The Idaho Murders: l’omicidio di quattro studenti uccisi nella casa di King Road

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the idaho murders
Nella notte del 13 novembre 2022 quattro studenti dell’Università dell’Idaho vengono uccisi in una casa di Moscow. L’indagine conduce a Bryan Kohberger attraverso DNA, videosorveglianza, dati telefonici e una Hyundai Elantra. Arrestato nel dicembre 2022, nel 2025 si dichiara colpevole dei quattro omicidi e riceve quattro ergastoli consecutivi senza libertà condizionale.

Scheda archivio

Nome caso / serial killer Bryan Kohberger
Soprannome Idaho Murders
Periodo / date 13 novembre 2022
Luogo Moscow, Idaho
Paese Idaho
Vittime
Accertate 4
Modus operandi

Ingresso notturno nell’abitazione condivisa dalle vittime e omicidio di quattro persone mediante arma da taglio.

Tabella dei Contenuti

Moscow, Idaho, 13 novembre 2022 – Quattro studenti dell’Università dell’Idaho vengono uccisi con un’arma da taglio nella casa di King Road. Il caso eclatante, raccontato nel 2026 dalla docuserie Netflix “The Idaho Murders: College Nightmare”, conduce all’arresto e alla condanna di Bryan Kohberger.

La casa di King Road e la sera del 12 novembre

Moscow è una città universitaria dell’Idaho settentrionale, situata a pochi chilometri dal confine con lo Stato di Washington. La presenza dell’University of Idaho caratterizza una parte consistente della vita cittadina e anche l’area di King Road, vicina al campus, è abitata prevalentemente da studenti. Al numero 1122 sorge una casa sviluppata su tre livelli, occupata nel novembre 2022 da Madison Mogen, Kaylee Goncalves, Xana Kernodle, Dylan Mortensen e Bethany Funke. Una sesta coinquilina figura nel contratto di locazione, ma non si trova nell’abitazione al momento dei fatti.

Madison Mogen e Kaylee Goncalves hanno entrambe ventuno anni e sono legate da un’amicizia che precede l’università. Xana Kernodle ha vent’anni e vive nella stessa casa; il suo fidanzato Ethan Chapin, anche lui ventenne e studente dell’University of Idaho, frequenta abitualmente l’abitazione senza risiedervi. Le quattro vittime appartengono quindi alla stessa rete universitaria e condividono amicizie, relazioni e ambienti sociali, una circostanza che nelle prime fasi dell’indagine obbliga gli investigatori a ricostruire un numero molto ampio di contatti.

La sera del 12 novembre Madison e Kaylee trascorrono alcune ore nel centro di Moscow. Arrivano al Corner Club intorno alle 22:00 e lasciano il locale verso l’1:30. Poco dopo vengono riprese presso il Grub Truck, un punto di ristoro notturno di South Main Street, quindi utilizzano un passaggio privato per tornare a King Road. Gli accertamenti successivi collocano il loro rientro intorno all’1:56 del 13 novembre.

Xana ed Ethan trascorrono invece parte della serata presso la sede della confraternita Sigma Chi, sul campus universitario, e rientrano nella casa intorno all’1:45. All’interno dell’abitazione si trovano anche le due coinquiline che sopravvivono agli omicidi. Nelle ore successive, dunque, le quattro future vittime e le due giovani sono contemporaneamente presenti a King Road.

La ricostruzione di questi spostamenti assume immediatamente importanza perché, in assenza di un sospettato, le persone incontrate dalle vittime durante la serata e i loro rapporti personali vengono sottoposti a verifica. Diversi individui finiscono anche al centro di supposizioni diffuse online, ma vengono progressivamente esclusi dagli investigatori. La serata precedente agli omicidi non fornisce, almeno pubblicamente, un episodio capace di spiegare ciò che avviene poco più tardi nella casa.

Le prime ore del 13 novembre

La sequenza degli eventi comincia a definirsi con maggiore precisione intorno alle 4:00. Un ordine DoorDash destinato a Xana Kernodle viene consegnato all’abitazione approssimativamente a quell’ora e l’attività registrata sul telefono della ragazza mostra l’utilizzo di TikTok intorno alle 4:12. Questi dati indicano che Xana è presumibilmente sveglia poco prima della fase nella quale vengono collocati gli omicidi e contribuiscono a superare la prima rappresentazione secondo cui tutte e quattro le vittime sarebbero state necessariamente aggredite nel sonno.

Nello stesso intervallo una delle coinquiline sopravvissute, indicata negli atti iniziali con le iniziali D.M., percepisce diversi rumori. Riferisce di essere stata svegliata da una voce femminile che interpreta inizialmente come quella di Kaylee, anche se gli investigatori considerano possibile che provenga da Xana. Apre la porta della propria stanza senza vedere nessuno, quindi sente successivamente quello che descrive come un pianto proveniente dalla camera di Xana e una voce maschile che sembra rivolgersi a un’altra persona.

Alle 4:17 circa, una telecamera collocata su una proprietà vicina registra voci o suoni indistinti, un rumore più forte e l’abbaiare di un cane. Nella casa si trova Murphy, il cane di Kaylee, che viene successivamente rinvenuto vivo e senza ferite. Integrando questi elementi con le altre informazioni raccolte, gli investigatori collocano gli omicidi approssimativamente tra le 4:00 e le 4:25.

D.M. apre nuovamente la porta e questa volta vede un uomo che attraversa l’abitazione dirigendosi verso l’uscita posteriore. Indossa abiti scuri e una maschera che gli copre bocca e naso. La giovane lo descrive come alto almeno circa un metro e settantotto, di corporatura atletica ma non particolarmente muscolosa e con sopracciglia folte. Non lo riconosce e la sua osservazione non costituisce quindi un’identificazione dell’autore, ma fornisce agli investigatori una descrizione fisica parziale dell’uomo presente nella casa durante la finestra temporale dei delitti.

La testimonianza di D.M. diventa in seguito uno degli aspetti più discussi del caso, soprattutto per le ore che trascorrono prima della chiamata ai soccorsi. Gli atti iniziali riferiscono che la giovane, dopo aver visto l’uomo, entra in uno stato descritto come di shock e chiude la porta della propria stanza. La documentazione disponibile non permette tuttavia di ricostruire ogni momento successivo né di attribuire con certezza significati alle sue reazioni, mentre gran parte delle interpretazioni circolate pubblicamente supera ciò che gli elementi investigativi consentono effettivamente di affermare.

La scoperta dei corpi e la scena del crimine

La polizia non viene contattata durante la notte. Nella tarda mattinata le coinquiline sopravvissute chiamano alcuni amici perché ritengono che una delle persone presenti al secondo piano sia priva di sensi e non riescono a svegliarla. Alle 11:58 viene effettuata una chiamata al 911 dal telefono di una delle coinquiline e più persone parlano con l’operatore prima dell’arrivo degli agenti.

All’interno della casa vengono trovati quattro corpi distribuiti tra il secondo e il terzo piano. Xana Kernodle ed Ethan Chapin si trovano al secondo livello, mentre Madison Mogen e Kaylee Goncalves vengono rinvenute in una camera del piano superiore. Gli esami medico-legali stabiliscono che tutti e quattro muoiono a causa di ferite prodotte da un’arma da taglio e classificano le morti come omicidi. Le vittime presentano lesioni multiple e alcune mostrano ferite compatibili con tentativi di difesa; non emergono elementi di violenza sessuale.

L’arma utilizzata non viene recuperata. La scena presenta inoltre una difficoltà investigativa particolare: 1122 King Road è una casa universitaria abitualmente frequentata da numerose persone, e la presenza di tracce appartenenti a soggetti diversi non può essere automaticamente interpretata come collegata agli omicidi. La Moscow Police Department, affiancata dall’Idaho State Police e dall’FBI, deve quindi documentare gli ambienti, raccogliere i reperti e distinguere ciò che appartiene alla normale vita dell’abitazione dagli elementi prodotti durante l’aggressione.

Uno di questi viene individuato nella camera in cui si trovano Madison e Kaylee. Sul letto, accanto al corpo di Madison, gli investigatori recuperano il fodero in pelle di un coltello, con contrassegni riconducibili allo United States Marine Corps e a un’arma di tipo Ka-Bar. Il coltello non è presente, ma sul bottone automatico del fodero viene isolato un profilo genetico maschile attribuito a un singolo individuo.

Nelle prime settimane quel DNA non corrisponde ancora a un nome. Parallelamente, però, gli investigatori iniziano a esaminare le registrazioni delle telecamere presenti intorno a King Road. Un veicolo bianco compare ripetutamente nell’area durante la stessa finestra temporale degli omicidi e viene ripreso mentre si allontana poco dopo le 4:20. La traccia biologica trovata nella casa e quella ricostruzione visiva procedono inizialmente su percorsi distinti, ma finiscono entrambe per condurre verso lo stesso uomo.

Le tracce che conducono a Bryan Kohberger

Le immagini raccolte dalle telecamere della zona mostrano un veicolo bianco effettuare diversi passaggi nell’area di King Road durante le prime ore del 13 novembre. Il mezzo, indicato inizialmente negli atti come “Suspect Vehicle 1”, compare nei pressi dell’abitazione prima degli omicidi, torna nell’area intorno alle 4:04 e viene nuovamente registrato mentre si allontana rapidamente poco dopo le 4:20. La sequenza coincide quindi con la finestra temporale ricostruita attraverso l’attività del telefono di Xana, la testimonianza di D.M. e i suoni registrati dalla telecamera vicina.

L’analisi delle immagini porta gli investigatori a concentrarsi su una Hyundai Elantra bianca. La stima iniziale dell’anno di produzione viene successivamente ampliata e, il 7 dicembre, la Moscow Police Department rende pubblica la ricerca del veicolo chiedendo informazioni alla popolazione. Nel frattempo le verifiche raggiungono anche Pullman, nello Stato di Washington, situata a pochi chilometri da Moscow e sede della Washington State University. Tra le automobili registrate dall’università viene individuata una Hyundai Elantra bianca del 2015 appartenente a Bryan Christopher Kohberger.

Kohberger ha ventotto anni e vive a Pullman, dove frequenta un dottorato presso il Department of Criminal Justice and Criminology della Washington State University. Proviene dalla Pennsylvania e possiede una formazione universitaria nel campo della psicologia e della giustizia penale. Dopo il suo arresto, questo percorso accademico assume grande rilievo nella rappresentazione mediatica del caso, ma non costituisce di per sé un elemento probatorio. L’interesse investigativo nei suoi confronti nasce invece dalla Hyundai e viene progressivamente rafforzato dal confronto con altri dati.

Le telecamere presenti a Pullman registrano infatti un veicolo compatibile con quello di Kohberger durante la stessa notte. Nessuna registrazione segue continuamente l’automobile dalla sua abitazione fino a King Road, ma l’integrazione di diversi punti di osservazione consente agli investigatori di ricostruire una sequenza compatibile con un mezzo che lascia Pullman, compare successivamente a Moscow e torna nell’area della Washington State University dopo gli omicidi.

A questa ricostruzione vengono affiancati i dati del telefono associato a Kohberger. Il dispositivo comunica con la rete cellulare nell’area di Pullman durante le prime ore del 13 novembre, ma dopo le 2:47 circa non registra ulteriori connessioni fino alle 4:48. L’intervallo comprende la finestra temporale nella quale il veicolo bianco viene osservato nei pressi di King Road. Quando il telefono torna a collegarsi alla rete, si trova in un’area a sud di Moscow e le connessioni successive risultano compatibili con un percorso che termina nuovamente a Pullman.

Il dato telefonico non permette di stabilire dove si trovi Kohberger durante le ore in cui il dispositivo non comunica con la rete, né consente di ricavare una posizione precisa dalle singole celle telefoniche. Gli investigatori esaminano anche le connessioni dei mesi precedenti e individuano diverse occasioni nelle quali il telefono utilizza infrastrutture cellulari che servono l’area di Moscow. Questo elemento viene spesso interpretato pubblicamente come prova di precedenti visite davanti alla casa, ma la copertura di una cella interessa un territorio più ampio e non permette, da sola, di collocare il dispositivo presso 1122 King Road.

Videosorveglianza e dati telefonici restringono quindi il campo senza fornire isolatamente una dimostrazione della presenza di Kohberger all’interno dell’abitazione. Il collegamento materiale con la scena deriva invece dal profilo genetico recuperato sul fodero del coltello. L’utilizzo della genealogia genetica investigativa contribuisce a orientare le verifiche verso la famiglia Kohberger, facendo convergere il percorso biologico con quello già sviluppato attraverso il veicolo e i dati digitali.

Il DNA e l’arresto in Pennsylvania

Nel dicembre 2022 Kohberger lascia Pullman e raggiunge la Pennsylvania insieme al padre, compiendo il viaggio a bordo della Hyundai Elantra. Gli investigatori continuano nel frattempo gli accertamenti sul DNA trovato a King Road e seguono il sospettato fino all’abitazione familiare di Albrightsville.

Il 27 dicembre viene recuperato materiale dai rifiuti provenienti dalla casa. Il confronto tra uno dei profili genetici ottenuti e quello presente sul fodero indica una relazione biologica compatibile con quella tra padre e figlio. Il risultato collega quindi la famiglia Kohberger alla traccia maschile trovata accanto a Madison Mogen e si aggiunge agli elementi già raccolti attraverso l’automobile e il telefono.

Il 29 dicembre viene emesso il mandato di arresto. Nelle prime ore del giorno successivo Bryan Kohberger viene arrestato nell’abitazione della famiglia in Pennsylvania con quattro accuse di omicidio di primo grado e una di burglary, relativa all’ingresso nella casa di King Road con l’intenzione di commettere un ulteriore reato. Sono trascorse poco meno di sette settimane dagli omicidi.

Kohberger rinuncia a contestare l’estradizione e nei primi giorni di gennaio 2023 viene trasferito in Idaho. Con il suo arrivo nello Stato diventa pubblico il probable cause affidavit, il documento che espone gli elementi utilizzati per sostenere la richiesta di arresto. Per la prima volta emergono in maniera organica il ritrovamento del fodero, la testimonianza della coinquilina sopravvissuta, la ricostruzione della Hyundai Elantra, i dati telefonici e il collegamento genetico ottenuto in Pennsylvania.

Dopo l’arresto gli investigatori possono confrontare direttamente il DNA di Kohberger con quello isolato sul bottone del fodero. L’analisi conferma una compatibilità estremamente elevata tra i due profili, trasformando il precedente collegamento familiare in un confronto diretto con l’uomo accusato dei quattro omicidi. L’impiego della genealogia genetica rimane successivamente oggetto di un ampio confronto giudiziario, ma deve essere distinto dalla comparazione forense effettuata sul campione prelevato direttamente all’imputato.

Le perquisizioni eseguite dopo l’arresto interessano anche l’appartamento di Kohberger a Pullman, la Hyundai Elantra e altri luoghi collegati a lui. L’arma utilizzata per gli omicidi non viene però recuperata. Nel corso della preparazione del processo emerge inoltre che un account Amazon associato a Kohberger acquista nel marzo 2022 un coltello Ka-Bar, un fodero e un affilatore. Il dato assume rilievo perché il reperto rinvenuto nella camera di Madison è compatibile con il fodero di quella tipologia di coltello, ma l’assenza dell’arma impedisce un confronto diretto tra il coltello acquistato e quello utilizzato a King Road.

Il quadro accusatorio si fonda così sulla convergenza di elementi differenti piuttosto che su una singola prova capace di ricostruire autonomamente l’intera sequenza: il DNA collega Kohberger al fodero lasciato nella camera, le telecamere documentano gli spostamenti di un veicolo compatibile con il suo e i dati digitali vengono utilizzati per integrare la cronologia. La solidità e l’interpretazione di questo insieme di prove dovrebbero essere sottoposte al contraddittorio durante il processo, ma il procedimento prende infine una direzione diversa.

Un processo atteso per quasi tre anni

Nel maggio 2023 un grand jury della contea di Latah incrimina formalmente Kohberger per quattro omicidi di primo grado e un capo di burglary. Durante l’arraignment del 22 maggio l’imputato non pronuncia una dichiarazione di colpevolezza o innocenza e il giudice registra per lui un plea di non colpevolezza. Il mese successivo la procura comunica l’intenzione di chiedere la pena di morte.

Da questo momento il procedimento entra in una lunga fase preliminare. Accusa e difesa si confrontano sull’accesso alle prove, sull’utilizzo della genealogia genetica investigativa, sull’ammissibilità di diversi elementi e sulla pena capitale. La quantità di materiale raccolto e l’eccezionale esposizione pubblica del caso contribuiscono a prolungare la preparazione del dibattimento.

Uno dei nodi riguarda proprio la possibilità di celebrare il processo nella contea di Latah. Gli omicidi coinvolgono direttamente la comunità universitaria di Moscow e ricevono fin dall’inizio una copertura mediatica nazionale e internazionale. La difesa sostiene che questo contesto renda particolarmente difficile selezionare localmente una giuria che non abbia già sviluppato una conoscenza approfondita del caso o un’opinione sull’imputato.

Nel 2024 il procedimento viene trasferito nella contea di Ada e affidato al giudice Steven Hippler. Il cambio di sede non modifica le accuse né la richiesta della pena capitale, ma dovrebbe consentire di affrontare la selezione della giuria in un bacino di popolazione più ampio. Il processo viene programmato per il 2025 e la fase preliminare continua a definire quali prove possano essere presentate davanti ai giurati.

L’attesa del dibattimento assume un peso particolare perché molte delle domande emerse dopo l’arresto rimangono senza una risposta pubblica. L’accusa dispone di una ricostruzione costruita attraverso DNA, videosorveglianza, dati digitali e altri elementi acquisiti nel corso dell’indagine, mentre la difesa prepara la contestazione di quel quadro. Il processo dovrebbe quindi rappresentare il momento nel quale le due ricostruzioni vengono sottoposte pubblicamente al contraddittorio e nel quale l’accusa deve dimostrare la responsabilità di Kohberger oltre ogni ragionevole dubbio.

Nell’estate del 2025, tuttavia, quel confronto non avviene. A poche settimane dall’inizio previsto del processo, accusa e difesa raggiungono un accordo che modifica definitivamente il percorso giudiziario degli Idaho Murders.

La svolta giudiziaria del 2025

Alla fine di giugno 2025 il procedimento cambia improvvisamente direzione. Il processo, previsto per l’estate e destinato a svolgersi con la possibilità di una condanna a morte, non arriva alla fase dibattimentale. Accusa e difesa raggiungono un accordo in base al quale Bryan Kohberger accetta di dichiararsi colpevole di tutti i capi d’imputazione; in cambio, la procura rinuncia alla pena capitale.

Il 2 luglio Kohberger compare davanti al giudice Steven Hippler e modifica formalmente la propria posizione processuale. Alla lettura dei quattro capi di omicidio di primo grado e dell’accusa di burglary risponde dichiarandosi colpevole. Il tribunale verifica che la decisione sia consapevole e volontaria e che l’imputato comprenda i diritti ai quali rinuncia, compresi quelli collegati al processo con giuria e alla possibilità di contestare le prove presentate dall’accusa.

L’accordo prevede per ciascuno dei quattro omicidi una condanna all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale, da scontare consecutivamente, oltre alla pena relativa al burglary. Kohberger rinuncia inoltre ai diritti di impugnazione previsti dall’accordo. La procura, da parte propria, ritira la richiesta della pena di morte. Con il guilty plea non è più necessario stabilire la responsabilità dell’imputato attraverso un verdetto della giuria: Kohberger ammette formalmente di essere entrato nella casa di King Road e di avere ucciso Madison Mogen, Kaylee Goncalves, Xana Kernodle ed Ethan Chapin.

Il 23 luglio 2025 viene pronunciata la sentenza. Il giudice infligge quattro ergastoli consecutivi senza possibilità di libertà condizionale per gli omicidi e una pena aggiuntiva di dieci anni per il burglary, oltre alle sanzioni economiche previste. Prima della decisione intervengono familiari delle vittime e persone direttamente colpite dagli omicidi, mentre Kohberger sceglie di non fornire una spiegazione delle proprie azioni.

L’accordo non viene accolto nello stesso modo da tutte le famiglie. La rinuncia alla pena capitale e l’assenza di un processo producono posizioni differenti, anche perché il guilty plea garantisce una condanna definitiva ma impedisce che l’intera ricostruzione elaborata dall’accusa venga esposta e contestata pubblicamente nel corso di un dibattimento. Una parte del materiale raccolto durante quasi tre anni di indagine e preparazione processuale perde quindi la funzione che avrebbe avuto davanti alla giuria.

Sul piano giudiziario, però, il passaggio del luglio 2025 modifica definitivamente la natura del caso. Bryan Kohberger non è più soltanto l’uomo accusato sulla base di un insieme di elementi investigativi, ma la persona che ammette in tribunale la propria responsabilità per i quattro omicidi. La questione dell’autore dei delitti trova così una risposta definitiva senza che il processo atteso per quasi tre anni abbia luogo.

Un caso risolto senza un movente

La dichiarazione di colpevolezza risolve la questione centrale della responsabilità penale, ma non fornisce una spiegazione completa di ciò che conduce agli omicidi. Kohberger non rende pubblico un movente e, durante l’udienza per la sentenza, non utilizza la possibilità di parlare per spiegare perché entra nella casa di King Road nella notte del 13 novembre 2022.

Rimane soprattutto privo di una risposta definitiva il rapporto tra l’autore e le vittime. L’indagine permette di ricostruire gli spostamenti di Kohberger e di collegarlo materialmente alla scena attraverso il DNA presente sul fodero, ma non stabilisce pubblicamente l’esistenza di una relazione personale con Madison, Kaylee, Xana o Ethan capace di spiegare la scelta dell’abitazione. Allo stesso modo, le connessioni cellulari registrate nei mesi precedenti nell’area di Moscow non consentono di affermare che Kohberger sorvegliasse specificamente 1122 King Road o una delle persone che vi abitavano.

La mancanza del dibattimento assume sotto questo aspetto un peso particolare. Durante il processo l’accusa avrebbe dovuto presentare in maniera organica la propria teoria del caso, spiegare la relazione tra i diversi elementi raccolti e sottoporli al confronto con la difesa. Il guilty plea rende questa dimostrazione non più necessaria ai fini della responsabilità penale. Ciò che gli investigatori possono avere ricostruito sulle fasi preparatorie o sulle ragioni della scelta delle vittime non coincide necessariamente con quanto può essere considerato pubblicamente accertato.

Proprio gli spazi lasciati dall’assenza di una spiegazione alimentano, fin dalle prime settimane, una quantità eccezionale di ipotesi. Le due coinquiline sopravvissute, gli amici delle vittime, le persone presenti nei locali la sera precedente e altri soggetti vengono coinvolti in ricostruzioni diffuse sui social network senza che esistano elementi investigativi a loro carico. Anche dopo l’arresto di Kohberger si moltiplicano teorie sulla scelta delle vittime, su possibili contatti precedenti e su presunte attività di sorveglianza della casa, spesso trasformando dati parziali in affermazioni che gli atti disponibili non permettono di sostenere.

La dichiarazione di colpevolezza del 2025 consente di separare definitivamente almeno una parte di queste speculazioni dai fatti accertati. Kohberger assume la responsabilità dei quattro omicidi e del burglary, mentre non emerge la presenza di complici né viene stabilito il coinvolgimento delle persone che nei primi mesi diventano oggetto di accuse pubbliche. La soluzione del caso non permette però di trasformare in fatti anche le numerose ipotesi costruite intorno alle intenzioni dell’autore.

Gli Idaho Murders presentano così una distinzione netta tra soluzione giudiziaria e conoscenza completa della dinamica criminale. Esiste un responsabile identificato, arrestato e condannato sulla base della propria dichiarazione di colpevolezza, ma rimangono sconosciute le ragioni che determinano la scelta della casa e delle persone presenti al suo interno. Il procedimento stabilisce chi commette gli omicidi, senza arrivare a spiegare pubblicamente perché Madison Mogen, Kaylee Goncalves, Xana Kernodle ed Ethan Chapin diventino le vittime della notte del 13 novembre 2022.

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