In Italia, i RIS dei Carabinieri svolgono accertamenti tecnico-scientifici a supporto delle indagini, trasformando tracce, reperti e dati in elementi analizzabili e confrontabili. Il loro lavoro comprende il sopralluogo specialistico, le analisi di laboratorio e l’interpretazione tecnica dei risultati, ma non sostituisce l’attività investigativa né determina da solo la responsabilità di una persona.
RIS e RaCIS: due sigle che non indicano la stessa cosa
Nel linguaggio comune la sigla RIS viene spesso utilizzata per indicare genericamente tutta la componente scientifica dell’Arma dei Carabinieri, ma l’organizzazione reale è più articolata. I Reparti Investigazioni Scientifiche, i RIS dei Carabinieri propriamente detti, sono quattro e hanno sede a Roma, Parma, Messina e Cagliari. Operano all’interno di una struttura più ampia, il Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche, indicato con la sigla RaCIS, che rappresenta il riferimento dell’Arma per le attività di polizia scientifica e coordina competenze diverse distribuite tra reparti centrali, laboratori specializzati e articolazioni territoriali.
Il RaCIS non coincide quindi con un singolo laboratorio e non comprende soltanto gli specialisti che intervengono sulle scene dei delitti. Accanto ai quattro RIS operano reparti con competenze specifiche, tra cui quelli dedicati alle tecnologie informatiche, alla dattiloscopia preventiva, alle analisi criminologiche e alla ricerca e sviluppo, mentre sul territorio sono presenti Sezioni Investigazioni Scientifiche collegate tecnicamente alla struttura centrale. Questa organizzazione permette di distribuire gli accertamenti in base alla complessità, alla tipologia di reperto e alle competenze necessarie, evitando che ogni attività debba necessariamente essere trasferita a uno dei quattro grandi Reparti Investigazioni Scientifiche.
La distinzione è importante perché consente di comprendere anche cosa fanno davvero i RIS dei Carabinieri. Non costituiscono una squadra investigativa autonoma che conduce un’indagine dall’inizio alla fine, ma una componente tecnico-scientifica che lavora a supporto dei reparti territoriali, dei nuclei investigativi, dell’autorità giudiziaria e, quando necessario, di altre forze di polizia. Il loro compito principale consiste nell’esaminare elementi materiali e digitali attraverso metodologie scientifiche, documentando ogni fase dell’accertamento e fornendo risultati utilizzabili all’interno dell’indagine.
Dalla scena del crimine al laboratorio
L’immagine più conosciuta dei RIS dei Carabinieri resta quella degli operatori con tute protettive, guanti e strumenti fotografici all’interno di un’abitazione o di un luogo delimitato dagli investigatori. Il sopralluogo scientifico rappresenta effettivamente una delle attività più delicate, ma costituisce soltanto la prima parte di un percorso molto più lungo.
Una scena di interesse investigativo contiene informazioni che possono essere facilmente alterate, disperse o contaminate. Prima di qualsiasi analisi di laboratorio occorre quindi individuare ciò che può avere rilevanza, documentarne la posizione, stabilire come raccoglierlo e adottare modalità di conservazione compatibili con gli accertamenti successivi. Una traccia biologica, un bossolo, un frammento di vetro, un’impronta, una fibra o un dispositivo elettronico richiedono procedure differenti e possono essere compromessi da interventi impropri.
Il sopralluogo non consiste perciò nella semplice ricerca di qualcosa di anomalo. La scena viene osservata, documentata fotograficamente e, quando necessario, ricostruita attraverso misurazioni e rilievi. Ogni reperto viene associato al punto in cui viene individuato e alle condizioni nelle quali si trova, perché il suo valore non dipende soltanto dalla natura materiale, ma anche dal contesto.
Un frammento di materiale rinvenuto su un pavimento acquista un significato differente se compare vicino a un punto di accesso, su un indumento, sotto un corpo oppure all’interno di un veicolo. L’analisi di laboratorio può stabilire di quale sostanza si tratta o se possiede caratteristiche compatibili con un campione di confronto, ma è l’indagine complessiva a dover comprendere perché quella traccia si trova proprio in quel luogo.
Il lavoro dei RIS dei Carabinieri nasce quindi dall’integrazione tra repertamento e analisi. Un laboratorio può essere estremamente sofisticato, ma non può recuperare un’informazione che viene distrutta prima dell’arrivo del reperto.
Biologia forense e DNA
La genetica forense rappresenta uno dei settori più conosciuti delle investigazioni scientifiche, ma anche uno di quelli maggiormente semplificati nella rappresentazione pubblica. Nei laboratori di biologia dei RIS dei Carabinieri vengono esaminati reperti sui quali possono essere presenti tracce biologiche, visibili oppure non immediatamente riconoscibili, che vengono individuate, caratterizzate e successivamente sottoposte agli accertamenti necessari.
Il percorso non comincia direttamente con la produzione di un profilo genetico. Il reperto viene prima ispezionato, vengono ricercate le tracce e vengono eseguiti test che consentono di valutarne la natura. Quando il materiale risulta idoneo, il DNA viene estratto, quantificato, amplificato e tipizzato attraverso procedure di laboratorio separate e controllate. Il profilo ottenuto viene poi interpretato e, quando esistono termini di confronto, comparato con altri profili.
Il risultato non assume automaticamente il significato che spesso gli viene attribuito. Stabilire che un profilo genetico è compatibile con quello di una determinata persona non equivale necessariamente a dimostrare quando, come o perché quel materiale biologico arriva sul reperto. Il DNA può fornire informazioni molto forti sull’origine biologica di una traccia, ma la relazione tra quella traccia e il fatto oggetto dell’indagine richiede una valutazione contestuale.
Anche la qualità del campione condiziona ciò che può essere ricavato. Tracce degradate, quantità minime di materiale, profili misti appartenenti a più individui o possibili trasferimenti rappresentano problemi reali che richiedono interpretazione statistica e cautela. Nei RIS dei Carabinieri i risultati della tipizzazione genetica vengono sottoposti anche a valutazioni probabilistiche del peso dell’evidenza, proprio perché la genetica forense non lavora attraverso una semplice contrapposizione tra corrispondenza e mancata corrispondenza.
Le Sezioni di Biologia contribuiscono inoltre all’alimentazione della Banca Dati Nazionale del DNA nei casi previsti dalla normativa, permettendo il confronto tra profili provenienti da reperti e quelli legittimamente presenti nel sistema. È uno degli strumenti attraverso i quali una traccia biologica può acquistare rilevanza anche a distanza di tempo, soprattutto quando nel momento iniziale dell’indagine non esiste ancora un soggetto con cui effettuare un confronto diretto.
Impronte digitali, calzature e tracce lasciate dal contatto
Le impronte rappresentano una delle discipline più antiche della criminalistica, ma continuano a mantenere un ruolo centrale. Nei RIS dei Carabinieri la dattiloscopia non riguarda soltanto le impronte digitali chiaramente visibili: gran parte del lavoro consiste nella ricerca e nell’esaltazione di impronte latenti, cioè tracce papillari che richiedono metodologie ottiche, chimiche o fisiche per essere individuate e rese utilizzabili.
Una volta acquisita, l’impronta può essere sottoposta a comparazione con campioni conosciuti o con impronte presenti nei sistemi utilizzati dalle forze di polizia. Anche in questo settore, tuttavia, il risultato dipende dalla qualità della traccia. Una superficie può conservare soltanto una porzione dell’impronta, presentare sovrapposizioni oppure essere stata esposta a condizioni che ne modificano le caratteristiche.
L’attività non si limita alle dita. Possono essere analizzate anche impronte palmari e plantari, mentre altri laboratori studiano tracce lasciate da calzature, pneumatici o strumenti utilizzati per forzare porte, finestre e altri accessi. Questi segni possono contenere caratteristiche di classe, legate per esempio al modello di una scarpa o alla tipologia di uno pneumatico, oppure particolarità prodotte dall’usura e dalle condizioni specifiche dell’oggetto.
Il valore investigativo cambia quindi caso per caso. Una traccia può permettere di escludere un determinato oggetto, restringere il campo dei possibili strumenti impiegati oppure consentire un confronto molto più specifico, ma non esiste una regola che renda automaticamente identificativa qualsiasi impronta rinvenuta su una scena.
Balistica: armi, bossoli, proiettili e traiettorie
La Sezione di Balistica analizza armi da fuoco, munizioni e gli elementi di cartuccia recuperati durante le indagini. Uno degli obiettivi consiste nel verificare caratteristiche, funzionamento ed efficienza di un’arma, ma una parte essenziale degli accertamenti riguarda il confronto tra bossoli e proiettili.
Durante il funzionamento di un’arma, diverse componenti entrano in contatto con la cartuccia e possono lasciare segni microscopici. Attraverso test di sparo eseguiti in condizioni controllate, gli specialisti ottengono elementi di confronto che vengono analizzati insieme ai reperti provenienti dalla scena. I sistemi di identificazione balistica permettono inoltre di registrare e confrontare caratteristiche utili a individuare possibili collegamenti tra episodi differenti.
Questo non significa che ogni bossolo consenta inevitabilmente di risalire a una singola arma. La possibilità di formulare un giudizio dipende dalle condizioni del reperto, dalla qualità delle caratteristiche osservabili e dal materiale disponibile per il confronto. Anche l’interpretazione delle traiettorie richiede dati sufficienti: posizione degli impatti, geometria degli ambienti, caratteristiche della munizione e altri elementi devono essere valutati insieme.
Nei RIS dei Carabinieri la balistica può comprendere anche accertamenti sugli effetti prodotti dal proiettile e, in casi specifici, contribuire alla ricostruzione della dinamica attraverso lo studio delle tracce ematiche. La ricostruzione non nasce però da un singolo indicatore, ma dalla compatibilità tra diversi elementi fisici.
Un laboratorio specializzato può inoltre tentare il ripristino di matricole o altri contrassegni identificativi cancellati dalle armi. Alcune di queste procedure modificano il materiale analizzato e assumono quindi particolare rilievo anche sotto il profilo processuale, perché non sempre possono essere ripetute nelle medesime condizioni.
Microtracce: ciò che la scena conserva senza renderlo evidente
Una parte rilevante dell’investigazione scientifica riguarda materiali talmente piccoli da passare inosservati durante un’osservazione ordinaria. Fibre tessili, frammenti di vernice, vetro, plastica, residui dello sparo e altre particelle possono essere trasferiti attraverso un contatto e diventare elementi utili per stabilire compatibilità o collegamenti tra persone, oggetti e luoghi.
Nei RIS dei Carabinieri le microanalisi utilizzano tecniche differenti a seconda della natura del materiale. La microscopia elettronica, per esempio, permette di studiare particelle estremamente piccole e viene impiegata anche nella ricerca e caratterizzazione dei residui dello sparo. Altri accertamenti consentono di confrontare fibre, vernici, vetri o materiali provenienti da oggetti differenti.
Il principio generale resta quello dello scambio di materiale provocato dal contatto, ma la presenza di una microtraccia deve essere interpretata con attenzione. Trovare una fibra compatibile non significa automaticamente ricostruire l’intero percorso attraverso il quale viene trasferita. Occorre considerare la diffusione del materiale, la possibilità di trasferimenti indiretti, il numero e la distribuzione delle particelle e il contesto nel quale vengono repertate.
È proprio in questo passaggio che emerge una delle caratteristiche fondamentali della scienza forense. Il laboratorio descrive e confronta proprietà osservabili; l’indagine deve collocare quei risultati all’interno di una sequenza di eventi plausibile e verificabile.
Chimica, stupefacenti, esplosivi e incendi
Le attività dei RIS dei Carabinieri comprendono anche accertamenti chimici su materiali molto diversi. Una parte riguarda l’identificazione e la caratterizzazione di sostanze stupefacenti e psicotrope, comprese nuove sostanze sintetiche che possono comparire rapidamente sul mercato illecito e richiedono strumenti analitici capaci di determinarne la composizione.
Il campione viene preparato e successivamente sottoposto a tecniche strumentali che permettono di identificarne i componenti e, quando necessario, determinarne la quantità. L’analisi non si basa sull’aspetto, sul colore o sulla consistenza della sostanza, che possono essere facilmente modificati, ma sulle caratteristiche chimiche rilevate attraverso gli strumenti di laboratorio.
Lo stesso settore affronta gli accertamenti relativi a esplosivi e sostanze infiammabili. Dopo un’esplosione o un incendio doloso, il materiale disponibile può essere estremamente frammentato e contaminato. Gli specialisti ricercano residui, analizzano componenti e cercano di ricostruire la natura dell’ordigno o la possibile presenza di sostanze utilizzate per favorire la combustione.
Anche in questi casi il laboratorio non ricostruisce automaticamente l’identità dell’autore. Può determinare che determinate sostanze sono presenti, individuare caratteristiche compatibili con un particolare materiale o contribuire a comprendere il meccanismo fisico e chimico dell’evento. L’attribuzione della condotta richiede invece il collegamento con gli altri elementi investigativi.
Registrazioni audio, immagini e documenti
L’investigazione scientifica non riguarda soltanto reperti biologici o materiali. Registrazioni, fotografie, filmati e documenti possono richiedere analisi specialistiche quando la loro qualità, autenticità o provenienza assume rilevanza.
Nel settore fonico vengono esaminati segnali audio provenienti da differenti supporti. Le operazioni possono comprendere il filtraggio delle registrazioni per migliorarne l’intelligibilità, l’analisi delle caratteristiche tecniche del file o del supporto e, nei casi in cui esistano condizioni adeguate, accertamenti comparativi sulla voce.
Il miglioramento di un segnale non equivale però alla possibilità di recuperare qualsiasi informazione. Un suono che non viene registrato con sufficiente qualità non può essere ricostruito arbitrariamente, così come un’immagine priva di dettaglio non può essere trasformata in una rappresentazione perfettamente nitida soltanto attraverso un software.
Nel laboratorio audiovideo i RIS dei Carabinieri esaminano immagini provenienti anche da sistemi di videosorveglianza, cercando di ottimizzare gli elementi disponibili ed estrarre fotogrammi utili. Possono inoltre essere eseguite comparazioni delle caratteristiche corporee e morfologiche delle persone rappresentate, sempre entro i limiti determinati dalla qualità dell’immagine e dalle condizioni di ripresa.
La grafica forense affronta invece documenti, manoscritti e strumenti di scrittura. Gli accertamenti possono riguardare l’autenticità di documenti pubblici o privati, alterazioni, scritture latenti, manoscritti, inchiostri, stampanti e altri sistemi utilizzati per produrre il documento. Anche una firma o un testo apparentemente semplice può quindi diventare un reperto sottoposto a un percorso tecnico complesso.
Informatica forense e analisi criminologica non appartengono tutte ai RIS
Uno degli equivoci più frequenti nasce dal fatto che attività differenti vengono attribuite genericamente ai RIS dei Carabinieri. La struttura del RaCIS comprende invece competenze che non coincidono necessariamente con i quattro Reparti Investigazioni Scientifiche.
L’analisi tecnica di computer, dispositivi elettronici e altri sistemi digitali rientra nelle competenze specialistiche dedicate alle tecnologie informatiche. Un dispositivo sequestrato può contenere file, metadati, registri di sistema, cronologie e altre informazioni che devono essere acquisiti e analizzati attraverso procedure capaci di preservarne l’integrità e documentare le operazioni eseguite.
Allo stesso modo, l’analisi criminologica costituisce un settore distinto rispetto alle classiche attività di laboratorio. Il RaCIS dispone di una componente che affronta anche aspetti psicologico-comportamentali legati ai crimini violenti e alle vittime vulnerabili. Non si tratta però di un’attività sovrapponibile alla genetica, alla balistica o alla dattiloscopia, e soprattutto non coincide con la rappresentazione televisiva del profiler capace di individuare un responsabile partendo esclusivamente dalle caratteristiche della scena.
La distinzione organizzativa permette di comprendere meglio il funzionamento reale del sistema: le investigazioni scientifiche riuniscono discipline diverse che possono concorrere alla stessa indagine, ma ciascuna opera attraverso strumenti, procedure e limiti propri.
Il risultato scientifico non è una sentenza
Il peso attribuito alle prove scientifiche può generare l’impressione che un risultato di laboratorio possieda un significato assoluto. In realtà l’accertamento scientifico entra nel procedimento insieme agli altri elementi raccolti e deve essere valutato all’interno del contesto nel quale nasce.
Un profilo genetico può indicare una forte compatibilità tra una traccia e una persona, ma resta necessario comprendere come il materiale arriva sul reperto. Un residuo dello sparo può assumere interesse investigativo, ma richiede interpretazione rispetto alle circostanze della raccolta. Una fibra può essere compatibile con quella proveniente da un determinato tessuto senza dimostrare automaticamente chi effettua il trasferimento. Un filmato può mostrare una figura con determinate caratteristiche senza consentire necessariamente un’identificazione individuale.
La scienza forense fornisce quindi risposte a domande tecniche delimitate. Più precisa è la domanda, più correttamente può essere interpretato il risultato. Il problema nasce quando da un dato scientifico si pretende una risposta che appartiene a un livello differente dell’indagine.
Nei casi in cui un accertamento riguarda persone, cose o luoghi destinati a modificarsi oppure comporta operazioni che non possono essere ripetute nelle stesse condizioni, il procedimento penale prevede garanzie specifiche e la possibilità di partecipazione dei consulenti delle parti. La distinzione tra accertamenti ripetibili e non ripetibili ricorda che anche il metodo scientifico opera all’interno di regole processuali e che la possibilità di controllo assume un ruolo essenziale.
Contaminazione, documentazione e tracciabilità
Una parte poco visibile del lavoro dei RIS dei Carabinieri riguarda tutto ciò che serve a rendere controllabile il percorso del reperto. Sapere quale campione viene analizzato non basta: occorre poter ricostruire da dove proviene, come viene raccolto, come viene conservato, quali operazioni subisce e quali operatori intervengono nelle diverse fasi.
La contaminazione rappresenta uno dei problemi più evidenti soprattutto nelle analisi biologiche, ma il principio riguarda l’intera investigazione scientifica. Un reperto manipolato senza precauzioni può acquisire materiale estraneo; due campioni conservati in modo inadeguato possono interferire tra loro; un supporto digitale può essere modificato da un accesso non controllato; una superficie può perdere impronte o microtracce dopo una manipolazione.
Per questo le procedure prevedono dispositivi di protezione, separazione delle attività, documentazione e sistemi di gestione che consentono di registrare le operazioni eseguite. Le sezioni di biologia dei quattro RIS operano secondo procedure accreditate sulla base dello standard internazionale applicabile ai laboratori di prova, un elemento che riguarda non soltanto gli strumenti utilizzati, ma l’intero sistema con cui vengono gestiti metodi, controlli e risultati.
L’obiettivo non consiste nell’eliminare ogni possibilità di errore, condizione che nessuna attività umana può garantire, ma nel ridurre i rischi e rendere il processo verificabile. Una prova scientifica acquista affidabilità anche perché il percorso che conduce al risultato può essere ricostruito e sottoposto a controllo.
Perché il lavoro dei RIS è diverso da quello mostrato in televisione
La rappresentazione televisiva delle investigazioni scientifiche concentra spesso in poche ore attività che nella realtà appartengono a professionisti diversi e possono richiedere tempi molto più lunghi. Lo stesso personaggio entra sulla scena, raccoglie il reperto, lo analizza, interroga un sospettato, ricostruisce il delitto e partecipa all’arresto. Nei RIS dei Carabinieri queste funzioni rimangono invece inserite in competenze e responsabilità differenti.
Gli specialisti non dispongono di strumenti capaci di trasformare automaticamente una traccia incompleta in un’identificazione. Le banche dati non restituiscono sempre un nome. Il DNA può essere insufficiente o misto, un’impronta può non essere utilizzabile, un proiettile può essere deformato, un video può avere una risoluzione troppo bassa e una microtraccia può risultare comune a numerosi materiali.
Anche quando l’analisi produce un risultato tecnicamente molto significativo, resta necessario confrontarlo con ciò che emerge dalle altre attività investigative. Testimonianze, tabulati, spostamenti, sequestri, intercettazioni, ricostruzioni temporali e accertamenti tradizionali continuano a svolgere un ruolo autonomo.
La principale differenza rispetto alla rappresentazione popolare non riguarda quindi soltanto i tempi, ma il metodo. I RIS dei Carabinieri non cercano una storia da confermare attraverso la scienza. Analizzano reperti e dati attraverso procedure che devono permettere anche risultati incompatibili con l’ipotesi investigativa iniziale. Una traccia che esclude un sospettato può avere la stessa importanza di una traccia che rafforza un collegamento.
La scienza forense come parte dell’indagine, non come scorciatoia
Dal 1955, quando nell’Arma nasce una struttura dedicata alla documentazione e alle indagini tecnico-scientifiche, il sistema delle investigazioni scientifiche evolve insieme alle tecnologie disponibili. DNA, microscopia elettronica, sistemi di confronto balistico, strumenti chimici e analisi digitali ampliano progressivamente la quantità di informazioni che può essere ricavata dai reperti, ma non modificano il principio fondamentale sul quale si basa il lavoro.
La scienza forense non sostituisce l’indagine. Ne costituisce una componente capace di verificare, confrontare ed eventualmente contraddire le ipotesi formulate dagli investigatori.
È in questa funzione che si comprende realmente il ruolo dei RIS dei Carabinieri. L’immagine più riconoscibile resta quella del sopralluogo sulla scena del crimine, ma il lavoro decisivo prosegue spesso lontano da quella scena, nei laboratori nei quali ogni reperto viene esaminato attraverso procedure differenti, nei confronti con campioni conosciuti, nella valutazione statistica dei risultati e nella documentazione che permette di ricostruire il percorso seguito.
Il valore delle investigazioni scientifiche non risiede nella capacità di produrre certezze immediate, ma nella possibilità di trasformare elementi materiali in informazioni controllabili. Una traccia può collegare due luoghi, escludere un’ipotesi, indicare una compatibilità, individuare una sostanza, mettere in relazione episodi distinti oppure mostrare che ciò che sembrava evidente non trova conferma negli accertamenti.
È questa dimensione, meno spettacolare ma più precisa, a definire ciò che fanno davvero gli investigatori scientifici: osservano ciò che resta, lo preservano, lo analizzano e stabiliscono fino a dove i dati permettono di arrivare, lasciando all’indagine e al processo il compito di attribuire a quei risultati il loro significato complessivo.
