sulla morte delle due amiche.

Spesivtsev, nel frattempo, riesce ad allontanarsi passando verso il tetto dell’edificio. Anche questo episodio mostra quanto la scoperta sia estranea a un’operazione di cattura pianificata: non esiste inizialmente un dispositivo predisposto per impedire la fuga di un sospettato di omicidi seriali, perché l’intervento non nasce con quella finalità. L’uomo viene arrestato poco dopo, quando torna nei pressi dell’edificio.

Dopo mesi di ricerca di un autore responsabile di resti umani rinvenuti nella città, il sistema arriva quindi al suo appartamento attraverso un controllo dell’impianto di riscaldamento.

Le prove che gli anni Novanta non riescono a utilizzare completamente

La scoperta dell’appartamento non risolve immediatamente l’intera dimensione criminale di Spesivtsev. Gli investigatori recuperano una quantità enorme di materiale, compresi resti umani che non possono essere tutti attribuiti con sicurezza a persone identificate.

Il problema delle analisi genetiche diventa determinante. Alla fine degli anni Novanta l’inchiesta riesce a dimostrare soltanto una parte degli omicidi sospettati, mentre il materiale relativo agli altri resti viene separato in un procedimento distinto che rimane sospeso. Le dichiarazioni di Spesivtsev, successivamente ritirate, e la presenza di numerosi oggetti appartenuti a persone diverse non possono sostituire la prova necessaria per attribuire giudiziariamente ogni morte.

Questo limite viene talvolta descritto come un ulteriore fallimento investigativo, ma la definizione richiede maggiore cautela. La conservazione dei reperti permette infatti, quasi trent’anni dopo, di tornare sugli stessi materiali. Ciò significa che una parte fondamentale del lavoro originario viene svolta correttamente: ciò che non può essere risolto con gli strumenti disponibili viene preservato per eventuali analisi future.

Il vero limite è temporale. Per le famiglie delle vittime e per la ricostruzione giudiziaria, quasi tre decenni separano il ritrovamento dei resti dalla possibilità di stabilire con maggiore precisione a quante persone appartengano e di attribuirne la morte a Spesivtsev.

La tecnologia che manca nel 1996 arriva molto più tardi.

Il procedimento del 2024 e ciò che rivela sul 1996

Quando l’inchiesta viene riaperta, i reperti raccolti quasi trent’anni prima vengono sottoposti a centinaia di nuovi accertamenti, comprese analisi molecolari e genetiche. Gli specialisti riescono a stabilire che alcuni resti appartengono a quindici persone differenti e gli investigatori tornano anche sulle denunce di scomparsa dell’epoca.

Emergono nuovi elementi, compresa l’identificazione di un uomo che nel 1996 ha dodici anni e riesce a fuggire dall’appartamento dopo essere stato trattenuto e sottoposto a violenze. La sua esperienza, rimasta per molti anni fuori dal quadro giudiziario, diventa parte del nuovo procedimento.

Nel maggio 2024 il Tribunale regionale di Kemerovo stabilisce che tra marzo e settembre 1996 Spesivtsev uccide altre quindici persone, undici delle quali minorenni, e tenta inoltre di uccidere il ragazzo che riesce a fuggire. Il totale degli omicidi giudiziariamente attribuiti raggiunge così diciannove.

Il nuovo procedimento mostra contemporaneamente la forza e il limite dell’indagine originaria. I reperti conservati permettono di ottenere risposte che negli anni Novanta non erano tecnicamente raggiungibili, ma quelle risposte arrivano dopo decenni. Non dimostrano che gli investigatori del 1996 avrebbero potuto necessariamente ottenere gli stessi risultati con gli strumenti dell’epoca; dimostrano però quanto fosse ampia la serie criminale che si sviluppa proprio mentre Spesivtsev non viene controllato a causa della propria posizione amministrativa errata.

Una catena di occasioni mancate, non un solo errore

Definire il caso Spesivtsev un fallimento del sistema non significa individuare un unico funzionario, medico o investigatore sul quale trasferire retrospettivamente la responsabilità degli omicidi. La documentazione descrive qualcosa di più complesso: una successione di passaggi nei quali singoli problemi, presi separatamente, possono apparire insufficienti a spiegare ciò che avviene, ma insieme costruiscono una condizione nella quale un uomo già conosciuto dalle istituzioni rimane operativo per anni.

Nel 1989 Spesivtsev fugge da un trattamento obbligatorio. Nel 1991 entra nuovamente nel sistema dopo la morte violenta di una ragazza nella propria abitazione e attraversa un nuovo percorso giudiziario e psichiatrico senza rimanere stabilmente sottoposto a contenimento. Alla fine del 1995 torna a Novokuznetsk, ma la sua posizione non viene registrata correttamente dagli organismi locali. Nel giugno 1996, quando la polizia cerca tra persone con precedenti e soggetti conosciuti dai servizi psichiatrici un possibile responsabile dei resti umani trovati in città, Spesivtsev non viene verificato perché risulta ancora lontano.

Durante quei mesi continua a uccidere.

Le scomparse vengono investigate, i resti vengono raccolti e gli specialisti lavorano sull’identificazione, ma le informazioni non convergono sul suo appartamento. La scoperta avviene soltanto quando un problema al sistema di riscaldamento porta tecnici e polizia davanti alla porta che le indagini sugli omicidi non hanno ancora raggiunto.

Alcuni elementi appartengono ai limiti tecnici e storici dell’epoca, soprattutto l’impossibilità di eseguire rapidamente analisi genetiche sufficienti a identificare tutte le vittime. Altri dipendono invece da una continuità amministrativa che non funziona: fughe non seguite da un controllo efficace, percorsi giudiziari e psichiatrici che non comunicano in modo stabile, informazioni sulla dimissione che non raggiungono correttamente gli organismi incaricati di verificare la presenza dell’uomo in città.

È in questa sovrapposizione, più che in un singolo errore spettacolare, che emerge il significato istituzionale del caso. Spesivtsev non agisce completamente invisibile alle autorità: viene conosciuto, registrato, valutato e trattato più volte. Ciò che manca è la capacità di trasformare questa conoscenza frammentata in un controllo coerente prima che il numero delle vittime aumenti.

Il procedimento del 2024 permette infine di misurare la dimensione di ciò che rimane irrisolto per quasi trent’anni, attribuendo a Spesivtsev quindici ulteriori omicidi. Non modifica ciò che accade nel 1996, ma rende più chiaro il costo delle occasioni mancate: mentre le istituzioni possiedono già parti della sua storia, l’uomo continua a commettere delitti che soltanto decenni dopo vengono ricostruiti nella loro effettiva estensione.

Menti Criminali
Panoramica privacy

Questo sito web utilizza i cookie in modo da poterti offrire la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie vengono memorizzate nel tuo browser e svolgono funzioni come riconoscerti quando torni sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito web ritieni più interessanti e utili.