Alessandra Sandri: la scomparsa della bambina che raccontò i suoi abusi

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Sandra Sandri
Sandra Sandri, undicenne, scompare a Bologna il 7 aprile 1975 mentre va a scuola. Gli abusi subiti nei mesi precedenti, una registrazione di 23 minuti e successive riaperture per omicidio, collegano il caso a uomini già condannati, ma nessuno sarà processato per la sua morte e il corpo resta introvabile.

Scheda archivio

Nome caso / serial killer Caso Sandra Sandri
Periodo / date 7 aprile 1975
Luogo Bologna, Emilia-Romagna
Paese Italia

Tabella dei Contenuti

Bologna, 7 aprile 1975 – Alessandra “Sandra” Sandri, 11 anni, scompare mentre percorre l’ultimo tratto verso la scuola media San Domenico.
Gli abusi subiti nei mesi precedenti diventano centrali nelle successive indagini per omicidio, ma il corpo non viene ritrovato e nessuno viene condannato per la sua morte rendendolo così un caso irrisolto.

La mattina del 7 aprile 1975

Lunedì 7 aprile 1975 piove su Bologna. Alessandra Sandri, chiamata Sandra dalla famiglia, ha undici anni e frequenta la prima media alla scuola San Domenico, in piazza Calderini, nel centro della città. Quella mattina esce di casa con la madre e prende l’autobus per raggiungere la scuola, mentre la donna prosegue poi verso il luogo di lavoro.

Sandra scende alla fermata di via Farini, a poca distanza dall’istituto. Le ricostruzioni successive non coincidono sul numero dell’autobus utilizzato quella mattina, ma convergono sul punto essenziale: la bambina arriva regolarmente nel centro di Bologna e deve percorrere soltanto l’ultimo tratto che la separa dalla scuola.

Una compagna di classe ricorda di essere con lei sul mezzo e di scendere insieme a Sandra. Le due sono in ritardo e, quando si trovano ormai nelle vicinanze dell’istituto, Sandra esita prima di proseguire. Dice alla compagna di andare avanti perché la raggiungerà poco dopo. L’amica continua verso la scuola, mentre Sandra rimane indietro e non entra mai in classe.

Da quel momento non emerge più alcun avvistamento certamente documentato della bambina. Nel corso delle prime indagini arrivano segnalazioni, telefonate e indicazioni che sembrano collocarla in luoghi diversi, ma nessuna produce un riscontro capace di ricostruire i suoi movimenti dopo via Farini. Tra gli elementi riesaminati negli anni successivi compare anche la possibile presenza, la sera della scomparsa, di una ragazza somigliante a Sandra in compagnia di un giovane, ma l’identificazione non raggiunge un grado di certezza sufficiente per trasformarsi in una pista concreta.

Sandra non torna a casa, non contatta la famiglia e non viene più ritrovata. La distanza tra la fermata e la scuola è minima, eppure proprio in quel breve tratto si concentra un vuoto investigativo che rimane irrisolto per decenni.

L’ipotesi iniziale dell’allontanamento volontario

Le prime indagini prendono rapidamente in considerazione l’ipotesi che Sandra possa essersi allontanata volontariamente. La possibilità viene interpretata anche alla luce delle frequentazioni che la bambina intrattiene con persone più grandi, senza che in quella fase venga attribuito un peso adeguato alla natura di quei rapporti e alla posizione di estrema vulnerabilità di un’undicenne coinvolta da uomini adulti.

La famiglia contesta l’idea dell’allontanamento spontaneo e continua a chiedere che la bambina venga cercata, ma l’indagine non identifica una persona responsabile della scomparsa e il procedimento arriva all’archiviazione. La lettura iniziale condiziona inevitabilmente gli accertamenti compiuti nelle fasi immediatamente successive al 7 aprile, quando la possibilità di recuperare testimonianze, tracce e informazioni è maggiore.

Negli anni successivi questa impostazione diventa uno degli aspetti più discussi dell’intero caso. Quando il fascicolo viene riesaminato, emerge infatti con maggiore evidenza che la scomparsa non può essere valutata separatamente da quanto accade a Sandra nei mesi precedenti. La bambina non si trova semplicemente in rapporto con adulti più grandi di lei: subisce abusi sessuali che diventano oggetto di un procedimento giudiziario.

La prospettiva cambia quindi radicalmente. La questione non riguarda più soltanto il motivo per cui Sandra non raggiunge la scuola, ma la possibilità che la sua sparizione sia collegata a persone che hanno già commesso reati nei suoi confronti e che possono avere interesse a impedire che continui a raccontare ciò che subisce.

Gli abusi subiti da Sandra

Nei mesi precedenti alla scomparsa Sandra entra in contatto con uomini adulti che frequentano la zona in cui vive. Tra questi emergono Franco Mascagni e Giorgio Fragili, entrambi all’epoca sulla trentina. Gli accertamenti giudiziari stabiliscono che i due abusano sessualmente della bambina e il procedimento conduce nel 1982 alla loro condanna a tre anni di reclusione; la sentenza diventa definitiva nel 1985.

Questo passaggio permette di distinguere immediatamente un dato certo dalle numerose ipotesi che circondano la successiva scomparsa. Gli abusi non rappresentano una supposizione formulata molti anni dopo né un elemento ricostruito esclusivamente sulla base di testimonianze tardive. Costituiscono fatti che arrivano a un accertamento giudiziario.

Le indagini ricostruiscono inoltre un ambiente più ampio di frequentazioni che ruota attorno alla zona di via Carissimi, dove abita la famiglia Sandri. Alcuni degli uomini coinvolti si incontrano abitualmente nello stesso locale e conoscono ragazze molto giovani del quartiere. Nel corso delle successive riaperture vengono rintracciate e ascoltate anche donne che, da adolescenti, entrano in contatto con alcune delle persone appartenenti a quell’ambiente.

La posizione di Sandra all’interno di questo contesto assume progressivamente un significato diverso da quello attribuito nelle prime indagini. Non si tratta di una bambina che sceglie liberamente di frequentare uomini adulti, ma di una minore nei confronti della quale adulti esercitano comportamenti abusanti. La distinzione diventa essenziale anche per comprendere perché l’originaria ipotesi dell’allontanamento volontario venga successivamente rimessa in discussione.

A rendere il quadro ancora più significativo interviene un documento realizzato poco prima della scomparsa: una registrazione nella quale la stessa Sandra parla di ciò che le accade.

I 23 minuti con la voce di Sandra

Ignazio Parentela, vicino della famiglia Sandri, registra una conversazione con Sandra della durata di circa 23 minuti. L’audio risale a poco prima della scomparsa e contiene domande sulle frequentazioni della bambina e sugli incontri avuti con uomini adulti. Sandra racconta gli abusi e fornisce riferimenti a persone e luoghi che entrano successivamente nelle indagini.

Parentela non consegna immediatamente la registrazione agli investigatori. Il nastro arriva alla polizia dopo la scomparsa della bambina e diventa, nel corso delle diverse riaperture, uno dei materiali più importanti rimasti del periodo precedente al 7 aprile 1975.

Il valore investigativo della registrazione non dipende soltanto dal fatto che conserva direttamente le dichiarazioni di Sandra. Nel colloquio compaiono riferimenti a luoghi frequentati insieme agli adulti, alcuni dei quali ricondotti successivamente alla zona del Savena e a edifici che gli investigatori tornano a esaminare molti anni dopo.

Il nastro assume inoltre rilievo per un altro motivo. Gli accertamenti condotti nelle riaperture prendono in considerazione la possibilità che le persone coinvolte negli abusi siano venute a conoscenza del fatto che Sandra abbia parlato e che quella conversazione sia stata registrata. Dalle vecchie ricostruzioni emerge anche che Parentela, dopo aver raccolto le dichiarazioni della bambina, entra in contatto con altre persone alle quali riferisce almeno parte di ciò che apprende.

Da questo elemento nasce una delle ipotesi più importanti sul possibile movente della scomparsa. Qualcuno potrebbe aver temuto che Sandra continuasse a raccontare gli abusi o che le sue dichiarazioni producessero conseguenze giudiziarie.

La possibilità assume negli anni un peso crescente, ma non supera mai il livello dell’ipotesi investigativa. Non esiste una sentenza che stabilisca che Sandra venga fatta scomparire a causa della registrazione, né viene dimostrato che la diffusione delle sue dichiarazioni rappresenti il motivo diretto dell’eventuale omicidio. Il nesso rimane tuttavia centrale nel modo in cui gli investigatori rileggono il caso a distanza di decenni.

Le condanne e il rapporto con la scomparsa

Il procedimento relativo agli abusi prosegue indipendentemente dall’indagine sulla scomparsa e arriva alla condanna di Franco Mascagni e Giorgio Fragili. I due piani giudiziari rimangono però separati: da una parte esistono violenze sessuali accertate, dall’altra una bambina di cui non si conosce più la sorte.

Questa separazione rappresenta uno dei nodi dell’intera vicenda. Gli uomini vengono giudicati per ciò che fanno a Sandra prima del 7 aprile 1975, ma non vengono processati per la sua scomparsa. La possibilità che esista un collegamento tra gli abusi e ciò che accade quella mattina non produce, nella fase iniziale, un procedimento capace di individuare un responsabile.

Con il passare degli anni diventa sempre più difficile recuperare ciò che non viene acquisito immediatamente. I luoghi cambiano, alcune persone muoiono, i ricordi dei testimoni diventano meno precisi e le eventuali tracce materiali scompaiono o risultano impossibili da interpretare. Quando gli investigatori tornano a esaminare sistematicamente la relazione tra gli abusi e la scomparsa, una parte consistente del tempo utile alle indagini è ormai trascorsa.

Proprio il riconoscimento giudiziario delle violenze costituisce tuttavia il punto fermo attorno al quale si sviluppano le nuove verifiche. Se Sandra parla di uomini che abusano di lei e quegli abusi risultano successivamente accertati, la possibilità che la sua scomparsa coinvolga almeno alcune delle persone appartenenti allo stesso ambiente diventa una pista da esaminare in modo autonomo.

Le riaperture dell’inchiesta

Nel 1998 il caso torna all’attenzione della magistratura e viene aperta una nuova indagine per omicidio contro ignoti in seguito a nuovi elementi emersi attraverso la trasmissione Chi l’ha visto?. La riapertura nasce dall’emersione di elementi relativi agli abusi, alla registrazione e alle persone che ruotano attorno alla bambina prima della scomparsa. Gli accertamenti non consentono comunque di raggiungere una conclusione definitiva e il fascicolo viene nuovamente archiviato.

Un ulteriore impulso arriva nel 2008, quando viene richiesta una nuova riapertura. Negli ultimi mesi del 2009 viene avviata un’altra indagine e, nel 2010, la Procura procede nuovamente nell’ipotesi di omicidio.

Il cambiamento rispetto al 1975 è sostanziale perché l’allontanamento volontario non costituisce più la principale chiave interpretativa. Gli investigatori lavorano sulla possibilità che Sandra sia stata uccisa e che il corpo sia stato occultato, riesaminando testimonianze, luoghi e persone già presenti nelle vecchie carte.

Vengono ascoltati nuovamente soggetti legati all’ambiente degli uomini condannati per gli abusi e vengono rintracciate donne che da adolescenti frequentano lo stesso contesto. A distanza di trentacinque anni la memoria non può avere la stessa precisione di una testimonianza raccolta nell’immediatezza dei fatti, ma l’incrocio tra vecchie dichiarazioni e nuovi racconti permette di individuare alcune aree sulle quali concentrare le verifiche.

Una parte importante degli accertamenti si sposta così verso il Savena, dove già nel 1975 compaiono edifici e terreni legati alle frequentazioni degli adulti coinvolti.

Le ricerche lungo il Savena

Nel 2010 gli investigatori concentrano le ricerche su diversi siti nell’area del Savena, in particolare nei pressi della Ponticella di San Lazzaro. Tra i luoghi esaminati compaiono un casolare e altre costruzioni che entrano nelle vecchie testimonianze raccolte dopo la scomparsa.

Uno degli edifici attira attenzione già nel 1975, quando una donna riferisce di avere sentito dei lamenti provenire dall’interno. Il casolare viene controllato, ma Sandra non viene trovata. Negli anni successivi l’edificio viene demolito, circostanza che rende impossibile ripetere integralmente gli accertamenti compiuti all’epoca e costringe gli investigatori a lavorare sul terreno e sulle informazioni conservate nei vecchi fascicoli.

Nel giugno 2010 le ricerche coinvolgono la polizia scientifica e utilizzano il georadar per individuare eventuali anomalie nel sottosuolo compatibili con una sepoltura. Vengono controllati anche un pozzo, una vasca e gli spazi di altri edifici. I siti presi in considerazione sono individuati confrontando le dichiarazioni delle vecchie inchieste con quelle raccolte durante la nuova attività investigativa.

Gli accertamenti non conducono al ritrovamento dei resti di Sandra.

L’assenza del corpo costituisce uno dei principali limiti di tutta l’inchiesta. Senza resti non è possibile accertare la morte sotto il profilo medico-legale, determinarne la causa, stabilire le modalità di un eventuale omicidio, individuare il luogo in cui avviene o recuperare tracce biologiche e materiali capaci di collegare direttamente una persona alla scomparsa.

L’ipotesi dell’omicidio può quindi rafforzarsi attraverso testimonianze e ricostruzioni, ma continua a mancare una prova materiale fondamentale.

Franco Mascagni e l’indagine per omicidio

La riapertura del fascicolo porta gli investigatori a concentrare in modo particolare l’attenzione su Franco Mascagni, già condannato per gli abusi commessi nei confronti di Sandra.

Un nuovo testimone riferisce dichiarazioni che attribuisce all’uomo. Mascagni avrebbe parlato di una giovane verso la quale prova interesse e, ipotizzando un eventuale rifiuto, avrebbe fatto riferimento alla possibilità di farle fare la stessa fine di Alessandra. Lo stesso testimone riferisce inoltre un racconto nel quale Mascagni avrebbe collegato Sandra a un casolare e alla scoperta che la bambina ha parlato con un altro adulto dei rapporti che intrattiene con lui.

Le dichiarazioni vengono raccolte a distanza di molti anni dai fatti e non possono essere verificate attraverso un confronto diretto con Mascagni, ma assumono un rilievo sufficiente perché il suo nome venga iscritto nel registro degli indagati per l’omicidio di Sandra.

La Procura arriva nel 2011 a formulare una ricostruzione nella quale l’uomo rappresenta il presunto responsabile della morte della bambina. All’interno di questa ipotesi assumono rilievo sia il timore delle conseguenze delle dichiarazioni di Sandra sia la reazione attribuita a Mascagni quando apprende che la bambina ha parlato dei rapporti con gli adulti.

Quando l’indagine raggiunge questa fase, tuttavia, Mascagni è già morto. La Procura chiede quindi l’archiviazione del procedimento per l’impossibilità di procedere nei suoi confronti.

Il significato giudiziario di questo passaggio deve rimanere netto. Franco Mascagni viene indicato dagli investigatori come il possibile autore dell’omicidio e la Procura arriva a una propria ricostruzione dei fatti, ma l’uomo non affronta mai un processo per la morte di Sandra. Non esiste quindi una sentenza che accerti la sua responsabilità, non avviene un dibattimento e gli elementi raccolti dall’accusa non vengono sottoposti alla verifica processuale.

L’archiviazione del 2011 non trasforma l’ipotesi investigativa in una verità giudiziaria.

La scomparsa di Remo Soravia Gnocco

Nel 2013 un secondo caso risalente agli anni Settanta torna a intrecciarsi con quello di Sandra. Riguarda Remo Soravia Gnocco, un uomo che frequenta lo stesso ambiente di via Carissimi e del quale si perdono le tracce nel 1979, quattro anni dopo la bambina.

La sua scomparsa presenta elementi che inducono gli investigatori a riesaminarla. La giacca con i documenti viene ritrovata sul greto del Savena e, nella ricostruzione originaria, prende forma l’ipotesi di un suicidio. Del corpo, tuttavia, non viene trovata traccia.

Molti anni dopo emergono indicazioni in base alle quali Soravia Gnocco può essere a conoscenza di informazioni sulla sorte di Sandra. La sua scomparsa avviene inoltre in prossimità dell’avvio del procedimento relativo agli abusi subiti dalla bambina, elemento che porta a verificare se i due casi possano avere un collegamento.

Nel 2013 vengono quindi avviati nuovi approfondimenti sulla sorte dell’uomo. Il possibile legame con Sandra non viene però dimostrato: non esiste una sentenza che stabilisca che Soravia Gnocco venga ucciso perché conosce informazioni sull’undicenne e non viene accertato che le due scomparse abbiano lo stesso responsabile.

La pista rimane aperta sul piano investigativo e acquista ulteriore rilevanza due anni più tardi, quando una nuova testimonianza conduce gli inquirenti verso l’Appennino bolognese.

La nuova testimone e le ricerche a Loiano

Nel 2015 una donna si presenta agli investigatori e riferisce di ricordare conversazioni avvenute molti anni prima nelle quali alcune persone parlano del luogo in cui sarebbe stato occultato il corpo di Sandra. Le dichiarazioni determinano una nuova attività della Procura e della Squadra Mobile e il fascicolo viene riaperto nell’ipotesi di omicidio e occultamento di cadavere.

Le indicazioni portano verso l’area di Loiano, sull’Appennino bolognese, dove gli accertamenti si concentrano in particolare su alcune zone cimiteriali. All’interno della stessa pista viene presa in considerazione la possibilità che nelle vicinanze possano trovarsi anche i resti di Remo Soravia Gnocco.

L’ipotesi nasce dal possibile collegamento tra le due scomparse e dalle informazioni attribuite all’uomo sulla sorte della bambina. Anche in questa fase, però, le indicazioni testimoniali devono confrontarsi con il tempo trascorso e con l’assenza di riscontri materiali capaci di trasformare il racconto in una prova.

Le nuove ricerche non conducono al ritrovamento dei resti di Sandra e non permettono di stabilire dove venga portata dopo la scomparsa, se muoia il 7 aprile 1975 o in un momento successivo, né chi intervenga nell’eventuale occultamento del corpo.

Ciò che è accertato e ciò che rimane un’ipotesi

Il caso di Alessandra Sandri contiene elementi con un valore probatorio molto diverso e la loro separazione è indispensabile per ricostruire correttamente la vicenda.

È accertato che Sandra ha undici anni quando scompare a Bologna il 7 aprile 1975 durante il tragitto verso la scuola. È accertato che nei mesi precedenti subisce abusi sessuali da parte di uomini adulti e che Franco Mascagni e Giorgio Fragili vengono condannati per quelle condotte. È inoltre documentata l’esistenza della registrazione di circa 23 minuti nella quale Sandra parla delle frequentazioni e degli abusi.

È documentato anche che la prima indagine considera l’allontanamento volontario, che il fascicolo viene riaperto più volte e che le successive inchieste procedono nell’ipotesi di omicidio. Nel 2011 la Procura concentra la propria ricostruzione su Mascagni e arriva a considerarlo il presunto responsabile, ma la sua morte impedisce qualsiasi processo.

Non viene invece accertato giudiziariamente che Mascagni uccida Sandra. Non viene dimostrato che la registrazione costituisca il movente dell’eventuale omicidio, anche se la possibilità che qualcuno voglia impedire alla bambina di continuare a parlare occupa una posizione centrale nelle indagini successive.

Non viene provato neppure il collegamento con la scomparsa di Remo Soravia Gnocco, così come non viene individuato con certezza un luogo di occultamento. Le ricerche lungo il Savena e quelle successive nell’area di Loiano non restituiscono il corpo.

Rimane quindi una differenza fondamentale tra la ricostruzione investigativa e ciò che una sentenza arriva effettivamente ad accertare. Nel caso Sandri gli abusi hanno una verità giudiziaria; la scomparsa e l’eventuale omicidio no.

Un caso senza corpo e senza una verità processuale

La scomparsa di Alessandra Sandri attraversa oltre cinquant’anni senza raggiungere una ricostruzione processuale definitiva. Il tempo consente agli investigatori di modificare profondamente la prospettiva iniziale e di riconoscere il possibile rapporto tra gli abusi e la sparizione, ma contemporaneamente riduce la possibilità di recuperare gli elementi che possono dimostrarlo.

Quando il fascicolo viene affrontato come un’indagine per omicidio sono trascorsi decenni. Alcuni dei protagonisti sono morti, gli edifici vengono modificati o demoliti, le testimonianze dipendono da ricordi lontani e le eventuali tracce materiali non sono più disponibili. Le tecnologie utilizzate nelle nuove ricerche permettono di esaminare aree che nel 1975 non possono essere controllate nello stesso modo, ma non possono ricostruire ciò che manca nelle prime fasi dell’indagine.

Il nastro con la voce di Sandra rimane quindi uno degli elementi più rilevanti dell’intera vicenda perché dimostra che, prima di scomparire, la bambina parla degli abusi che subisce. Le condanne successive confermano che quelle dichiarazioni riguardano fatti reali, ma il passaggio ulteriore, cioè dimostrare che proprio quelle rivelazioni determinano la sua scomparsa, non viene mai completato sul piano giudiziario.

Anche la ricostruzione raggiunta dalla Procura nel 2011 resta necessariamente incompleta. Individua un presunto responsabile e propone un possibile movente, ma la morte di Mascagni impedisce che accuse, testimonianze e ricostruzioni vengano sottoposte a un processo. La successiva pista relativa a Remo Soravia Gnocco e le nuove ricerche del 2015 mostrano inoltre che rimangono aspetti ancora non chiariti e possibili informazioni mai trasformate in prove.

Il corpo di Alessandra Sandri non viene ritrovato e nessuno viene condannato per averla fatta scomparire o per averla uccisa. Il dato giudiziariamente certo rimane quello degli abusi che precedono il 7 aprile 1975; tutto ciò che riguarda la sua sorte successiva resta racchiuso tra una forte ipotesi investigativa, testimonianze emerse a distanza di molti anni e l’assenza della prova materiale che potrebbe confermare o smentire definitivamente quella ricostruzione.

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