Milwaukee, Wisconsin, Stati Uniti – Tra il 1978 e il 1991 Jeffrey Dahmer uccide diciassette giovani uomini e ragazzi, molti dei quali appartengono a contesti sociali fragili o vengono inizialmente considerati semplici persone scomparse. Per anni i loro nomi rimangono scollegati tra loro, senza che le indagini riescano a individuare un filo conduttore. Soltanto dopo l’arresto di Dahmer e il ritrovamento dei resti nell’appartamento 213 gli investigatori possono ricostruire l’identità delle vittime e restituire finalmente una risposta alle loro famiglie.
Ricostruire chi erano le vittime di Jeffrey Dahmer significa andare oltre la cronologia degli omicidi. Significa restituire un’identità a persone che troppo spesso vengono ricordate soltanto come nomi all’interno di una lista e comprendere il complesso lavoro investigativo e forense che permette di identificarle, collegarle ai diversi casi di scomparsa e ricostruire una delle più articolate indagini della storia criminale statunitense.
Chi erano le vittime di Jeffrey Dahmer
Tra il 1978 e il 1991 Jeffrey Dahmer uccide diciassette persone, comprese tra i quattordici e i trentadue anni. Nonostante le differenze di età, provenienza e storia personale, le vittime presentano alcune caratteristiche ricorrenti che emergeranno con chiarezza soltanto dopo l’arresto del serial killer.
La maggior parte sono giovani uomini che frequentano i locali della comunità omosessuale di Milwaukee oppure si trovano in situazioni di particolare vulnerabilità economica o sociale. Alcuni accettano l’offerta di denaro in cambio di fotografie o della compagnia di Jeffrey Dahmer, altri vengono avvicinati casualmente nei pressi di centri commerciali, fermate degli autobus o luoghi abitualmente frequentati dal serial killer. In quasi tutti i casi l’incontro avviene senza alcun elemento che lasci intuire il pericolo imminente.
Osservando l’insieme delle vittime emerge anche un altro elemento significativo. Molti dei giovani appartengono alla comunità afroamericana, mentre altri provengono da famiglie di origine asiatica o latinoamericana. Questo dato ha alimentato, negli anni successivi, un ampio dibattito sul possibile ruolo svolto dai pregiudizi sociali e istituzionali nelle indagini sulle persone scomparse, tema che verrà approfondito separatamente nell’articolo dedicato agli errori investigativi.
Dal punto di vista criminologico, tuttavia, non esistono elementi che consentano di affermare con certezza che Jeffrey Dahmer scelga le proprie vittime esclusivamente in base all’origine etnica. Le sue stesse dichiarazioni indicano come i principali criteri di selezione riguardino l’attrazione fisica, l’età, la possibilità di instaurare facilmente un contatto e, soprattutto, l’opportunità di condurre la vittima nel proprio appartamento senza destare sospetti. L’origine etnica rappresenta quindi un elemento presente nella composizione del gruppo delle vittime, ma non può essere considerata, sulla base delle prove disponibili, l’unico criterio di scelta.
La varietà delle storie personali rende ancora più evidente come dietro ciascun nome vi sia una vita interrotta. Alcuni stanno costruendo il proprio futuro professionale, altri cercano semplicemente un’occasione di lavoro o trascorrono una serata con gli amici. Ridurre queste persone a una semplice successione di nomi significherebbe perdere uno degli aspetti fondamentali dell’intera vicenda: prima di diventare vittime di uno dei serial killer più noti della storia americana, sono individui con famiglie, relazioni, progetti e identità che l’indagine riuscirà a ricostruire solo molti anni dopo la loro scomparsa.
Le diciassette vittime: nomi, età e circostanze della scomparsa
Le vittime di Jeffrey Dahmer appartengono a contesti personali molto diversi tra loro, ma condividono un destino comune. Molti vengono dichiarati scomparsi dalle famiglie senza che le indagini riescano inizialmente a individuare elementi utili per ricostruirne la sorte. Soltanto dopo l’arresto del serial killer e il ritrovamento dei resti nell’appartamento 213 sarà possibile attribuire un nome a gran parte delle persone uccise e ricostruire le circostanze della loro scomparsa.
Steven Mark Hicks
Steven Mark Hicks nasce il 24 giugno 1958 e vive con la famiglia a Coventry Township, nella contea di Summit, in Ohio. Ha diciotto anni quando, il 18 giugno 1978, decide di assistere a un concerto rock organizzato al Chippewa Lake Park, uno dei principali luoghi di ritrovo giovanili della zona.
Al termine dell’evento sceglie di rientrare facendo l’autostop lungo la Interstate 71, una pratica allora piuttosto comune tra molti giovani americani. Durante il tragitto viene notato da Jeffrey Dahmer, che gli offre un passaggio e lo convince a fermarsi nella casa di famiglia con il pretesto di bere qualche birra. È l’ultimo contatto noto con Steven.
La sua scomparsa viene denunciata dalla famiglia, ma le indagini non producono risultati concreti. Per oltre tredici anni nessuno conosce il destino del giovane. Soltanto dopo l’arresto di Dahmer, grazie alla confessione resa agli investigatori e alle indicazioni fornite sul luogo in cui aveva disperso i resti, sarà possibile ricostruire il primo omicidio della sua carriera criminale. Steven Hicks diventa così la prima vittima ufficialmente accertata di Jeffrey Dahmer.
Steven Walter Tuomi
Steven Walter Tuomi nasce il 24 novembre 1961 e vive nell’area di Milwaukee. Ha venticinque anni quando, il 20 novembre 1987, incontra Jeffrey Dahmer in un locale frequentato dalla comunità omosessuale della città.
Secondo la ricostruzione fornita dallo stesso Dahmer, i due trascorrono parte della serata insieme e successivamente raggiungono una stanza dell’Ambassador Hotel. È qui che, durante la notte, Steven viene ucciso. Jeffrey Dahmer dichiara di essersi risvegliato la mattina successiva accanto al corpo senza ricordare con precisione quanto accaduto, attribuendo il vuoto di memoria al consumo eccessivo di alcol. Questa versione non può essere verificata in modo indipendente e continua ancora oggi a essere oggetto di discussione tra gli studiosi del caso.
A differenza di Steven Hicks, il corpo di Steven Tuomi non viene mai recuperato. L’identificazione della vittima si basa quindi sulla confessione di Dahmer, sulle indagini svolte dagli investigatori e sulle testimonianze raccolte dopo l’arresto. Il suo omicidio rappresenta il momento nel quale la lunga pausa iniziata nel 1978 termina definitivamente e la serialità riprende con caratteristiche profondamente diverse rispetto al primo delitto.
James “Jamie” Doxtator
James Edward Doxtator, conosciuto da familiari e amici con il soprannome di Jamie, nasce il 24 luglio 1973 ed appartiene alla comunità nativa Oneida. Ha soltanto quattordici anni quando, il 16 gennaio 1988, incontra Jeffrey Dahmer nei pressi di una fermata dell’autobus a Milwaukee.
Dahmer gli offre del denaro in cambio della disponibilità a posare per alcune fotografie. Il ragazzo accetta e lo segue fino all’abitazione della nonna paterna, dove Jeffrey vive in quel periodo. Dopo avergli fatto bere una bevanda contenente sostanze sedative, lo strangola.
Per molto tempo la scomparsa di Jamie rimane senza spiegazione. Soltanto dopo l’arresto di Dahmer gli investigatori riescono a collegare il ragazzo alla sequenza omicidiaria attraverso la confessione del serial killer e l’analisi dei reperti recuperati durante le indagini. La sua vicenda rappresenta uno dei casi che alimenteranno negli anni successivi il dibattito sull’attenzione riservata alle sparizioni di giovani appartenenti a gruppi sociali particolarmente vulnerabili.
Richard Guerrero
Richard Guerrero nasce il 6 settembre 1962 ed è originario di Milwaukee. Ha ventidue anni quando scompare il 24 marzo 1988.
Anche lui incontra Jeffrey Dahmer nei pressi dei locali frequentati dalla comunità omosessuale cittadina. Dopo aver accettato di seguirlo nella propria abitazione in cambio di denaro, Richard viene drogato e successivamente ucciso.
Come per altre vittime di quel periodo, la sua scomparsa non permette inizialmente di individuare alcun collegamento con altri casi analoghi. Solo la scoperta dell’appartamento 213 e le successive confessioni di Dahmer consentono agli investigatori di ricostruire le circostanze dell’omicidio. L’identificazione dei resti richiede un lungo lavoro di medicina legale e di confronto con le denunce di scomparsa, contribuendo a delineare con maggiore precisione la cronologia della serialità.
Anthony Lee Sears
Anthony Lee Sears nasce il 20 agosto 1963 e vive a Milwaukee. Ha ventiquattro anni quando, il 25 marzo 1989, incontra Jeffrey Dahmer all’interno di uno dei locali frequentati dalla comunità omosessuale della città. Come avviene ormai con regolarità, Dahmer gli offre del denaro per posare in alcune fotografie e riesce a convincerlo a raggiungere l’abitazione della nonna.
Dopo avergli somministrato sostanze sedative, Anthony viene strangolato. Il suo omicidio rappresenta un momento particolarmente significativo nell’evoluzione della serialità di Dahmer. Per la prima volta il serial killer decide infatti di conservare alcune parti anatomiche della vittima, tra cui la testa e i genitali, che pulisce e preserva utilizzando sostanze chimiche.
Dal punto di vista criminologico questo episodio segna un cambiamento importante. La conservazione dei resti non risponde più soltanto all’esigenza di occultare le prove, ma assume una funzione diversa, collegata al desiderio di mantenere un controllo simbolico sulla vittima anche dopo la morte. Molti studiosi individuano proprio nell’omicidio di Anthony Sears il momento in cui il comportamento di Jeffrey Dahmer evolve verso caratteristiche che rimarranno costanti fino all’arresto.
L’identificazione di Anthony sarà possibile grazie al confronto tra i resti recuperati nell’appartamento 213, le confessioni rese da Dahmer e il lavoro svolto dagli specialisti di medicina legale.
Raymond Lamont Smith
Raymond Lamont Smith, conosciuto anche come Ricky Beeks, nasce il 9 agosto 1964 e vive a Milwaukee. Ha trentadue anni quando, il 20 maggio 1990, incontra Jeffrey Dahmer nei pressi di un centro commerciale della città.
Per convincerlo a seguirlo nel proprio appartamento, Dahmer utilizza una tecnica ormai consolidata. Gli offre una somma di denaro in cambio della disponibilità a posare per alcune fotografie. Raymond accetta l’offerta e raggiunge l’appartamento 213 degli Oxford Apartments, dove il serial killer si è trasferito da pochi giorni.
L’omicidio di Raymond Smith è il primo commesso all’interno dell’appartamento che diventerà il principale teatro della successiva attività criminale di Dahmer. Anche in questo caso la vittima viene drogata, strangolata e successivamente smembrata. Dopo la morte Jeffrey conserva il cranio, inaugurando una pratica destinata a ripetersi con frequenza crescente negli omicidi successivi.
La scomparsa di Raymond rimane inizialmente priva di spiegazioni. Soltanto il ritrovamento dei resti nell’appartamento e le successive analisi consentono agli investigatori di ricostruire il suo destino.
Edward Warren Smith
Edward Warren Smith nasce il 21 ottobre 1959. Ha ventisette anni quando, il 14 giugno 1990, incontra Jeffrey Dahmer nei pressi di un locale del centro di Milwaukee.
Anche in questo caso Dahmer utilizza un approccio ormai collaudato, proponendo denaro in cambio di fotografie; alcune fonti però lo indicano come un conoscente di Dahmer. Dopo avere raggiunto l’appartamento 213, Edward viene drogato e successivamente strangolato.
L’omicidio presenta caratteristiche analoghe ai delitti immediatamente precedenti, confermando come il modus operandi del serial killer abbia ormai raggiunto una notevole stabilità. Dopo lo smembramento, Jeffrey Dahmer conserva alcuni resti anatomici e tenta di eliminare gli altri utilizzando sostanze chimiche e differenti modalità di occultamento.
L’identificazione di Edward Smith sarà possibile grazie all’integrazione tra i reperti rinvenuti nell’appartamento, le analisi antropologiche e le informazioni raccolte durante le indagini sulle persone scomparse.
Ernest Miller
Ernest Miller nasce il 22 gennaio 1967 e lavora come ballerino e modello. Ha ventidue anni quando, il 2 settembre 1990, incontra Jeffrey Dahmer.
A differenza di molte altre vittime, Ernest viene descritto come un giovane atletico e particolarmente prestante. Anche lui accetta la proposta economica avanzata da Dahmer e raggiunge l’appartamento 213.
Secondo la ricostruzione investigativa, Jeffrey gli somministra sostanze sedative prima di provocarne la morte. Dopo l’omicidio conserva il cuore, i bicipiti e altre parti anatomiche, mentre il resto del corpo viene progressivamente smembrato e occultato.
L’omicidio di Ernest Miller testimonia come il comportamento di Dahmer sia ormai completamente strutturato. Le modalità di adescamento, l’utilizzo dei sedativi, la gestione del corpo e la conservazione selettiva di alcuni resti seguono uno schema che si ripete ormai con impressionante regolarità.
David C. Thomas
David Charles Thomas nasce il 6 giugno 1966. Ha ventidue anni quando incontra Jeffrey Dahmer il 24 settembre 1990.
Le informazioni disponibili indicano che anche David viene attirato nell’appartamento 213 con il pretesto di realizzare fotografie dietro compenso. Dopo aver ingerito una bevanda contenente sostanze sedative, perde conoscenza e viene ucciso.
Nel corso degli interrogatori Jeffrey Dahmer dichiara di non aver provato alcuna particolare attrazione nei confronti di David Thomas e descrive questo omicidio come diverso rispetto ad altri. Nonostante tale affermazione, anche il suo corpo viene smembrato e gestito secondo modalità ormai abituali, confermando la piena stabilizzazione del modus operandi.
L’identificazione di David Thomas sarà possibile soltanto dopo il lavoro congiunto svolto da antropologi forensi, odontologi e investigatori attraverso il confronto tra i resti recuperati nell’appartamento e le denunce di scomparsa.
Curtis Durrell Straughter
Curtis Durrell Straughter nasce il 18 aprile 1968 e vive a Milwaukee. Ha diciassette anni quando scompare il 18 febbraio 1991. Jeffrey Dahmer lo incontra nei pressi di una fermata dell’autobus e gli propone del denaro in cambio di alcune fotografie. Curtis accetta l’offerta e raggiunge l’appartamento 213.
Una volta all’interno dell’abitazione, Dahmer gli somministra sostanze sedative e successivamente lo strangola. Dopo l’omicidio procede allo smembramento del corpo, conservando alcune parti anatomiche e tentando di eliminare il resto dei reperti secondo modalità ormai consolidate.
Per la famiglia di Curtis la scomparsa rimane senza spiegazioni per diversi mesi. Soltanto dopo il ritrovamento dei resti nell’appartamento e il lungo lavoro svolto dagli specialisti di medicina legale sarà possibile identificarlo con certezza e inserirlo nella ricostruzione della sequenza omicidiaria.
Errol Lindsey
Errol Lindsey nasce il 27 luglio 1967 ed è residente a Milwaukee. Ha diciannove anni quando incontra Jeffrey Dahmer il 7 aprile 1991.
L’omicidio di Errol rappresenta un momento particolarmente significativo nell’evoluzione del modus operandi del serial killer. È infatti la prima vittima sulla quale Dahmer sperimenta un tentativo di creare quello che definirà successivamente uno “zombie vivente”. Dopo aver sedato il giovane, pratica un foro nel cranio e vi inietta una soluzione di acido cloridrico nella convinzione di poter indurre uno stato permanente di incoscienza mantenendo la vittima in vita.
L’esperimento fallisce. Errol Lindsey riprende conoscenza per un breve periodo manifestando evidenti segni di sofferenza, prima che Dahmer lo uccida definitivamente. Successivamente il corpo viene smembrato e alcune parti anatomiche vengono conservate.
L’identificazione di Errol sarà possibile grazie all’integrazione tra le confessioni di Dahmer, le analisi forensi e le denunce di scomparsa presentate dalla famiglia.
Anthony “Tony” Hughes
Anthony Hughes nasce il 31 ottobre 1964 nel Wisconsin. È sordo dalla prima infanzia a causa delle conseguenze di una meningite e comunica attraverso la lingua dei segni, la lettura labiale e, quando necessario, appunti scritti. Ha trentuno anni quando incontra Jeffrey Dahmer il 24 maggio 1991.
Dahmer lo avvicina in un bar frequentato dalla comunità omosessuale di Milwaukee e riesce a instaurare un contatto con lui anche attraverso brevi messaggi scritti. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Tony rimane nell’appartamento 213 per un periodo più lungo rispetto a molte altre vittime prima di essere ucciso.
La sua scomparsa suscita particolare preoccupazione tra amici e familiari, che ne denunciano rapidamente l’assenza. Soltanto dopo l’arresto di Dahmer sarà possibile ricostruire gli ultimi giorni di vita del giovane e identificarne i resti attraverso il lavoro congiunto degli specialisti forensi.
Konerak Sinthasomphone
Konerak Sinthasomphone nasce il 19 luglio 1976 da una famiglia originaria del Laos stabilitasi a Milwaukee. Ha soltanto quattordici anni quando, il 27 maggio 1991, incontra Jeffrey Dahmer.
Il suo caso rappresenta uno degli episodi più drammatici dell’intera vicenda. Dopo essere riuscito a uscire dall’appartamento in stato confusionale, completamente nudo e visibilmente ferito, Konerak viene soccorso da alcune donne che allertano immediatamente la polizia.
Quando gli agenti arrivano sul posto, Jeffrey Dahmer riesce però a convincerli che il ragazzo è il suo compagno maggiorenne, semplicemente ubriaco dopo un litigio. Nonostante le proteste dei presenti e le evidenti condizioni del giovane, Konerak viene riconsegnato a Dahmer, che lo riporta nell’appartamento e lo uccide poche ore dopo.
L’episodio diventerà negli anni successivi uno dei simboli delle più gravi occasioni investigative mancate dell’intero caso e porterà a profonde critiche nei confronti del Dipartimento di Polizia di Milwaukee.
Matt Cleveland Turner
Matt Turner nasce il 31 agosto 1966 e vive a Chicago. Ha ventiquattro anni quando raggiunge Milwaukee nel giugno del 1991.
Jeffrey Dahmer lo incontra alla fermata degli autobus Greyhound e gli propone una somma di denaro per posare in alcune fotografie. Turner accetta e segue Dahmer nell’appartamento 213.
Anche in questo caso il modus operandi segue uno schema ormai consolidato: sedazione, strangolamento, smembramento e successiva conservazione di alcune parti anatomiche. La sua identificazione sarà possibile soltanto grazie alle analisi dei resti recuperati dopo l’arresto del serial killer e al confronto con le denunce di scomparsa.
Jeremiah Benjamin Weinberger
Jeremiah Weinberger nasce il 6 novembre 1970 e vive a Chicago. Ha ventitré anni quando incontra Jeffrey Dahmer nel luglio del 1991.
I due si conoscono durante un fine settimana trascorso a Chicago. Dahmer convince Jeremiah a seguirlo fino a Milwaukee, dove il giovane viene condotto nell’appartamento 213.
Su di lui Jeffrey tenta nuovamente gli esperimenti destinati a creare uno stato di incoscienza permanente mediante iniezioni intracraniche. Anche questo tentativo fallisce e Jeremiah muore poco dopo. La successiva identificazione sarà resa possibile attraverso le confessioni del serial killer e le analisi condotte sugli elementi raccolti durante la perquisizione.
Oliver Joseph Lacy
Oliver Lacy nasce il 23 agosto 1967 ed è residente a Milwaukee. Ha ventiquattro anni quando incontra Jeffrey Dahmer il 15 luglio 1991.
Come altre vittime, viene attirato nell’appartamento con la promessa di un compenso economico. Dopo l’omicidio, Dahmer conserva alcune parti anatomiche e tenta di eliminare il resto del corpo seguendo il metodo ormai consolidato negli ultimi mesi della sua attività criminale.
L’identificazione di Oliver Lacy rappresenta uno dei risultati più importanti ottenuti grazie al lavoro degli antropologi forensi e degli odontologi coinvolti nell’indagine.
Joseph Bradehoft
Joseph Bradehoft nasce il 29 gennaio 1957 nel Minnesota. Ha venticinque anni quando, il 19 luglio 1991, incontra Jeffrey Dahmer. È l’ultima vittima accertata del serial killer.
Pochi giorni dopo la sua morte, Tracy Edwards riesce a fuggire dall’appartamento 213 e conduce gli agenti fino all’abitazione di Dahmer, determinando l’arresto del serial killer e la scoperta della scena del crimine.
Joseph Bradehoft non assisterà mai alla conclusione dell’indagine che porterà a identificare tutte le vittime. Il suo omicidio rappresenta l’ultimo episodio di una sequenza criminale durata oltre tredici anni e interrotta soltanto grazie alla fuga di Tracy Edwards e all’intervento della polizia di Milwaukee.