Reno, Nevada, Stati Uniti, 13 aprile 2010 – Joseph Naso viene arrestato dopo una lunga indagine che collega il suo DNA a quattro omicidi commessi tra la California e il Nevada. La successiva perquisizione della sua abitazione porta al ritrovamento di diari, fotografie e documenti che contribuiscono a ricostruire parte della sua attività di serial killer.
Un uomo apparentemente ordinario
Per oltre trent’anni Joseph Naso conduce un’esistenza che, almeno in superficie, non lascia intuire la presenza di una delle più longeve carriere criminali emerse negli Stati Uniti tra la fine del XX secolo e l’inizio del XXI. Quando il suo nome diventa di dominio pubblico nel 2010, molti vicini e conoscenti lo descrivono come un uomo riservato, educato e dall’aspetto distinto, lontano dall’immagine stereotipata del serial killer. Proprio questa apparente normalità rappresenta uno degli elementi che gli consentono di sottrarsi così a lungo alle indagini.
Joseph Naso nasce il 7 gennaio 1934 a Rochester, nello Stato di New York. Trascorre l’infanzia in un contesto familiare del quale si conoscono relativamente pochi dettagli verificabili, circostanza comune a molti casi criminali della stessa epoca. Le informazioni documentate restituiscono l’immagine di un ragazzo senza particolari problemi disciplinari e capace di inserirsi senza difficoltà nella vita scolastica e sociale, almeno secondo quanto emerge dalle ricostruzioni successive.
Negli anni Cinquanta presta servizio nell’United States Army durante la guerra di Corea. L’esperienza militare costituisce una fase significativa della sua biografia, ma non esistono elementi che permettano di collegarla direttamente ai delitti per i quali verrà condannato molti decenni più tardi. Terminato il servizio, Naso torna alla vita civile e inizia a costruire un percorso professionale che gli consente di spostarsi frequentemente tra diversi Stati americani.
Nel corso degli anni svolge numerose attività lavorative, tra cui quella di fotografo freelance. È proprio questa professione a offrirgli occasioni di contatto con molte donne e a permettergli di presentarsi come una persona affidabile e creativa. La fotografia diventa un elemento ricorrente nella sua vita privata e, come emergerà dopo l’arresto, anche uno strumento strettamente connesso alla sua attività criminale. Durante le perquisizioni vengono infatti recuperate migliaia di fotografie di donne, molte delle quali mai identificate, insieme a negativi, appunti e materiale accuratamente conservato per decenni.
La sua capacità di adattarsi ai diversi contesti sociali contribuisce a consolidare un’immagine di rispettabilità. Naso cambia città, instaura relazioni sentimentali, coltiva amicizie e conduce una quotidianità che non richiama l’attenzione delle forze dell’ordine. Diversamente da altri serial killer caratterizzati da frequenti arresti o comportamenti apertamente violenti, riesce a mantenere un profilo estremamente discreto, evitando di esporre pubblicamente gli aspetti più disturbanti della propria personalità.
Una mobilità che complica le indagini
Nel corso della propria vita Joseph Naso vive in diversi Stati americani, stabilendosi soprattutto tra la California e il Nevada. Questa continua mobilità assume un’importanza rilevante quando, molti anni dopo, gli investigatori iniziano a confrontare casi di omicidio apparentemente scollegati tra loro.
Tra la fine degli anni Settanta e gli anni Novanta numerose indagini negli Stati Uniti vengono ancora condotte prevalentemente su base locale. La condivisione delle informazioni tra dipartimenti appartenenti a contee e Stati differenti risulta spesso limitata, mentre gli strumenti informatici destinati all’incrocio dei dati sono ancora nelle fasi iniziali del loro sviluppo. In questo contesto, un individuo capace di spostarsi frequentemente può ridurre sensibilmente il rischio che episodi avvenuti in territori diversi vengano attribuiti a un unico responsabile.
Naso conduce una vita itinerante anche per ragioni professionali. I continui trasferimenti gli permettono di interrompere i rapporti con le persone conosciute e di ricostruire rapidamente una nuova quotidianità altrove, senza attirare particolari sospetti. Questa caratteristica emerge con forza durante la ricostruzione cronologica della sua vita, nella quale residenze, lavori e frequentazioni cambiano con notevole frequenza.
Un ulteriore elemento destinato ad assumere un peso investigativo è la sua abitudine a conservare grandi quantità di documentazione personale. Diversamente da molti criminali che cercano di eliminare qualsiasi traccia compromettente, Joseph Naso accumula fotografie, taccuini, poesie manoscritte, indirizzi, annotazioni e materiale di varia natura. Per anni questi archivi rimangono nascosti nelle sue abitazioni senza che nessuno ne comprenda il reale significato.
Quando gli investigatori accedono a quel materiale dopo l’arresto, emerge un patrimonio documentale che non solo conferma alcuni aspetti già ipotizzati durante le indagini, ma apre anche nuove piste relative a possibili vittime mai identificate e ad altri episodi rimasti irrisolti. Proprio questa documentazione rende il caso Joseph Naso particolarmente complesso e ancora oggi oggetto di interesse per gli studiosi di criminologia e per gli investigatori specializzati nell’analisi dei serial killer statunitensi.
L’inizio della serie di omicidi
La ricostruzione giudiziaria individua in Joseph Naso il responsabile di una serie di omicidi commessi tra il 1977 e il 1994 tra la California e il Nevada. L’ampio intervallo temporale tra il primo e l’ultimo delitto rappresenta uno degli aspetti più complessi dell’intera vicenda investigativa. Per quasi diciassette anni il killer riesce infatti a muoversi senza attirare l’attenzione delle autorità, cambiando residenza e continuando a condurre una vita apparentemente normale mentre le indagini sui singoli casi procedono separatamente.
La prima vittima riconducibile a Naso è Roxene Roggasch, ventiquattrenne trovata morta il 10 agosto 1977 in una zona boschiva nei pressi di Fairfax, nella contea di Marin, California. Il corpo viene rinvenuto parzialmente nascosto tra la vegetazione dopo alcuni giorni di ricerche. Gli investigatori accertano che la giovane è stata strangolata, ma l’assenza di elementi utili all’identificazione dell’autore impedisce qualsiasi sviluppo concreto. Il fascicolo rimane così irrisolto per oltre trent’anni.
L’anno successivo, il 13 settembre 1978, viene ritrovato il corpo di Carmen Colon, ventidue anni, nella contea di Contra Costa. Anche in questo caso la vittima viene abbandonata in un’area isolata, lontana dal luogo in cui viene vista viva per l’ultima volta. Le analogie con il delitto di Roxene Roggasch non risultano sufficienti, all’epoca, per ipotizzare l’esistenza di un unico responsabile e le due indagini proseguono autonomamente.
Dopo il delitto di Carmen Colon la serie sembra interrompersi. Per quasi quindici anni Joseph Naso non viene collegato ad altri omicidi e nessun investigatore dispone degli strumenti necessari per mettere in relazione i casi già archiviati con eventuali nuovi delitti. Questo lungo intervallo rappresenta ancora oggi uno degli aspetti più discussi della vicenda. Non è infatti possibile stabilire con certezza se il serial killer interrompa realmente la propria attività criminale oppure se vi siano altri omicidi mai attribuiti alla sua responsabilità.
Nel settembre 1993 viene uccisa Pamela Parsons, trentotto anni, il cui corpo viene rinvenuto nella contea di Nevada, in California. Circa un anno più tardi, nel 1994, viene assassinata Tracy Tafoya, trentun anni, trovata senza vita nei pressi di Reno, in Nevada. Saranno proprio questi ultimi due omicidi, riesaminati molti anni dopo grazie ai progressi della genetica forense, a consentire agli investigatori di ricostruire il filo che collega l’intera serie criminale.
Le vittime accertate e le ipotesi investigative
Il procedimento celebrato davanti alla Corte Superiore della Contea di Yolo si concentra esclusivamente su quattro omicidi, quelli per i quali gli investigatori riescono a raccogliere un quadro probatorio sufficiente a sostenere l’accusa in giudizio. La condanna pronunciata nel 2013 riguarda quindi Roxene Roggasch, Carmen Colon, Pamela Parsons e Tracy Tafoya.
Nel corso delle indagini, tuttavia, emerge un quadro potenzialmente più ampio. Durante la perquisizione dell’abitazione di Joseph Naso vengono sequestrati diari, taccuini, migliaia di fotografie e numerosi documenti personali che inducono gli investigatori a ipotizzare un’attività criminale più estesa rispetto ai quattro delitti contestati. Tra il materiale rinvenuto compare anche una lista manoscritta contenente diversi nomi femminili, alcuni dei quali vengono successivamente confrontati con casi di donne scomparse o vittime di omicidi rimasti irrisolti.
Nel corso del procedimento l’accusa presenta inoltre elementi riferibili ad altre due donne, Sara Dylan e Sharieea Patton, ritenendo che possano essere riconducibili allo stesso autore. Tali episodi, tuttavia, non diventano oggetto della condanna definitiva. Per questo motivo è necessario distinguere con chiarezza tra le responsabilità accertate in sede giudiziaria e le ulteriori ipotesi investigative sviluppate negli anni successivi.
Questa distinzione rappresenta uno degli aspetti fondamentali del caso Joseph Naso. La documentazione sequestrata suggerisce infatti la possibilità che la sua attività criminale non si limiti ai quattro omicidi per i quali viene condannato, ma nessun ulteriore episodio raggiunge il livello di prova richiesto per una nuova affermazione di responsabilità. Per questo motivo, ogni riferimento a possibili vittime aggiuntive rimane confinato all’ambito investigativo e non può essere considerato un fatto storicamente e giudiziariamente accertato.
I diari, le fotografie e la “List of 10”
Quando gli investigatori perquisiscono l’abitazione di Joseph Naso dopo l’arresto del 13 aprile 2010, scoprono un archivio personale di dimensioni eccezionali. Lontano dall’immagine del criminale che tenta di eliminare ogni possibile traccia, Naso conserva per decenni una quantità impressionante di materiale cartaceo e fotografico. Nelle stanze della casa vengono rinvenuti migliaia di negativi, fotografie, taccuini, diari, annotazioni manoscritte, indirizzi e documenti personali, molti dei quali accuratamente catalogati.
L’aspetto che colpisce maggiormente gli investigatori è l’ordine con cui questo materiale viene archiviato. Nulla sembra lasciato al caso: fotografie, appunti e manoscritti sono conservati con un metodo che suggerisce un forte bisogno di controllo e di conservazione della memoria. Per gli inquirenti quel patrimonio documentale rappresenta una possibile chiave di lettura della personalità di Naso e, allo stesso tempo, uno strumento utile per verificare eventuali collegamenti con altri casi irrisolti.
Tra i documenti sequestrati emerge anche una lista manoscritta contenente dieci nomi femminili, successivamente conosciuta come “List of 10”. Alcuni di quei nomi corrispondono a donne realmente esistite, mentre altri non trovano un’immediata identificazione. La presenza della lista induce gli investigatori a confrontare ciascun nominativo con archivi di persone scomparse, omicidi irrisolti e denunce raccolte in diversi Stati americani.
L’esistenza della lista, tuttavia, non costituisce di per sé la prova dell’esistenza di ulteriori omicidi. Dal punto di vista processuale, il documento rappresenta un elemento investigativo che orienta nuovi accertamenti, ma non dimostra automaticamente che tutte le donne indicate siano state vittime di Joseph Naso. Proprio per questo motivo gli investigatori affrontano ogni nominativo come un’ipotesi da verificare, senza attribuire responsabilità in assenza di riscontri oggettivi.
Accanto alla lista vengono recuperati anche numerosi componimenti poetici manoscritti. Le poesie descrivono fantasie, riflessioni e riferimenti a figure femminili, offrendo agli psicologi forensi ulteriori elementi per analizzare la personalità dell’imputato. Sebbene questi scritti contribuiscano alla ricostruzione del suo profilo comportamentale, non assumono un ruolo determinante nell’accertamento della responsabilità per gli omicidi contestati, che rimane fondato principalmente sulle prove genetiche e sugli altri elementi raccolti durante l’indagine.
Se l’archivio personale permette agli investigatori di ampliare il quadro investigativo, è la genetica forense a trasformare definitivamente un gruppo di omicidi apparentemente isolati in un’unica serie criminale. Per decenni i reperti biologici raccolti sulle scene del crimine rimangono conservati senza che la tecnologia disponibile consenta di ricavarne informazioni sufficientemente affidabili. L’evoluzione delle tecniche di analisi del DNA permette invece di riesaminare quei reperti e di stabilire che gli omicidi sono riconducibili allo stesso autore.
Tra la fine degli anni Duemila i laboratori forensi riescono infatti a ottenere profili genetici completi dai reperti conservati nei diversi fascicoli. Il confronto tra le tracce biologiche recuperate sulle scene del crimine evidenzia una compatibilità riconducibile a un unico individuo, consentendo così di collegare casi che per oltre trent’anni vengono investigati separatamente.
Partendo da questo risultato, gli investigatori ricostruiscono i movimenti del possibile responsabile, confrontano i fascicoli delle diverse giurisdizioni e analizzano gli elementi raccolti nel corso degli anni. L’incrocio delle informazioni porta progressivamente a concentrare l’attenzione su Joseph Naso, la cui presenza risulta compatibile con le aree e i periodi in cui vengono commessi i delitti.
Per verificare definitivamente questa ipotesi gli investigatori ottengono un campione biologico riconducibile a Naso. Il confronto tra il suo profilo genetico e le tracce repertate sulle scene del crimine conferma la corrispondenza, fornendo uno degli elementi probatori più rilevanti dell’intero procedimento e consentendo di attribuire i quattro omicidi allo stesso autore.
Il caso Joseph Naso rappresenta uno degli esempi più significativi dell’importanza della conservazione dei reperti biologici nei cold case. Materiali raccolti decenni prima, apparentemente inutilizzabili al momento delle prime indagini, acquisiscono un valore decisivo grazie ai progressi della scienza forense. La vicenda dimostra come l’evoluzione delle tecniche di analisi del DNA possa modificare radicalmente l’esito di procedimenti rimasti senza soluzione per molti anni e conferma il ruolo centrale della genetica forense nell’accertamento dei delitti seriali.
Il processo e la condanna
Dopo l’arresto del 13 aprile 2010, Joseph Naso viene estradato in California per rispondere delle accuse formulate dalla Procura della Contea di Yolo. Il procedimento assume fin dall’inizio caratteristiche particolari, anche per la decisione dell’imputato di esercitare il diritto all’autodifesa. Pur disponendo di consulenti legali nominati dal tribunale, Naso sceglie infatti di rappresentare sé stesso durante gran parte del dibattimento, partecipando direttamente agli interrogatori dei testimoni e intervenendo nella discussione delle prove.
L’accusa costruisce il proprio impianto probatorio sulla convergenza di molteplici elementi investigativi. Il DNA costituisce la prova scientifica centrale, ma viene affiancato dalla ricostruzione dei movimenti dell’imputato nelle aree interessate dagli omicidi, dall’analisi della documentazione sequestrata durante la perquisizione della sua abitazione e dalle testimonianze raccolte nel corso delle indagini. L’obiettivo della Procura è dimostrare non soltanto la presenza di Joseph Naso nei luoghi e nei periodi compatibili con i delitti, ma anche l’esistenza di un modello comportamentale coerente che collega tra loro le quattro vittime.
La difesa contesta la lettura proposta dall’accusa, sostenendo che alcuni elementi siano privi del necessario valore dimostrativo e che parte del materiale sequestrato non possa essere interpretato come prova diretta degli omicidi. Il tribunale ritiene tuttavia che il quadro complessivo delle evidenze, considerate nel loro insieme, superi ampiamente la soglia richiesta per una condanna.
Il 20 agosto 2013 la giuria dichiara Joseph Naso colpevole dei quattro omicidi contestati. Nella successiva fase processuale dedicata alla determinazione della pena vengono valutate le circostanze aggravanti previste dalla legislazione californiana e, il 22 novembre dello stesso anno, il giudice pronuncia la condanna a morte. Pur essendo destinatario della pena capitale, Naso rimane inserito nel normale iter degli appelli previsto dall’ordinamento della California, come avviene per tutti i detenuti condannati alla pena di morte nello Stato.
Il profilo criminologico di Joseph Naso
Dal punto di vista criminologico, Joseph Naso presenta caratteristiche che contribuiscono a spiegare la sua capacità di sfuggire alle indagini per un periodo così lungo. A differenza di altri serial killer che attirano frequentemente l’attenzione delle autorità attraverso comportamenti violenti, precedenti penali o condotte impulsive, Naso mantiene per decenni una vita apparentemente ordinaria. Lavora, cambia città, coltiva relazioni personali e si inserisce con facilità nei contesti sociali che frequenta, costruendo un’immagine pubblica difficilmente compatibile con quella di un omicida seriale.
Un elemento distintivo del suo profilo è rappresentato dalla tendenza a documentare e conservare ogni aspetto della propria vita. Migliaia di fotografie, diari, taccuini, appunti e manoscritti vengono archiviati con metodo e mantenuti per anni all’interno delle sue abitazioni. Questo comportamento suggerisce un marcato bisogno di controllo e di conservazione della memoria, aspetti che ricorrono anche nell’analisi di altri autori di reati seriali, sebbene nel caso di Naso assumano dimensioni particolarmente significative.
La scelta delle vittime evidenzia inoltre una ricerca di persone che, per condizioni personali o sociali, risultano maggiormente esposte al rischio di violenza. L’attenzione rivolta a donne vulnerabili riduce le probabilità di una rapida individuazione del responsabile e contribuisce alla frammentazione delle indagini, soprattutto in un periodo storico in cui la condivisione delle informazioni tra le diverse giurisdizioni statunitensi risulta ancora limitata.
La lunga distanza temporale tra i delitti accertati continua infine a rappresentare uno degli aspetti più discussi del caso. Gli investigatori non possono stabilire con certezza se Joseph Naso interrompa realmente la propria attività criminale per lunghi periodi oppure se vi siano ulteriori episodi mai ricondotti alla sua responsabilità. Proprio questa incertezza alimenta ancora oggi l’interesse investigativo nei confronti del materiale sequestrato durante il suo arresto.
Un caso che continua a interrogare gli investigatori
Il caso Joseph Naso dimostra come la soluzione di un procedimento penale non coincida necessariamente con la completa ricostruzione della storia criminale di un individuo. La condanna definitiva per quattro omicidi consente di accertarne la responsabilità penale per quei delitti, ma non esaurisce tutte le questioni emerse nel corso delle indagini.
L’enorme archivio personale rinvenuto nella sua abitazione continua infatti a rappresentare un patrimonio investigativo di notevole interesse. Fotografie prive di identificazione, annotazioni manoscritte, elenchi di nomi e altri documenti vengono analizzati per verificare possibili collegamenti con casi rimasti irrisolti. Nella maggior parte delle situazioni tali verifiche non producono elementi sufficienti per sostenere nuove accuse, ma confermano l’importanza della conservazione e del riesame del materiale investigativo anche a distanza di molti anni.
Sotto il profilo storico e criminologico, Joseph Naso rappresenta uno degli esempi più significativi dell’impatto esercitato dalla genetica forense sulle indagini relative ai cold case. La possibilità di analizzare reperti biologici raccolti decenni prima e di confrontarli attraverso tecniche scientifiche sempre più avanzate consente infatti di riaprire procedimenti destinati a rimanere irrisolti e di ricostruire collegamenti che, all’epoca dei fatti, risultano invisibili.
La vicenda evidenzia inoltre come la cooperazione tra autorità investigative appartenenti a diverse contee e Stati rappresenti un elemento essenziale nella lotta ai crimini seriali. L’evoluzione delle tecniche scientifiche, unita alla condivisione delle informazioni e al riesame sistematico delle prove, permette di ricostruire una serie di omicidi rimasta frammentata per oltre trent’anni e di attribuirne la responsabilità a Joseph Naso. Allo stesso tempo, il materiale sequestrato durante l’indagine continua a essere oggetto di interesse investigativo, alimentando verifiche su ulteriori episodi che, allo stato attuale, non hanno ancora trovato un definitivo riscontro giudiziario.