Saint-Sulpice, Svizzera, 30 gennaio 2011 – Alessia Vera e Livia Clara Schepp, gemelle di sei anni, scompaiono mentre si trovano con il padre Matthias Schepp. Quattro giorni dopo l’uomo muore sotto un treno a Cerignola, in Puglia, senza che le bambine vengano ritrovate.
Alessia e Livia prima della scomparsa
Alessia Vera e Livia Clara Schepp nascono il 7 ottobre 2004 e vivono a Saint-Sulpice, nel Canton Vaud, nell’area di Losanna. I loro genitori, Matthias Kaspar Schepp e Irina Lucidi, attraversano una separazione e abitano ormai in case diverse. Le bambine mantengono il rapporto con entrambi e trascorrono regolarmente del tempo con il padre, circostanza che rende inizialmente normale il fatto che siano con lui nell’ultimo fine settimana di gennaio del 2011.
Matthias Schepp è un ingegnere di quarantatré anni. La separazione costituisce un elemento centrale nella ricostruzione degli eventi che precedono la scomparsa, ma non permette, da sola, di spiegare ciò che accade alle bambine. Le successive indagini cercano infatti di stabilire non soltanto quando l’uomo decide di non riconsegnare le figlie, ma soprattutto se il viaggio che intraprende sia pianificato in anticipo e quale sia la sua effettiva destinazione.
Tra il 28 e il 30 gennaio Alessia e Livia si trovano con il padre. Il passaggio decisivo avviene domenica 30 gennaio, quando Schepp comunica a Irina che non riporterà immediatamente le bambine e che sarà lui ad accompagnarle a scuola il giorno successivo. Le gemelle, però, non tornano a casa e non arrivano a scuola. Nel frattempo il padre si allontana dalla Svizzera.
Le ricostruzioni investigative successive consentono di seguire buona parte degli spostamenti di Schepp attraverso dati tecnici, transazioni, documenti di viaggio, telecamere e testimonianze. Molto più difficile è stabilire fino a quale punto Alessia e Livia viaggino effettivamente insieme a lui. È questa distinzione a diventare uno dei problemi fondamentali dell’intero caso: il percorso dell’uomo può essere ricostruito in numerosi passaggi, quello delle bambine no.
Il 30 gennaio e l’uscita dalla Svizzera
Nel pomeriggio del 30 gennaio esistono testimonianze considerate attendibili che collocano Matthias con Alessia e Livia ancora nell’area del Canton Vaud. Una segnalazione le colloca a Préverenges, a pochi chilometri da Saint-Sulpice, intorno alle 15:30. Poco dopo Schepp comunica ancora con Irina.
L’uomo prosegue quindi verso la Francia. I suoi movimenti diventano progressivamente più ricostruibili rispetto a quelli delle figlie, perché lascia dietro di sé una serie di tracce indipendenti dalla presenza delle bambine. Attraversa il confine, raggiunge la Francia e percorre l’asse che lo conduce verso sud. A un certo punto il telefono cellulare non fornisce più lo stesso strumento di localizzazione e la ricostruzione deve poggiare su altri elementi.
Questa fase assume un’importanza particolare perché rappresenta l’ultima parte del viaggio nella quale la presenza delle gemelle accanto al padre può essere sostenuta attraverso testimonianze ritenute credibili senza dover dipendere esclusivamente dalle successive segnalazioni. Da questo momento, infatti, la cronologia di Matthias e quella di Alessia e Livia non possono più essere considerate automaticamente coincidenti.
La distinzione è essenziale anche per comprendere le indagini successive. Sapere che Schepp raggiunge una determinata località non significa dimostrare che le figlie si trovino ancora con lui. Proprio questa frattura probatoria impedisce di stabilire con certezza dove debba essere cercato il punto finale della vicenda delle bambine.
Marsiglia e i tre biglietti per la Corsica
Il 31 gennaio Matthias Schepp raggiunge Marsiglia. Qui compie operazioni che diventano centrali nell’indagine. Preleva complessivamente una somma considerevole di denaro attraverso diversi sportelli bancari, acquista tre biglietti per il traghetto diretto a Propriano, in Corsica, e invia comunicazioni alla moglie nelle quali non fornisce indicazioni utili a localizzare Alessia e Livia.
L’acquisto dei tre biglietti appare immediatamente significativo: un biglietto per Matthias e altri due compatibili con la presenza delle gemelle. Non costituisce tuttavia, isolatamente, una prova che tutte e tre le persone salgano effettivamente sulla nave. È un esempio particolarmente chiaro della differenza tra ciò che il comportamento dell’uomo suggerisce e ciò che l’indagine riesce materialmente a dimostrare.
Nei giorni immediatamente successivi emergono testimonianze di passeggeri che dichiarano di avere visto Schepp insieme alle bambine sul traghetto tra Marsiglia e Propriano. Il procuratore di Marsiglia rende pubblica l’esistenza di più testimonianze in questo senso. Al tempo stesso, gli accertamenti non producono una conferma scientifica o un’immagine inequivocabile capace di documentare la presenza delle gemelle a bordo. Le informazioni disponibili conducono quindi gli investigatori a prendere seriamente in considerazione la Corsica senza trasformare quella presenza in un dato definitivamente provato.
Questa differenza diventa determinante perché, se Alessia e Livia raggiungono davvero Propriano, la Corsica costituisce l’ultimo grande territorio nel quale concentrare la ricerca. Se invece non salgono sul traghetto, il punto in cui il loro percorso si interrompe deve essere cercato prima della partenza da Marsiglia, o persino lungo il tragitto precedente.
La Corsica e il tratto più oscuro del viaggio
Il traghetto arriva a Propriano la mattina del 1° febbraio. Schepp si trova in Corsica, ma ricostruire con precisione ciò che fa durante le ore trascorse sull’isola si rivela molto più difficile. Le ricerche si concentrano progressivamente sul territorio corso anche perché l’uomo conosce già l’isola: alcuni anni prima viaggia nella regione insieme alla famiglia.
La possibilità che possa avere scelto un luogo conosciuto assume quindi rilievo investigativo, ma rimane un’ipotesi. Polizia francese e investigatori svizzeri lavorano sulla ricostruzione dei suoi movimenti e vengono controllate aree collegate ai precedenti soggiorni della famiglia. Anche Irina partecipa alle ricerche e continua a chiedere a eventuali testimoni di comunicare qualsiasi informazione utile.
Nel frattempo emergono numerosi avvistamenti. Alcuni sembrano inizialmente compatibili con il percorso dell’uomo, altri non trovano conferme. È proprio la quantità delle segnalazioni a rendere necessario un filtro rigoroso: la diffusione delle fotografie di Alessia, Livia e Matthias in diversi Paesi produce inevitabilmente riconoscimenti presunti, spesso impossibili da verificare.
Un elemento acquisisce particolare peso. Per il viaggio da Marsiglia a Propriano Schepp acquista tre biglietti; quando lascia la Corsica da Bastia verso Tolone, risulta invece un solo biglietto. Il dato non dimostra cosa sia accaduto alle gemelle, ma apre una discontinuità evidente nella ricostruzione. Anche ammettendo che Alessia e Livia arrivino sull’isola insieme al padre, non esiste una prova equivalente che ripartano con lui.
Il ritorno sul continente senza Alessia e Livia
Schepp lascia Bastia la sera del 1° febbraio e raggiunge Tolone la mattina seguente. Da questo momento gli elementi che documentano il suo viaggio tendono sempre più a mostrarlo solo.
Le telecamere e i passaggi registrati consentono agli investigatori di seguire l’automobile mentre l’uomo procede verso l’Italia. Il 2 febbraio viene ripreso durante il percorso, ma le immagini disponibili non forniscono elementi che permettano di collocare Alessia e Livia nell’abitacolo. Il padre continua dunque il viaggio, mentre la traccia delle figlie diventa sempre più incerta.
Nel corso dell’inchiesta arrivano segnalazioni anche dall’Italia. Testimoni dichiarano di avere visto Schepp con le bambine in diverse località, compresa Cerignola. Gli accertamenti non riescono però a trasformare questi avvistamenti in prove. In almeno un caso, le immagini di videosorveglianza controllate dopo una testimonianza non confermano la presenza dell’uomo e delle figlie.
La possibilità che Alessia e Livia arrivino effettivamente in Italia non può quindi essere stabilita sulla base delle sole segnalazioni. Gli investigatori italiani arrivano presto a considerare seriamente l’ipotesi che le bambine non abbiano mai raggiunto la Puglia e che il punto decisivo della vicenda debba essere cercato molto più indietro lungo il percorso.
Il denaro spedito a Irina
Un altro comportamento di Schepp contribuisce a definire la preparazione del viaggio. A Marsiglia l’uomo preleva circa 7.500 euro. In seguito una parte consistente di quella somma ritorna a Irina attraverso lettere spedite dall’Italia.
La circostanza assume inizialmente un valore investigativo anche perché il denaro avrebbe potuto suggerire scenari differenti, compresa la possibilità che fosse stato utilizzato per affidare le bambine a qualcuno. Quando circa 5.000 euro tornano invece alla famiglia attraverso la corrispondenza inviata da Schepp, questa possibilità perde parte della propria consistenza.
Le lettere, tuttavia, hanno un’importanza molto maggiore del denaro che contengono. Attraverso ciò che Matthias scrive emerge infatti la dichiarazione che orienta inevitabilmente l’intera indagine: l’uomo sostiene che Alessia e Livia non siano più vive.
È un’affermazione proveniente dalla persona che le porta via e che pochi giorni dopo muore, e per questo non può essere ignorata. Ma neppure può sostituire una prova materiale. Non vengono trovati i corpi delle bambine, non viene individuato un luogo in cui siano state uccise e non viene stabilita una causa di morte. La dichiarazione del padre costituisce quindi un elemento centrale del caso, non la dimostrazione definitiva del destino delle gemelle.
Le lettere di Matthias e l’ipotesi dell’uccisione
Il contenuto della corrispondenza attribuita a Schepp porta gli investigatori a considerare con crescente attenzione l’ipotesi che l’uomo abbia ucciso le figlie prima di dirigersi verso l’Italia. In una delle comunicazioni sostiene che le bambine riposino in pace e che non abbiano sofferto; altre informazioni emerse dall’indagine indicano una possibile pianificazione precedente alla partenza.
Gli accertamenti sul computer di Matthias mostrano ricerche effettuate prima del viaggio relative a metodi di suicidio, sostanze tossiche e collegamenti marittimi verso la Corsica. Anche questi dati vengono analizzati nel tentativo di comprendere se l’intera sequenza sia improvvisata durante la fuga oppure preparata.
Gli investigatori verificano anche l’eventuale presenza di sostanze tossiche nell’abitazione di Schepp. Le analisi non individuano tracce che dimostrino l’utilizzo domestico di sostanze letali sulle bambine. Il risultato non permette naturalmente di escludere ogni possibile scenario, ma elimina la possibilità di considerare provata una modalità specifica di uccisione.
È proprio l’assenza di un riscontro materiale a impedire di trasformare l’ipotesi principale in una ricostruzione giudiziariamente completa. Non si conoscono il luogo, il momento e le modalità dell’eventuale morte di Alessia e Livia. Non si può neppure stabilire con certezza assoluta che le affermazioni di Schepp corrispondano alla verità.
Cerignola e la morte di Matthias Schepp
Il 3 febbraio il viaggio termina a Cerignola, in Puglia. In serata Matthias Schepp raggiunge l’area ferroviaria e alle 22:47 circa muore investito da un treno.
La sua automobile viene ritrovata nei pressi della stazione. All’interno non ci sono Alessia e Livia e gli accertamenti non producono una prova che consenta di stabilire che le bambine siano arrivate fino a Cerignola. La morte dell’unica persona che può spiegare direttamente ciò che è accaduto interrompe contemporaneamente il viaggio e una delle principali possibilità investigative.
Nei pressi dei binari vengono recuperati frammenti appartenenti agli oggetti che Schepp porta con sé al momento dell’impatto. Tra questi assume particolare importanza il navigatore satellitare utilizzato nell’automobile. Recuperarne i dati potrebbe permettere di ricostruire deviazioni, soste e destinazioni non documentate dalle altre fonti investigative.
Il dispositivo risulta però gravemente danneggiato. Il microchip viene sottoposto a tentativi di recupero dei dati, ma non restituisce la mappa risolutiva che potrebbe indicare i luoghi visitati durante i giorni della scomparsa. Una possibile fonte capace di restringere enormemente il campo delle ricerche rimane quindi inutilizzabile o comunque insufficiente a ricostruire ciò che manca.
Le ricerche tra Svizzera, Francia, Corsica e Italia
La scomparsa assume rapidamente una dimensione internazionale. Le autorità svizzere, francesi e italiane collaborano per ricostruire un percorso che attraversa più giurisdizioni nell’arco di pochi giorni.
Le ricerche interessano l’area di Saint-Sulpice e il territorio svizzero, il tragitto verso la Francia, Marsiglia, la Corsica e infine diverse zone italiane. Vengono analizzati filmati, testimonianze, transazioni bancarie, biglietti navali, reperti recuperati nell’automobile e oggetti appartenuti a Schepp. Parallelamente vengono verificate le numerose segnalazioni che arrivano dopo la diffusione internazionale delle immagini delle gemelle.
La Corsica conserva un ruolo centrale perché rappresenta uno dei punti nei quali la ricostruzione presenta la maggiore concentrazione di elementi compatibili con la possibile presenza delle bambine e, nello stesso tempo, una delle lacune probatorie più significative. Le testimonianze sul traghetto e sull’isola non vengono accompagnate da un riscontro materiale capace di determinare con precisione quando e dove Alessia e Livia vengono viste per l’ultima volta.
Anche l’Italia viene controllata a lungo, ma gli avvistamenti non permettono di dimostrare che le gemelle seguano il padre fino alla parte finale del viaggio. La geografia del caso rimane così eccezionalmente ampia: il luogo nel quale cercare la risposta potrebbe trovarsi in Svizzera, lungo il percorso francese, in Corsica o in un’altra area attraversata da Schepp.
La differenza tra la morte dichiarata e la morte accertata
Il caso Schepp presenta una distinzione fondamentale. Esiste una dichiarazione attribuita al padre nella quale Matthias afferma di avere ucciso le figlie, ma non esiste il ritrovamento dei corpi e non esiste un insieme di prove forensi che permetta di ricostruire materialmente un duplice omicidio.
Questo non rende tutte le ipotesi equivalenti. La condotta di Schepp, le lettere, le ricerche effettuate prima del viaggio, il progressivo venir meno delle tracce delle bambine e il successivo suicidio costituiscono un insieme di elementi che spiega perché l’ipotesi della morte di Alessia e Livia diventi centrale nell’indagine. Allo stesso tempo, un’ipotesi fortemente sostenuta dagli elementi disponibili rimane diversa da un fatto dimostrato.
La possibilità che Schepp menta nelle lettere non può essere eliminata soltanto sulla base delle sue parole. L’eventuale affidamento delle bambine a una terza persona viene considerato durante le indagini, ma non emerge un complice accertato né viene individuato qualcuno che possa avere preso in consegna Alessia e Livia.
È precisamente questa assenza di una prova conclusiva a mantenere il caso nel territorio delle persone scomparse. Stabilire che cosa Matthias afferma di avere fatto non equivale a stabilire che cosa sia realmente accaduto alle due bambine.
Missing Children Switzerland: la fondazione nata dopo la scomparsa
Nell’ottobre 2011, pochi mesi dopo la scomparsa di Alessia e Livia, Irina Lucidi trasforma parte della propria esperienza in un’attività strutturata rivolta alle famiglie che affrontano la scomparsa di un minore. Il 7 ottobre, giorno in cui le gemelle compiono sette anni, annuncia la nascita di Missing Children Switzerland, fondazione creata con l’obiettivo di offrire sostegno alle famiglie e contribuire al miglioramento degli strumenti utilizzati nella ricerca dei bambini scomparsi.
La nascita della fondazione deriva anche dalle difficoltà incontrate durante le ricerche di Alessia e Livia, condotte contemporaneamente in più Paesi e quindi sottoposte a procedure, competenze e sistemi diversi. Uno degli obiettivi iniziali consiste nel favorire una maggiore efficacia nel coordinamento delle ricerche e nell’analisi delle procedure esistenti, anche attraverso il confronto con istituzioni e specialisti. Tra i primi progetti viene prevista anche una linea telefonica nazionale dedicata alle segnalazioni riguardanti minori scomparsi.
Dal gennaio 2012 la fondazione sviluppa il servizio telefonico destinato alle famiglie e a chiunque possa fornire informazioni su un minore scomparso, inserendosi progressivamente nella rete europea collegata al numero 116 000. L’attività non riguarda quindi esclusivamente Alessia e Livia, ma amplia il proprio campo d’intervento al sostegno psicologico, sociale e giuridico delle famiglie e alla sensibilizzazione sul fenomeno delle scomparse minorili.
Missing Children Switzerland continua a operare negli anni successivi e Irina Lucidi mantiene un ruolo centrale nella sua struttura come fondatrice e presidente del Consiglio di fondazione. In questo modo la scomparsa delle gemelle Schepp produce anche una conseguenza istituzionale che supera il singolo caso: l’esperienza maturata durante le ricerche entra in un sistema più ampio di assistenza, prevenzione e cooperazione dedicato ai minori scomparsi.
La pista canadese e il caso a quindici anni dalla scomparsa
Nel febbraio 2026, a quindici anni dalla scomparsa di Alessia e Livia Schepp, il caso torna all’attenzione della cronaca italiana e con esso riemerge una delle ipotesi che negli anni mantiene aperta la possibilità che le due gemelle siano sopravvissute: quella di un trasferimento all’estero, forse in Canada, organizzato dal padre prima della propria morte. Non si tratta tuttavia di una nuova segnalazione né di un elemento investigativo emerso nel 2026, ma della ripresa di una pista già nota e mai confermata.

L’ipotesi canadese acquista visibilità nel febbraio 2014, quando alla redazione di “Chi l’ha visto?” arriva una lettera anonima. L’autore sostiene di avere lavorato per una tipografia coinvolta nella produzione di passaporti falsi destinati alle gemelle e afferma che Alessia e Livia sono vive e si trovano in Canada. La segnalazione porta la trasmissione a verificare direttamente la pista anche sul territorio canadese, con un appello diffuso a Ottawa, ma non produce elementi capaci di dimostrare né l’esistenza dei documenti descritti nella lettera né il trasferimento delle bambine in Nord America.
La possibilità di documenti falsi non nasce però esclusivamente dalla lettera del 2014. Già nelle prime settimane successive alla scomparsa emergono circostanze che alimentano interrogativi sugli spostamenti programmati da Mathias Schepp. Una segnalazione raccolta a Sanremo riferisce di una conversazione nella quale vengono menzionati documenti falsi, un visto, il Canada e le Antille. Dall’abitazione dell’uomo risulta inoltre mancante una cartellina contenente fotocopie dei documenti delle figlie, materiale che non viene recuperato né nell’automobile né tra gli effetti personali trovati dopo la sua morte. Questi elementi rendono plausibile l’esistenza di una fase preparatoria del viaggio, ma non permettono di stabilirne lo scopo né di collegarla con certezza a un successivo trasferimento clandestino delle gemelle.
La pista canadese deve quindi essere distinta dai fatti accertati. Alessia e Livia risultano certamente con il padre durante la prima parte del viaggio iniziato in Svizzera e vengono riconosciute da testimoni durante la traversata in traghetto da Marsiglia verso la Corsica. Dopo l’arrivo sull’isola, la ricostruzione perde progressivamente consistenza: esistono segnalazioni, ma nessuna testimonianza consente di seguire con continuità gli spostamenti delle bambine fino al ritorno di Schepp sul continente e al suo successivo ingresso in Italia. È proprio questo intervallo a lasciare aperte interpretazioni diverse sulla loro sorte.
Le dichiarazioni con cui Mathias Schepp comunica alla madre delle bambine di averle uccise costituiscono uno degli elementi principali a sostegno dell’ipotesi che Alessia e Livia siano morte durante il viaggio, probabilmente prima che il padre lasci la Corsica. A questa ricostruzione continua tuttavia a mancare una verifica materiale decisiva: i corpi delle gemelle non vengono ritrovati e non emerge una prova forense capace di stabilire luogo, momento e modalità di una loro eventuale morte. Per la stessa ragione, l’assenza dei corpi non può essere trasformata automaticamente nella prova che le bambine siano sopravvissute.
Nel 2026 il quadro rimane quindi sostanzialmente invariato. Alessia e Livia continuano a figurare tra le persone scomparse e la loro sorte non è accertata. Se sono vive, il 7 ottobre 2026 compiono ventidue anni; non esistono però elementi pubblicamente verificati che permettano di identificarle in Canada o in qualsiasi altro Paese. La pista canadese rimane una delle ipotesi generate dalle anomalie e dalle informazioni emerse nel corso delle indagini, ma non raggiunge mai il livello di una ricostruzione dimostrata.
