Contea di Tulare, California, 11 settembre 1975 – L’omicidio del professore universitario Claude Snelling rappresenta il primo delitto attribuito alla lunga sequenza criminale che conduce all’identificazione del Golden State Killer. Per oltre quarant’anni gli investigatori seguono piste diverse prima di ricondurre decine di reati a un unico serial killer: Joseph James DeAngelo.
Dalle incursioni di Visalia a un criminale senza identità
Per oltre quarant’anni la California convive con un criminale che sembra cambiare volto a seconda del territorio in cui colpisce. Ladro seriale, stupratore e assassino, l’uomo costruisce inconsapevolmente tre identità investigative differenti, inducendo le forze dell’ordine a ritenere di avere a che fare con autori distinti. Soltanto molti anni dopo le prove biologiche e la ricostruzione cronologica degli eventi dimostrano che dietro il Visalia Ransacker, l’East Area Rapist e l’Original Night Stalker si nasconde un’unica persona: Joseph James DeAngelo.
La complessità del caso non dipende soltanto dall’elevato numero di crimini commessi, ma soprattutto dalla sua capacità di modificare progressivamente il proprio comportamento, adattandolo ai diversi contesti e aumentando il livello di violenza senza lasciare elementi sufficienti per collegare immediatamente le varie serie di delitti. Nel corso della sua attività criminale vengono attribuiti allo stesso uomo almeno tredici omicidi, oltre cinquanta aggressioni sessuali e più di cento furti con scasso, distribuiti tra il 1974 e il 1986 in numerose contee della California.
Quando iniziano le prime indagini nessuno immagina che quei reati, apparentemente scollegati tra loro, costituiscano le tappe di un’unica escalation criminale. Ogni area geografica sviluppa infatti una propria indagine, un proprio fascicolo e perfino un proprio soprannome per identificare il responsabile. Questa frammentazione investigativa rappresenta uno degli elementi che più contribuiscono a prolungare l’anonimato del killer.
Il Visalia Ransacker e la lunga fase preparatoria
La prima attività criminale riconducibile a DeAngelo si sviluppa nella città di Visalia, nella contea di Tulare, tra il 1974 e il 1975. È qui che gli investigatori iniziano a parlare del Visalia Ransacker, un ladro estremamente metodico responsabile di circa centoventi furti con scasso e numerosi episodi di effrazione.
A differenza dei comuni ladri d’appartamento, il Visalia Ransacker non sembra interessato principalmente al valore economico degli oggetti sottratti. Le abitazioni vengono spesso messe completamente a soqquadro, mentre il bottino consiste in monete, piccoli ricordi personali, fotografie, documenti oppure oggetti di scarso valore commerciale. Al contrario, denaro contante, gioielli e beni facilmente rivendibili vengono frequentemente ignorati.
Questo comportamento porta gli investigatori a ritenere che il movente non sia il profitto economico, ma il controllo psicologico esercitato sulle vittime. L’intrusione all’interno delle abitazioni assume un significato autonomo rispetto al furto: il criminale entra nelle case quando gli occupanti sono assenti, rovista nei cassetti, sposta mobili, sparge indumenti femminili nelle stanze e altera deliberatamente l’ordine domestico. Ogni dettaglio lascia intendere il desiderio di violare l’intimità delle persone molto prima ancora di incontrarle faccia a faccia.
In numerosi episodi il responsabile viene inoltre osservato mentre si aggira nei quartieri residenziali senza una meta apparente. Cammina lentamente, studia le abitazioni, osserva le finestre e individua le possibili vie di fuga. In altre circostanze viene sorpreso a spiare le famiglie attraverso porte-finestre e finestre illuminate, manifestando un comportamento voyeuristico che negli anni successivi diventerà una componente stabile del suo modus operandi.
Gli investigatori comprendono progressivamente che il responsabile dedica molto tempo alla scelta delle vittime. Prima di colpire effettua numerosi sopralluoghi, memorizza le abitudini degli abitanti, individua gli orari di lavoro, verifica la presenza di animali domestici e studia con attenzione la conformazione del quartiere. Questa fase preparatoria riduce notevolmente il rischio di essere sorpreso durante l’azione criminale e gli consente di muoversi con sorprendente sicurezza.
L’omicidio di Claude Snelling e l’escalation della violenza
La notte dell’11 settembre 1975 rappresenta un momento decisivo nell’evoluzione del criminale. Claude Snelling, docente presso il College of the Sequoias di Visalia, viene svegliato dai rumori provenienti dall’esterno della propria abitazione. Affacciandosi, sorprende un uomo che sta tentando di rapire sua figlia Beth, allora sedicenne, dopo essersi introdotto nella casa durante la notte.
Snelling interviene immediatamente nel tentativo di impedire il sequestro. Tra i due nasce una colluttazione durante la quale l’aggressore estrae una pistola e spara due colpi. Il professore muore poco dopo a causa delle ferite riportate, mentre il responsabile fugge lasciando sul posto numerosi elementi che, solo molti anni più tardi, verranno collegati al futuro Golden State Killer.
L’omicidio di Claude Snelling costituisce il primo delitto oggi attribuito ufficialmente a Joseph James DeAngelo. All’epoca, tuttavia, gli investigatori non dispongono ancora degli strumenti necessari per collegarlo ai numerosi furti che stanno interessando la città di Visalia. Soltanto la successiva ricostruzione cronologica permette di comprendere come quel tentativo di rapimento rappresenti il punto di passaggio tra una criminalità prevalentemente predatoria e una violenza diretta contro le persone.
Dopo quell’episodio l’attività del Visalia Ransacker si interrompe quasi improvvisamente. Per diversi mesi sembra che il responsabile sia svanito nel nulla. In realtà non ha smesso di colpire. Sta semplicemente cambiando territorio operativo.
Questa apparente scomparsa contribuirà per molti anni a impedire agli investigatori di comprendere che il criminale ha soltanto trasferito la propria area d’azione alcune centinaia di chilometri più a nord. Sarà proprio questo spostamento geografico a inaugurare la fase più lunga e devastante della sua carriera criminale, quella che porterà la stampa e le forze dell’ordine a conoscerlo con un nuovo nome: East Area Rapist.
L’East Area Rapist e un modus operandi in continua evoluzione
Nel giugno del 1976 una nuova serie di aggressioni sconvolge l’area orientale di Sacramento. Le vittime sono inizialmente donne sole che vivono in villette unifamiliari situate in quartieri residenziali tranquilli, scelti non casualmente ma al termine di un’attenta attività di osservazione. Gli investigatori attribuiscono questi reati a uno sconosciuto che viene soprannominato East Area Rapist, senza immaginare che dietro quel nome si nasconda lo stesso uomo già ricercato a Visalia.
La trasformazione del modus operandi appare evidente. Se durante la fase del Visalia Ransacker l’obiettivo principale consiste nell’intrusione nelle abitazioni e nella violazione dell’intimità domestica, adesso il criminale concentra tutta la propria attenzione sulle persone. Le case diventano il teatro in cui esercitare un controllo assoluto sulle vittime, sfruttando la sicurezza che normalmente rappresentano.
Come in passato, ogni aggressione è preceduta da una lunga fase preparatoria. DeAngelo studia per giorni o addirittura settimane le abitudini delle persone prese di mira. Osserva gli orari di uscita e di rientro, individua i punti ciechi delle abitazioni, verifica la presenza di cancelli, recinzioni, animali domestici e possibili vie di fuga. In alcuni casi entra persino nelle proprietà giorni prima dell’aggressione per lasciare finestre socchiuse oppure rimuovere piccoli ostacoli che potrebbero rallentarlo durante l’attacco.
Molte vittime raccontano di avere ricevuto telefonate mute o dal contenuto minaccioso nei giorni precedenti all’aggressione. Altre ricordano di avere notato persone sconosciute aggirarsi nel quartiere o biciclette abbandonate in luoghi insoliti. Soltanto dopo gli attacchi questi episodi assumono un significato preciso, rivelando un’attività di sorveglianza che il criminale conduce con estrema pazienza.
Quando decide di entrare in azione, lo fa quasi sempre nelle ore notturne. Scavalca recinzioni, attraversa giardini senza fare rumore e sfrutta porte-finestre o finestre lasciate socchiuse. In altri casi forza silenziosamente gli infissi, dimostrando una notevole abilità nel muoversi all’interno delle abitazioni senza attirare l’attenzione dei vicini.
Indossa generalmente un passamontagna, guanti e abiti scuri. Porta con sé almeno una pistola e un coltello, non tanto per utilizzarli immediatamente quanto per esercitare un costante effetto intimidatorio. Il semplice fatto di mostrare le armi è spesso sufficiente a ottenere la completa sottomissione delle vittime.
Nei primi episodi prende di mira soprattutto donne sole. Dopo averle immobilizzate, le aggredisce sessualmente, sottrae piccole somme di denaro oppure oggetti personali e lascia l’abitazione nel silenzio più assoluto. È una dinamica già estremamente violenta, ma destinata a trasformarsi rapidamente.
Con il passare dei mesi DeAngelo sviluppa una sicurezza sempre maggiore. Ogni aggressione conclusa senza essere identificato alimenta il senso di superiorità nei confronti delle vittime e delle forze dell’ordine. Il controllo esercitato sulle persone diventa progressivamente più importante della violenza stessa.
Il dominio psicologico come vera arma del killer
Tra il 1977 e il 1978 il profilo criminale dell’East Area Rapist cambia ancora. Le donne sole non rappresentano più il bersaglio principale. Il killer inizia a preferire le abitazioni occupate da coppie, una scelta che agli investigatori appare inizialmente incomprensibile.
In realtà questa evoluzione riflette la crescente fiducia che DeAngelo ripone nelle proprie capacità. Riuscire a controllare contemporaneamente due ostaggi significa dimostrare a sé stesso un dominio ancora più assoluto sulla situazione.
Una volta entrato nell’abitazione sorprende i due partner nel sonno, li minaccia con la pistola e ordina loro di non muoversi. L’uomo viene immobilizzato per primo con lacci, corde o stringhe recuperate direttamente all’interno della casa. Successivamente lega la donna, spesso utilizzando nodi particolarmente complessi che rendono difficile liberarsi.
Uno degli elementi che caratterizza maggiormente il suo modus operandi consiste nel collocare una pila di piatti o altri oggetti fragili sulla schiena oppure sulle mani dell’uomo immobilizzato. Prima di allontanarsi gli rivolge sempre la stessa minaccia: se sentirà cadere qualcosa, tornerà immediatamente a uccidere entrambi.
Questa tecnica produce un duplice effetto. Da una parte impedisce all’uomo di tentare qualsiasi reazione; dall’altra aumenta la sensazione di impotenza, costringendolo ad ascoltare senza poter intervenire le violenze subite dalla propria compagna.
Le aggressioni sessuali durano spesso molto più di quanto gli investigatori osservino nella maggior parte dei casi analoghi. DeAngelo rimane all’interno delle abitazioni anche per diverse ore. Mangia il cibo presente nei frigoriferi, beve birra o bibite trovate in cucina, accende il televisore, si muove liberamente nelle stanze e, a intervalli irregolari, torna ad abusare della donna.
Questo comportamento suggerisce che il suo obiettivo non sia esclusivamente sessuale. L’intera aggressione rappresenta piuttosto un rituale di controllo nel quale il tempo trascorso all’interno dell’abitazione assume un’importanza fondamentale. Più lunga è la permanenza, maggiore è il senso di onnipotenza che il criminale sembra ricavare dall’esperienza.
Le vittime descrivono spesso un uomo capace di alternare improvvisi scatti d’ira a lunghi momenti di apparente calma. In alcuni casi parla a voce bassa, in altri sembra rivolgersi a persone assenti oppure pronuncia frasi sconnesse che gli investigatori interpretano inizialmente come possibili indizi di instabilità mentale. Con il tempo emergerà invece l’ipotesi che molti di questi comportamenti siano deliberatamente messi in scena per disorientare le vittime e rendere ancora più difficile la costruzione di un profilo affidabile.
Nonostante il volto coperto, numerosi sopravvissuti riescono a fornire dettagli utili. Gli investigatori descrivono un uomo bianco, atletico, alto circa un metro e settantotto, probabilmente di età compresa tra i venti e i trent’anni durante la prima fase delle aggressioni. Il gruppo sanguigno ricavato dai reperti biologici è di tipo A e il responsabile dimostra una notevole agilità fisica, riuscendo frequentemente a scavalcare recinzioni e a dileguarsi nei canali di scolo o nei terreni agricoli circostanti.
Le pattuglie intensificano i controlli, vengono organizzati appostamenti nei quartieri maggiormente colpiti e la popolazione modifica progressivamente le proprie abitudini. Molti residenti installano sistemi di allarme, acquistano cani da guardia e organizzano ronde di vicinato. Nonostante questo imponente dispiegamento di risorse, l’East Area Rapist continua a sfuggire alla cattura.
Alla fine del 1979 il criminale supera un’ulteriore soglia. La violenza sessuale e il controllo psicologico non sembrano più sufficienti. L’escalation, iniziata con i furti di Visalia e proseguita con le aggressioni di Sacramento, entra nella sua fase più sanguinosa. Da questo momento gli investigatori si trovano davanti a un assassino seriale destinato a essere conosciuto con un nuovo nome: Original Night Stalker.
Dall’Original Night Stalker a uno dei più grandi cold case americani
Tra la fine del 1979 e il 1986 la serie criminale compie l’ultima e più drammatica trasformazione. Dopo anni di aggressioni sessuali, Joseph James DeAngelo inizia a uccidere sistematicamente le proprie vittime, inaugurando quella fase che gli investigatori identificano con un nuovo soprannome: Original Night Stalker.
Anche in questa occasione nessuno collega immediatamente gli omicidi agli stupri commessi nell’area di Sacramento. I delitti avvengono infatti nel sud della California, a centinaia di chilometri di distanza, interessando prevalentemente le contee di Santa Barbara, Ventura e Orange. La distanza geografica, unita ad alcune differenze nelle modalità esecutive, convince gli investigatori di trovarsi di fronte a un diverso autore.
In realtà il filo conduttore rimane evidente. Le vittime vengono selezionate dopo un lungo periodo di osservazione, le abitazioni sono isolate, l’aggressore agisce nelle ore notturne e dimostra una conoscenza sorprendente della disposizione interna delle case. La violenza sessuale continua a rappresentare un elemento centrale dell’aggressione, ma adesso è quasi sempre seguita dall’omicidio, eliminando i principali testimoni dei suoi crimini.
La prima coppia a sopravvivere a un’aggressione durante questa nuova fase riesce a mettere in fuga l’assalitore richiamando l’attenzione dei vicini. Da quel momento, però, il killer modifica ancora una volta il proprio comportamento e le vittime successive non avranno la stessa possibilità.
Il 30 dicembre 1979 Robert Offerman, quarantaquattro anni, e Debra Alexandra Manning, trentacinque, vengono trovati uccisi nella loro abitazione di Goleta. È il primo duplice omicidio ufficialmente attribuito all’Original Night Stalker.
Pochi mesi dopo, il 13 marzo 1980, Charlene e Lyman Smith vengono assassinati nella loro casa di Ventura dopo essere stati brutalmente aggrediti. Il 19 agosto dello stesso anno la violenza colpisce Keith e Patrice Harrington, sposati da appena tre mesi, mentre il 6 febbraio 1981 Manuela Witthuhn viene sorpresa da sola nella propria abitazione, violentata e successivamente uccisa.
L’escalation prosegue con gli omicidi di Cheri Domingo e Gregory Sanchez, assassinati il 27 luglio 1981 nella loro casa di Goleta, a poca distanza dal luogo in cui erano stati uccisi Offerman e Manning. L’ultima vittima conosciuta è Janelle Cruz, diciottenne di Irvine, aggredita il 4 maggio 1986 mentre i genitori si trovano in vacanza. La giovane viene violentata e uccisa con estrema brutalità all’interno della casa di famiglia.
Con quest’ultimo delitto la serie di omicidi si interrompe improvvisamente.
Per gli investigatori si apre un interrogativo destinato a rimanere senza risposta per oltre trent’anni. Il killer è morto? È stato incarcerato per altri reati? Ha lasciato la California oppure ha semplicemente deciso di fermarsi? Nessuna di queste ipotesi trova una conferma concreta.
Quarant’anni di indagini e la svolta della genealogia genetica
Negli anni successivi il caso diventa uno dei più complessi della storia criminale americana.
Le prove biologiche raccolte sulle scene del crimine consentono progressivamente di stabilire che lo stupratore di Sacramento e l’Original Night Stalker sono la stessa persona. Il DNA elimina definitivamente ogni dubbio sull’esistenza di un unico responsabile, ma per molto tempo non permette comunque di attribuirgli un nome.
Le indagini coinvolgono migliaia di persone. Vengono analizzati sospetti provenienti da diverse contee, ex detenuti, militari, poliziotti, soggetti già condannati per violenze sessuali e numerosi cittadini segnalati da testimoni o informatori. Tra questi figurano Brett Glasby, Paul Schneider e Joe Alsip, tutti successivamente esclusi grazie agli approfondimenti investigativi e ai confronti genetici.
Nel 2016 l’FBI rilancia pubblicamente il caso, offrendo una ricompensa di cinquantamila dollari per informazioni utili all’identificazione del responsabile. Nonostante l’enorme attenzione mediatica, nessuna delle segnalazioni ricevute conduce a una svolta decisiva.
Nello stesso periodo la giornalista Michelle McNamara dedica anni di lavoro alla ricostruzione della vicenda. Attraverso l’analisi dei fascicoli investigativi, delle testimonianze e della documentazione disponibile contribuisce a riportare il caso al centro dell’interesse pubblico. È proprio McNamara a diffondere definitivamente l’espressione Golden State Killer, destinata a sostituire i precedenti soprannomi utilizzati dalle varie forze di polizia.
La svolta arriva però grazie ai progressi della genealogia genetica investigativa.
Gli investigatori estraggono il profilo genetico dell’assassino e lo confrontano con i database genealogici accessibili alle forze dell’ordine. L’obiettivo non è trovare direttamente il responsabile, ma individuare parenti biologici, anche molto lontani, attraverso i quali ricostruire un intero albero genealogico.
Il lavoro richiede mesi di analisi. Incrociando migliaia di dati anagrafici, età, luoghi di residenza, rapporti di parentela e spostamenti geografici, gli investigatori restringono progressivamente il numero dei possibili candidati fino a concentrarsi su un ex agente di polizia residente a Citrus Heights: Joseph James DeAngelo.
Per confermare l’ipotesi manca soltanto un ultimo passaggio.
Gli investigatori iniziano una sorveglianza discreta e recuperano alcuni oggetti che l’uomo getta nella spazzatura, oltre a un campione biologico prelevato dalla maniglia della sua automobile. Il confronto con il DNA conservato dagli anni Settanta e Ottanta produce una corrispondenza inequivocabile.
Il 24 aprile 2018, dopo oltre quarant’anni di ricerche, gli agenti dello sceriffo della contea di Sacramento arrestano Joseph James DeAngelo nella sua abitazione senza che opponga resistenza.
L’uomo dietro il Golden State Killer
L’identità del responsabile sorprende profondamente sia gli investigatori sia l’opinione pubblica.
Joseph James DeAngelo nasce l’8 novembre 1945 a Bath, nello Stato di New York. Dopo il servizio nella Marina degli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam consegue una laurea in scienze della polizia presso il Sierra College e successivamente una seconda laurea in giustizia penale alla California State University di Sacramento. Completa inoltre l’addestramento professionale presso diversi dipartimenti di polizia della California, iniziando una carriera come agente prima a Exeter e poi ad Auburn.
Paradossalmente è proprio questa esperienza nelle forze dell’ordine a spiegare molti aspetti del suo comportamento criminale. La conoscenza delle tecniche investigative, delle procedure operative e delle modalità con cui le pattuglie perlustrano il territorio contribuisce probabilmente alla sua straordinaria capacità di evitare l’identificazione.
Nel 1979, proprio mentre inizia la fase degli omicidi, DeAngelo viene licenziato dal Dipartimento di Polizia di Auburn dopo essere stato sorpreso a rubare un repellente per cani e un martello in un negozio. Successivamente trova lavoro come meccanico presso un centro di distribuzione della catena Save Mart, impiego che manterrà per circa ventisette anni.
Per il vicinato conduce un’esistenza apparentemente ordinaria. È sposato, ha figli, cura il prato della propria abitazione, si dedica al modellismo e viene descritto come un pensionato dal carattere difficile ma privo di particolari elementi che possano far pensare a uno dei più ricercati serial killer degli Stati Uniti.
Nel giugno 2020 DeAngelo si dichiara colpevole di tredici omicidi e ammette decine di ulteriori reati, compresi sequestri e aggressioni sessuali, nell’ambito di un accordo con l’accusa che gli consente di evitare la pena di morte. Il tribunale lo condanna a tredici ergastoli senza possibilità di libertà condizionale, oltre a numerose pene aggiuntive per gli altri crimini confessati.
Oggi Joseph James DeAngelo è detenuto nella Protective Housing Unit del carcere statale di Corcoran. La sua identificazione rappresenta uno dei risultati investigativi più significativi degli ultimi decenni, non soltanto perché pone fine a uno dei più celebri cold case americani, ma anche perché dimostra come l’integrazione tra prove biologiche conservate per decenni e genealogia genetica possa modificare radicalmente il futuro delle indagini sui delitti irrisolti.