Jeffrey Dahmer: università, esercito e il tentativo di ricominciare

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Nel giugno 1978 Jeffrey Dahmer uccide Steven Hicks, la sua prima vittima accertata. Seguono quasi nove anni senza altri omicidi conosciuti, segnati da alcolismo, instabilità, servizio militare e isolamento. La ricostruzione analizza il primo delitto e le possibili ragioni del lungo intervallo precedente alla ripresa della serialità nel 1987.

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Bath Township, Ohio (Stati Uniti), 18 giugno 1978 – Jeffrey Dahmer uccide il diciannovenne Steven Hicks nella casa di famiglia e ne occulta il corpo. Dopo il primo omicidio trascorrono quasi nove anni senza altri delitti accertati, fino alla ripresa della sequenza omicidiaria nel settembre 1987.

Il primo omicidio: Steven Hicks

Nel 1978, poco dopo il divorzio dei genitori e il conseguimento del diploma di scuola superiore, Jeffrey Dahmer commette il primo omicidio. Ha diciotto anni e rimane completamente solo nella casa familiare, ormai priva di qualsiasi punto di riferimento stabile. L’assenza dei genitori e il progressivo isolamento che caratterizza quel periodo rappresentano il contesto nel quale prende forma il primo delitto della sua lunga sequenza criminale.

Steven Hicks ha diciannove anni e vive con la famiglia a Coventry Township, nella contea di Summit, in Ohio. Come molti ragazzi della sua età, trascorre parte dell’estate partecipando a concerti e incontri con gli amici. Il 18 giugno 1978 decide di assistere a un concerto al Chippewa Lake Park, un grande parco divertimenti che in quegli anni rappresenta uno dei principali luoghi di ritrovo per i giovani dell’Ohio.

Terminato l’evento, Steven sceglie di rientrare facendo l’autostop lungo la Interstate 71. È una pratica allora piuttosto diffusa tra molti ragazzi americani e non viene percepita con il livello di rischio che avrebbe assunto negli anni successivi. Durante il tragitto viene notato da Jeffrey Dahmer, che si offre di accompagnarlo. L’incontro tra i due appare del tutto casuale e non esistono elementi che facciano pensare a una conoscenza precedente o a un appuntamento programmato.

Per la famiglia Hicks quella giornata si trasforma rapidamente in una scomparsa inspiegabile. Steven non fa ritorno a casa e, nelle ore successive, iniziano le ricerche. Per molti anni il suo destino rimane sconosciuto. Soltanto dopo l’arresto di Jeffrey Dahmer, grazie alla confessione resa agli investigatori e al recupero dei resti, sarà possibile ricostruire con precisione quanto accade quel giorno e attribuire finalmente un nome alla prima vittima della sua lunga sequenza omicidiaria.

Dahmer lo incontra lungo la strada e gli offre un passaggio. Durante il tragitto i due iniziano a conversare e Jeffrey propone al giovane di fermarsi per bere qualche birra nella casa di famiglia, approfittando dell’assenza dei genitori. Steven Hicks accetta l’invito senza particolari esitazioni. Per un ragazzo che sta rientrando da un concerto estivo, fermarsi per bere qualcosa prima di proseguire il viaggio non rappresenta una situazione insolita né particolarmente rischiosa nel contesto sociale della fine degli anni Settanta.

Una volta arrivati nell’abitazione, i due trascorrono alcune ore insieme ascoltando musica e consumando bevande alcoliche. Secondo quanto dichiarato successivamente da Jeffrey Dahmer, tra i due avviene anche un rapporto sessuale consensuale. Fino a quel momento nulla lascia presagire l’esito dell’incontro. Non emergono litigi, minacce o comportamenti violenti durante la permanenza di Steven Hicks nella casa.

La situazione cambia quando il giovane decide di riprendere il viaggio. Dopo alcune ore trascorse insieme comunica a Jeffrey l’intenzione di andarsene per raggiungere un altro impegno. Secondo quanto Dahmer dichiarerà anni dopo agli investigatori, è proprio quel momento a determinare un improvviso cambiamento nel suo stato mentale. L’idea di essere lasciato solo sembra ricondurre al timore dell’abbandono che, secondo le successive valutazioni criminologiche, accompagna già da tempo le sue fantasie e le sue difficoltà relazionali.

Nella confessione resa dopo l’arresto, Jeffrey Dahmer descrive quel momento come un impulso improvviso, maturato nel rifiuto di accettare la separazione. Non afferma di aver programmato in anticipo l’omicidio né emergono elementi investigativi che dimostrino una premeditazione nel senso tradizionale del termine. Ciò che appare evidente è invece l’incapacità di tollerare la decisione autonoma della vittima di interrompere l’incontro e allontanarsi.

Quando Steven Hicks si dirige verso l’uscita, Dahmer lo colpisce alla testa con un manubrio da palestra nel tentativo di impedirgli di lasciare l’abitazione. Successivamente lo strangola, provocandone la morte. Si tratta del primo omicidio accertato della sua vita e di un episodio che presenta caratteristiche differenti rispetto ai delitti che commetterà negli anni successivi. In questa fase, infatti, il suo modus operandi non è ancora pienamente strutturato e molti degli elementi che diventeranno tipici della serialità non sono ancora presenti oppure si manifestano in forma embrionale.

Terminato il delitto, Jeffrey Dahmer si trova improvvisamente a dover gestire il corpo della vittima e il rischio di essere scoperto. È proprio in questa fase che compie una serie di azioni destinate ad assumere un’importanza particolare nelle successive ricostruzioni investigative. Pur trattandosi del primo omicidio, mostra una notevole capacità di adattamento alle circostanze, scegliendo di smembrare il cadavere per facilitarne l’occultamento e ridurre il rischio di identificazione.

Il corpo di Steven Hicks viene inizialmente collocato all’interno di sacchi di plastica e nascosto nello spazio sottostante l’abitazione. Per diverse settimane Dahmer continua a convivere con quei resti, fino a quando decide di recuperarli nuovamente. Utilizzando acido tenta di distruggere parte delle ossa e disperde successivamente ciò che rimane in un’area boschiva nei pressi della casa, convinto di eliminare definitivamente ogni possibile traccia del delitto.

Dal punto di vista criminologico, questo comportamento presenta caratteristiche differenti rispetto a quelle che emergeranno negli anni successivi. In questa fase lo smembramento non appare orientato a soddisfare fantasie legate alla manipolazione del corpo dopo la morte, ma risponde soprattutto a un’esigenza pratica di occultamento delle prove e di riduzione del rischio investigativo. L’obiettivo principale è impedire che il cadavere venga ritrovato e identificato, evitando così qualsiasi collegamento con l’autore del delitto.

Soltanto con la ripresa degli omicidi, quasi nove anni più tardi, la gestione dei corpi assumerà caratteristiche profondamente diverse. La conservazione di alcune parti anatomiche, la documentazione fotografica delle vittime e altri comportamenti sviluppati durante la successiva attività criminale mostrano infatti un’evoluzione significativa rispetto al primo delitto. Per questo motivo gli studiosi tendono a considerare l’omicidio di Steven Hicks come una fase iniziale nella quale molti elementi del futuro modus operandi sono ancora in formazione e non hanno raggiunto la complessità osservabile negli anni successivi.

Anche il recupero dei resti avvenuto alcuni anni dopo conferma come il timore della scoperta continui ad accompagnare Jeffrey Dahmer. Quando il padre decide di vendere la casa, egli torna sul luogo dove aveva disperso parte delle ossa della vittima, le raccoglie e tenta di distruggerle definitivamente prima di disperderne nuovamente i frammenti. Questo comportamento evidenzia come il primo omicidio continui a rappresentare una costante fonte di preoccupazione e come la necessità di eliminare ogni possibile prova rimanga centrale ben oltre il momento del delitto.

Università, esercito e ritorno a casa

Dopo il primo omicidio, Jeffrey Dahmer tenta apparentemente di riprendere una vita ordinaria. Si iscrive alla Ohio State University, ma l’esperienza accademica dura soltanto pochi mesi. Frequenta le lezioni in modo discontinuo, mostra scarso interesse per il percorso di studi e continua ad abusare di alcol. Il consumo di bevande alcoliche diventa sempre più frequente, aggravando un quadro personale già caratterizzato da isolamento, instabilità emotiva e profonde difficoltà relazionali. Dopo un solo semestre abbandona l’università senza conseguire alcun risultato significativo.

Preoccupato per il comportamento del figlio e convinto che un ambiente più disciplinato possa offrirgli un’occasione di cambiamento, Lionel Dahmer lo persuade ad arruolarsi nell’esercito degli Stati Uniti. Jeffrey viene assegnato a una base militare nella Germania Ovest. Anche questa esperienza, tuttavia, non produce gli effetti sperati. L’abuso di alcol continua a rappresentare il principale problema della sua quotidianità, fino a compromettere progressivamente il rendimento e la disciplina militare. I superiori registrano ripetuti episodi di ubriachezza e difficoltà comportamentali che rendono sempre più complicata la permanenza nell’esercito.

Nel marzo 1981 Dahmer viene congedato anticipatamente. L’esercito sceglie un congedo amministrativo onorevole, evitando un procedimento disciplinare più grave nella speranza di favorirne il reinserimento nella vita civile. Terminata l’esperienza militare, si trasferisce temporaneamente a Miami Beach, in Florida, dove trova alcuni lavori saltuari. Anche questo tentativo fallisce rapidamente. L’incapacità di mantenere una stabilità lavorativa, unita alla persistente dipendenza dall’alcol, lo porta nel giro di pochi mesi a fare ritorno in Ohio.

Poco prima che il padre venda la casa di famiglia, Jeffrey decide di recuperare i resti di Steven Hicks, che aveva occultato anni prima nei terreni circostanti. Temendo che eventuali lavori o controlli possano portarne alla scoperta, raccoglie le ossa rimaste, le frantuma e ne disperde definitivamente i frammenti in un’area boschiva. Il gesto dimostra come il timore di essere scoperto continui ad accompagnarlo anche a distanza di anni dal primo omicidio e come il delitto del 1978 rimanga una presenza costante nella sua vita.

Gli anni del silenzio

Nel 1982 Jeffrey Dahmer si trasferisce a West Allis, nel Wisconsin, a casa della nonna paterna. Lionel Dahmer spera che un ambiente familiare più stabile possa interrompere il progressivo deterioramento osservato negli anni precedenti. Per un breve periodo questa scelta sembra produrre alcuni effetti positivi. Jeffrey trova un impiego, appare più tranquillo e la presenza della nonna contribuisce almeno in parte a limitare gli eccessi legati all’alcol.

Dall’esterno Jeffrey Dahmer appare come un giovane con problemi di alcolismo e difficoltà lavorative. Nulla lascia immaginare che pochi anni prima abbia già commesso un omicidio.

Questa fase, tuttavia, non rappresenta una reale interruzione delle dinamiche che avevano condotto al primo omicidio. Con il passare dei mesi l’isolamento torna a prevalere. Jeffrey riprende a bere in modo sempre più frequente, frequenta locali notturni e continua a vivere gran parte della propria vita relazionale in completa solitudine.

All’interno dell’abitazione sviluppa inoltre alcuni comportamenti che assumono particolare interesse nelle successive ricostruzioni criminologiche. Conserva per un periodo un manichino rubato da un negozio, utilizzandolo come sostituto delle relazioni che non riesce a costruire nella realtà. Quando la nonna scopre la sua presenza in casa e gli impone di disfarsene, Jeffrey lo distrugge piuttosto che separarsene spontaneamente. Anche questo episodio viene successivamente interpretato come un’espressione del crescente bisogno di esercitare un controllo assoluto su oggetti e figure prive di autonomia.

Il manichino rappresenta uno dei primi tentativi documentati di sostituire una relazione reale con un oggetto completamente privo di autonomia, anticipando una dinamica che diventerà centrale nella successiva evoluzione del caso.

Parallelamente continuano i problemi con la giustizia. Nel 1982 viene arrestato per atti osceni in luogo pubblico. Negli anni successivi episodi analoghi si ripetono, portando a una condanna che prevede un periodo di libertà vigilata e un percorso terapeutico. Dal punto di vista criminologico questi eventi assumono rilievo non tanto per la loro gravità, quanto perché mostrano una progressiva difficoltà nel controllare impulsi e comportamenti sessuali in contesti pubblici. Nonostante i ripetuti contatti con il sistema giudiziario, nessuno degli interventi messi in atto riesce a incidere in modo significativo sulla sua evoluzione personale.

Perché Jeffrey Dahmer smette di uccidere per quasi nove anni?

Uno degli aspetti più discussi della biografia criminale di Jeffrey Dahmer riguarda il lungo intervallo che separa il primo omicidio, commesso nel giugno del 1978, dalla morte di Steven Tuomi nel settembre del 1987. Per quasi nove anni non risultano né risultano elementi investigativi che consentano oggi di attribuire a Jeffrey Dahmer ulteriori omicidi in quel periodo, un elemento che distingue il suo percorso da quello di molti altri serial killer, nei quali la sequenza omicidiaria tende a svilupparsi con intervalli molto più brevi.

La documentazione disponibile non consente di individuare una spiegazione definitiva. Jeffrey Dahmer stesso non offre, durante gli interrogatori, una risposta univoca capace di chiarire le ragioni di questa lunga interruzione. Per questo motivo, ancora oggi, criminologi e studiosi interpretano quel periodo attraverso una serie di ipotesi che trovano solo un riscontro parziale nei fatti documentati.

Una delle interpretazioni più diffuse considera il delitto di Steven Hicks come un episodio ancora profondamente impulsivo. A differenza degli omicidi che verranno commessi a partire dal 1987, il primo delitto nasce da una situazione improvvisa, senza una pianificazione articolata e con un modus operandi ancora privo delle caratteristiche che diventeranno tipiche della successiva serialità. In questa prospettiva, Jeffrey Dahmer non avrebbe ancora sviluppato un comportamento criminale stabile, ma avrebbe compiuto un’azione violenta destinata a rimanere isolata per diversi anni.

Altri studiosi attribuiscono invece un ruolo significativo ai cambiamenti intervenuti nella sua vita durante quel periodo. L’esperienza nell’esercito, il trasferimento in Florida e soprattutto la successiva permanenza presso la nonna paterna rappresentano fasi nelle quali la presenza di figure familiari e una maggiore struttura della vita quotidiana sembrano esercitare, almeno temporaneamente, un effetto di contenimento. Pur continuando a manifestare gravi problemi legati all’alcol e all’isolamento sociale, Jeffrey Dahmer vive infatti in contesti che riducono le occasioni nelle quali le sue fantasie possono trasformarsi in comportamento criminale.

Un ulteriore elemento riguarda proprio l’evoluzione di quelle fantasie. Nel corso degli anni successivi al primo omicidio, Dahmer descrive un progressivo rafforzamento del bisogno di controllo assoluto sull’altra persona. Le fantasie diventano sempre più elaborate e si concentrano sull’idea di una vittima incapace di opporre resistenza o di interrompere volontariamente la relazione. Questo processo suggerisce che, durante il lungo intervallo senza omicidi conosciuti, la componente psicologica non rimanga immobile, ma continui a svilupparsi fino a trovare una nuova espressione nella ripresa della serialità.

Anche il persistente abuso di alcol contribuisce probabilmente a rendere questo periodo particolarmente complesso da interpretare. La dipendenza condiziona profondamente la vita quotidiana di Jeffrey Dahmer, compromettendo il lavoro, le relazioni personali e la capacità di costruire un’esistenza stabile. Per alcuni studiosi l’alcol rappresenta un elemento che, almeno in parte, assorbe o ritarda l’espressione delle fantasie omicidiarie; per altri costituisce invece un fattore che contribuisce progressivamente a ridurre le inibizioni, preparando il terreno alla successiva escalation criminale. Anche su questo punto, tuttavia, non esiste una conclusione condivisa.

Ciò che appare evidente è che il silenzio tra il 1978 e il 1987 riguarda esclusivamente l’assenza di omicidi conosciuti. La vita di Jeffrey Dahmer continua infatti a essere caratterizzata da isolamento, abuso di alcol, difficoltà relazionali, problemi con la giustizia e da un progressivo irrigidimento delle fantasie che aveva già iniziato a sviluppare durante l’adolescenza. In questo senso, il lungo intervallo non rappresenta una fase di reale recupero, ma piuttosto un periodo nel quale la sua evoluzione personale prosegue senza che si traduca ancora in una nuova sequenza di delitti.

Quando il 15 settembre 1987 incontra Steven Tuomi, molti degli elementi che nel 1978 appaiono ancora embrionali risultano ormai profondamente trasformati. Il secondo omicidio non costituisce semplicemente la ripetizione del primo, ma segna l’inizio di una serialità nella quale il modus operandi è più strutturato, la gestione delle vittime diventa progressivamente più organizzata e il bisogno di controllo assume un ruolo centrale. È da questo momento che Jeffrey Dahmer inizia il percorso criminale destinato a renderlo uno dei serial killer più studiati della storia degli Stati Uniti.

Ancora oggi gli studiosi discutono sul significato di questo lungo intervallo. Alcuni ritengono che rappresenti una fase di contenimento temporaneo delle fantasie omicidiarie, favorita dalla presenza della famiglia e dall’assenza di reali occasioni. Altri ritengono invece che la serialità non fosse ancora completamente strutturata e che il primo omicidio costituisse un episodio isolato destinato solo successivamente a trasformarsi in una sequenza criminale organizzata. Nessuna di queste interpretazioni trova però una conferma definitiva nella documentazione disponibile.

Il lungo intervallo tra Steven Hicks e Steven Tuomi continua a rappresentare uno degli aspetti meno decifrabili della biografia criminale di Jeffrey Dahmer. Nessuna delle ipotesi formulate dagli studiosi riesce infatti a spiegare completamente quei nove anni di apparente silenzio. La documentazione disponibile mostra però come, durante quel periodo, le fantasie, l’isolamento e il bisogno di controllo continuino a evolversi fino a trasformare un primo omicidio ancora isolato nella serialità che emergerà a partire dal 1987.

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